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mercoledì 11 aprile 2012

Intervista a Maria P. Gardini cap. 11

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Siamo in conclusione di questo viaggio tra le fantasiose e mutabili dichiarazioni di Maria Pia Gardini. È indubbio che Scientology sia un gruppo controverso, accusato di molti e gravissimi abusi, particolarmente sui minori, e una corretta informazione sarebbe di grande utilità. Abbiamo quindi che:
  • La Gardini accusa Scientology di averla impoverita. Non è vero, ma è innegabile che chi la definisce "macchina mangiasoldi", esprime un'opinione largamente condivisa.
  • La Gardini accusa Scientology di averla ricattata con la minaccia della disconnessione. Non è vero, ma è innegabile che in Scientology questa pratica costituisca una piaga.
Per gli ex più ostili - di cui le "associazioni anti-sette" si fanno portavoce - l'importante è rappresentare l'ex gruppo di appartenenza come un movimento estremamente pericoloso. E poco importa la veridicità del messaggio che viene veicolato. Ciò che importa è demonizzare il gruppo, presentandolo come un cancro da estirpare.

Siamo al fine che giustifica i mezzi. Si giustifica un'azione contraria alla morale, in nome di un bene ritenuto superiore. Una mentalità che hanno in comune sia gli scientologi che i fuoriusciti più ostili. Ma si tratta di una pratica immorale, inaccettabile per ogni persona di buon senso, così come è inaccettabile per ogni persona di buon senso l'auspicio di Scientology che vorrebbe (in nome di un bene superiore) privare dei diritti civili chi non è scientologo.

Arriviamo così al problema di fondo:

    - fare allarmismo non è fare informazione;
    - i processi mediatici non portano giustizia;
    - raccontare balle non è aiutare gli altri, è solo raccontare balle.

La realtà è più variegata della visione manichea di chi con un colpo di scure divide il mondo in buoni e cattivi. Il pericolo è quello di creare nuove vittime prima, e di banalizzare un problema reale dopo.

Non c'è da stupirsi se da alcuni anni si fanno sempre più insistenti anche in Italia le voci di chi pone in discussione l'attendibilità di quei fuoriusciti che si mostrano fortemente critici verso il loro ex gruppo. Una presa di posizione che ha portato alla creazione di 2 schieramenti.

Da una parte chi considera questi fuoriusciti dei paladini che si battono per il bene comune, una sorta di eroi civili che si espongono in prima persona al fine di informare di un pericolo. Dall'altra parte chi solleva dubbi sulle reali motivazioni degli ex più ostili, le cui testimonianze possono essere una ricostruzione inattendibile del loro vissuto, perché alterata dal tentativo di addossare al gruppo la responsabilità dei loro fallimenti.

Poiché è un dibattito che nei paesi più avanzati ha portato a elaborare questo problema in modo proficuo, basterebbe che le associazioni "anti-sette" guardassero a quali conclusioni sono arrivati. Ma ciò che all'estero è un dibattito serio, capita che in Italia scada in un gretto pettegolezzo. Assistiamo così al penoso spettacolo di alcuni gruppi "anti-sette" - fautori di una lotta totale alle "sette" - impegnati a combattere con la maldicenza gli studiosi di Nuovi Movimenti Religiosi, i quali - predicando un maggior equilibrio di giudizio - vengono accusati di intelligenza col nemico.

Uscita da Scientology, Maria Pia Gardini è divenuta l'esponente più in vista dell'associazione "anti-sette" ARIS, e l'emblema delle associazioni antisette italiane in genere. Come tale dovrebbe essere inattaccabile sia nelle sue dichiarazioni che nelle motivazioni. E non c'è dubbio che sia da annoverare tra gli ex particolarmente ostili. Sul LNDS si definisce una "dei nemici più agguerriti di Scientology". Dichiara che "sarà per sempre il mio più grande e appagante divertimento" ciò che lei stessa definisce "la mia battaglia". Una battaglia a cui dedicare tutto: "È quello che io farò finché avrò un attimo di respiro" (Storie Vere).

Ma durante una battaglia raramente la ragionevolezza e l'obbiettività trovano il giusto spazio. Nelle pagine precedenti ne abbiamo visto numerosi esempi. Vediamone un altro, forse il più emblematico del suo operato (e con lei, quello del gruppo antisette di cui fa parte).

Maria Pia Gardini sostiene di avere una missione: un "nuovo dovere di testimonianza da portare avanti" (IMAIS). Sarebbe un proposito nobile, se non fosse che a lei non interessa per niente "fare informazione" (corretta o falsa che sia). Lo dimostra un episodio accaduto sul forum Exscn. Un partecipante chiede al nuovo venuto Andrè di raccontare la propria esperienza, ma la Gardini blocca immediatamente la richiesta, aggiungendo che la storia "la leggerai tutta ma non qui". Ci pensa Andrè a chiarire il motivo di questa incomprensibile censura: "Maria Pia ha incluso la mia esperienza in Scientology nel suo prossimo libro".

Se fosse vero "questo nuovo dovere di testimonianza" che dice di sentire, coglierebbe ogni possibilità di fare informazione a riguardo "dei soprusi, dei condizionamenti, degli odiosi ricatti" (IMAIS) compiuti da Scientology. La Gardini è stata invece prontissima a zittire una importante testimonianza su Scientology: chi vuole conoscere l'esperienza di Andrè si compri il libro.

Quali siano le motivazioni che l'hanno indotta ad abbracciare con tanto entusiasmo il suo ruolo di "nemico pubblico numero uno" di Scientology le abbiamo viste. Sono le stesse che l'hanno indotta a "lanciarsi ai massimi vertici della Chiesa": l'ambizione di percepirsi superiore agli altri. Un sogno "alimentato dalla mia voglia di eccellere". In pratica, la vanità. E non ha importanza quale dei due schieramenti le offra la possibilità di soddisfare la sua ambizione. Dopo una vita di insuccessi, l'importante è sentire che "gli altri ti invidiano" e ti ammirano come "un dio" (dentro l'organizzazione), oppure sentire di "essere un personaggio noto", di cui parlano "i giornali e le trasmissioni televisive del mio Paese" (fuori dall'organizzazione). Per la Gardini va bene essere "una scientologa in carriera", così come essere una anti-scientologa in carriera. L'importante è essere in carriera.

Certe associazioni anti-sette italiane, che si prefiggono di "arginare il male", hanno gravi responsabilità in tutto questo. Sposando acriticamente le posizioni della Gardini, si comportano come le sette che dicono di combattere, ed è per questo che anche in Italia si inizia a parlare della "setta degli anti-sette". Come le "sette" sono disposte a mentire, dimostrano fanatismo e dividono il mondo in buoni (chi la pensa come noi) e cattivi (tutti gli altri). Questa vicenda ne è una ulteriore conferma: hanno eletto a loro principale testimonial una martire professionale che racconta falsità. Una persona che ricostruisce il proprio passato per acquisire uno status sociale utile a soddisfare il proprio narcisismo e compensare una vita di fallimenti. Una persona che si presenta come la vittima che non è mai stata e la brava madre che non è riuscita ad essere.

Ora qualche parola su chi fa informazione in questo campo. La categoria dei giornalisti è già sufficientemente vituperata e da queste pagine non verrà ulteriormente gettata loro addosso la croce. Chi legge su un giornale o ascolta in TV un'intervista in cui la Gardini delinea la sua "storia dell'orrore", fatta di soprusi, estorsioni, violenze e truffe, morte della figlia inclusa, non ha gli strumenti per valutarne l'attendibilità. Un giornalista avrebbe invece il dovere deontologico di verificare le fonti. Ma viviamo tutti sullo stesso mondo, e non ci si deve sorprendere se rivendono al pubblico notizie non controllate e contribuiscono alla creazione di un falso martire. L'audience domina su tutto, e per un'intervista alla vittima di turno non dobbiamo aspettarci che svolgano una ricerca sulla veridicità dei fatti.

Una valutazione più critica spetta invece agli autori dei due libri qui ripetutamente citati: C. Boschetti e A. Laggia.

Laggia scrive che "I miei anni in Scientology" è il "compendio di lunghe ore di conversazioni", che hanno avuto inizio "in un soleggiato pomeriggio di agosto del 2006" e sono "proseguite nei mesi successivi". Si farebbe torto alla sua intelligenza ipotizzare che non si sia reso conto delle incongruenze, delle contraddizioni e dei cambi di versione che costellano il libro. Si farebbe torto alla sua intelligenza ipotizzare che non si sia reso conto che "Puccy, donna forte e disincantata e, a un tempo, debole e remissiva" non è credibile, perché "la storia allucinante" che Puccy racconta non regge nemmeno a un esame superficiale.

Non servono lunghe ore di conversazione per accorgersi delle tante affermazioni insensate che abbiamo visto in queste pagine. Per cui se non è una excusatio non petita, appare quasi uno sberleffo il panegirico che Laggia mette nell'introduzione:
"Il primo quotidiano a parlare di lei è La Repubblica. Subito dopo se ne occupano i settimanali Oggi e Famiglia Cristiana. E poi ancora Canale 5 con il Maurizio Costanzo show, Rai Uno, Rai Educational, La 7 e molte alte testate giornalistiche. E mai una volta il racconto della sua esperienza è stato contestato o messo in discussione."
Un giudizio negativo merita anche il "Libro nero delle sette in Italia", che dedica una ventina di pagine alla storia della Gardini. Alle critiche che questa storia merita, ne vanno aggiunte delle altre. È bastato leggere le prime pagine per riporlo nello scaffale tra "Gli extraterrestri torneranno" di Erich von Däniken e "Astronavi sulla preistoria" di Peter Kolosimo. Per dare un'idea dell'autorevolezza di questo libro inchiesta, basti un esempio: per dimostrare la pericolosità delle sette, l'autrice riporta la testimonianza di un padre che accusa un presunto guru che secondo lui "adescò mio figlio quando aveva pochi mesi" (1).


Postfazione

Un adescamento davvero sbalorditivo: "quando aveva solo due anni, mi resi conto che era stato plagiato". Il plagio (2) viene segnalato ai servizi sociali e all'autorità giudiziaria, ma è una segnalazione che "nessuno prese sul serio". Chissà perché.

Superati i confini dello scandalismo, viene da chiedersi come sia possibile mettere il proprio nome su un libro simile.

In merito a questa incredibile vicenda, c'è un aspetto comico da aggiungere. A denunciare il miracoloso adescamento è Aldo Verdecchia, che in seguito ha creato l'associazione "Giù le mani dai bambini", una associazione "sorta per contrastare organizzazioni di pedofili e sette religiose di plagiatori". In pratica, l'immancabile gruppo anti-sette, che forte della propria competenza dovrebbe aiutare noi ignari cittadini a difenderci da truffatori, ciarlatani e imbroglioni vari. Succede però che l'esperto di truffe viene proditoriamente truffato da un tizio che fingendosi un funzionario dei servizi segreti, promette finanziamenti a fondo perduto e inguaia economicamente il nostro esperto.

La comica situazione assume toni parossistici quando, pochi giorni dopo avere sporto denuncia, anziché starsene con le pive nel sacco in attesa che la gente dimentichi, il gabbato dirama un comunicato stampa con cui smaschera la scellerata tresca di "alcuni soggetti che si erano infiltrati nella nostra associazione".

Nessuno si illuda che un comune truffatore (di cui si conosce un'altra denuncia per un fatto analogo) possa abbindolare il fondatore Presidente. Solo un oscuro complotto può avere le potenzialità per inserire nella sua associazione questi infingardi "infiltrati", le cui motivazioni "sono all'esame dell'Autorità Giudiziaria".

Poiché in questo capitolo si è parlato di associazioni anti-sette, sentiamo cosa ha da dire in merito il Sig. A. Verdecchia, fondatore di un'associazione nata per "contrastare organizzazioni di pedofili e sette religiose di plagiatori":
"forte della mia esperienza, constato che i pedofili spesso fondano associazioni contro la pedofilia e i plagiatori associazioni contro il plagio" (Il Giornale, 17-10-2004)

Olé!


Note

1) Per umana pietà, in origine questo capitolo terminava nel punto in cui è inserita questa nota, senza riportare il nome di chi ha denunciato l'improbabile adescamento, né quello della sua associazione.
Successivamente, sul sito del CESAP mi sono imbattuto nel comunicato stampa che parla degli "infiltrati", il che indica che per salvaguardare la reputazione sua e del suo gruppo, A. Verdecchia stesso ritiene opportuno diramare quel bislacco comunicato, e il CESAP di Lorita Tinelli (consorziata con Verdecchia nella guerra alle "sette" e ai pedofili tramite il "Forum delle associazioni antisette") anziché tentare di dissuaderlo glielo pubblica.
A quel punto, mantenere il riserbo su un episodio che i diretti interessati si adoperano per divulgare, diviene un riguardo del tutto inutile. È quindi in osservanza alla loro volontà di far conoscere quei fatti che è stata aggiunta la postfazione.

2) Nell'intervista a Il Giornale, Verdecchia ci informa che il plagio venne messo in atto nientemeno che da "una setta di degenerati morali, pornografi e plagiatori, collusa con autorità giudiziarie, politiche e religiose". Non precisa però se si tratta della SPECTRE.




venerdì 6 aprile 2012

Intervista a Maria P. Gardini cap. 10

Dopo l'uscita del libro "I miei anni in Scientology", qualcuno riconducibile a Scientology pubblicò del materiale riguardante la ex attività imprenditoriale di Maria Pia Gardini, più un documento sbalorditivo: la richiesta presentata da sua madre al tribunale per farla interdire.

La divulgazione di quei documenti aveva uno scopo evidente: richiamare l'attenzione sull'inattendibilità della Gardini. Allo stupore suscitato da quella documentazione, lei reagì (indignata) accusando la chiesa di infamità per il mancato rispetto della figlia prematuramente scomparsa.

Questa è un'accusa che la Gardini ha ripetuto molte volte:
"VI RICORDATE IL SITO PUCCJ ORG? Non si fermano nemmeno davanti ai morti,in quel caso mia madre e mia figlia." (FIRS),
"chi in pubblico ha insultato me e tirato in ballo mia figlia che è morta e vorrei riposasse in pace" (FIRS),
"In quanto al fatto di tornare in SCIENTOLOGY signor Verità lei sa qundo e come sono uscita e perchè...rispetti almeno i morti se la sua educazione lo permette" (Exscn)
"sarà il caso che non si permetta mai piu di denigrare il fatto che io appoggio la ricerca sull'AIDS di cui è MORTA mia figlia perchè i questo caso si che mi arrab ierei.Su FIRS quel tizio NON RISPETTA NEMMENO I MORTI.M.P" (Exscn)
Però la reazione di Maria Pia Gardini è fuori luogo.

In merito alla pubblicazione di documenti, è una reazione fuori luogo perché è lei che ha scelto di assumere un ruolo pubblico, pubblicando la sua storia personale (e quella di sua figlia), rilasciando interviste dove muove accuse molto pesanti, vantandosi di essere "io Maria Pia definita da scientology NEMICO PUBBLICO NUMERO 1 cosa di cui sono ben felice". [exscn]) Essendo un personaggio pubblico, è legittimo che le si risponda con documenti altrettanto pubblici che la riguardano.

In merito al "rispetto per i morti", la sua reazione è fuori luogo per due motivi: a) Maria Pia Gardini vede mancanze di rispetto alla figlia deceduta dove non ci sono, talvolta senza che la figlia venga neppure menzionata; b) ben prima di Scientology (o chi per lei) è la Gardini stessa che non si ferma "nemmeno" davanti alla morte della figlia e la "tira in ballo" - lei sì - usandola pretestuosamente e di continuo come alibi:
  • La tira in ballo per sostenere di essere stata costretta ad "abbracciare" Scientology perché altrimenti "sarei stata ripudiata e considerata una nemica di mia figlia";
  • La tira in ballo per sostenere di essere stata costretta ad "abbracciare" Scientology perché altrimenti la figlia "sarebbe stata cacciata" da Scientology;
  • La tira in ballo per sostenere di essere stata costretta ad entrata in Scientology "per seguire mia figlia, che era stata presa e portata in America";
  • La tira in ballo per sostenere di essere stata costretta ad entrare in Scientology al fine "di poterla tirare fuori".
La Gardini usava strumentalmente la figlia anche molto prima di attaccare Scientology. Già all'inizio della sua adesione al movimento, quando la madre la rimproverava di spendere troppo denaro con Scientology, rispondeva:
"«Ma devo star vicina a Federica», è la risposta che ripeto alla nausea a lei e a me stessa" (IMAIS)
Se doveva ripeterlo fino alla nausea anche a sé stessa, non ci credeva molto neppure lei.

Le versioni di Maria Pia Gardini cambiano con il tempo e secondo la convenienza, ma hanno in comune una costante: la figlia che viene sempre messa di mezzo. Della figlia la Gardini non si fa neppure scrupolo di mettere in piazza vicende delicate che richiederebbero un pietoso riserbo, come l'uso di eroina, la tossicodipendenza, l'AIDS, le amicizie sbagliate. "Federica si è presa l'AIDS" (FIRS), "era finita nella droga" (TV Svizzera), "avevo visto mia figlia fare uso di eroina" (IMAIS), "scelse purtroppo la strada della droga" (LNDS), "Mia figlia era tossicodipendente" (Mi Manda Rai3), "i brutti giri di mia figlia"(IMAIS), "Mia figlia aveva fatto uso di droghe ... si era presa l'AIDS" (Storie Vere), "mia figlia, che stava seguendo il programma Narconon per uscire dalla tossicodipendenza" (Repubblica), "finì in un brutto giro d’amici e iniziò a drogarsi" (IMAIS), "voleva liberarsi della scimmia" (IMAIS).

Questo continuo uso pretestuoso della figlia (che, essendo "morta e vorrei riposasse in pace"), oltre che una giustificazione per aver aderito a Scientology, è usato in modo strumentale per potersi presentare come madre premurosa che lotta eroicamente contro la setta malvagia. Infine, le vicissitudini che porteranno alla morte la figlia, vengono sfruttate dalla Gardini per presentarsi come una persona sveglia che non ha mai creduto a una dottrina che è "solo frutto di idee pazzesche rubate alla fantascienza".

In conclusione, la Gardini utilizza la tossicodipendenza e la morte della figlia per soddisfare un bisogno di rivalsa su un passato da dimenticare, per rivalutare sé stessa, per compensare le sue "insoddisfazioni". In una parola, Maria Pia Gardini la usa per vanità.

Ma al peggio dobbiamo ancora arrivare. La pubblicazione di quei documenti ha smascherato aspetti ancora più macroscopici di quanto fin qui visto.

In apertura di intervista alla TV svizzera, quando la Gardini spiega che la figlia aveva deciso di disintossicarsi, afferma: "veramente di droga non sapevo niente". Questa dichiarazione la si trova anche nel LNDS: "io non ho mai assunto droghe in vita mia".

La madre di Maria Pia Gardini non la pensa così. Nel 1980 presenta al Tribunale di Roma una istanza di interdizione della figlia Maria Pia - che all'epoca aveva 43 anni - in cui si parla di "abuso abituale di sostanze stupefacenti" e di una "ormai acquisita tossico-dipendenza", a causa della quale Maria Pia "non esita ad emettere ricette false, su falsi ricettari" per procurarsi le sostanze psicotrope. Alla richiesta di interdizione è allegata la relativa documentazione: certificati medici per quanto riguarda il "continuo ricorso all'uso degli stupefacenti"; la "sentenza del 2/5/79 di rinvio a giudizio del Tribunale di Grosseto" per l'emissione di false ricette.

Questa richiesta di interdizione non smaschera appena una bugia della Gardini. Smonta definitivamente l'intera struttura della sua testimonianza e la sua credibilità. Fornisce inoltre una possibile spiegazione all'incapacità della Gardini di percepire la contraddittorietà delle sue dichiarazioni, là dove si parla di "stato di disintegrazione psichica e forse anche mentale".

Sono svariati gli episodi citati a supporto di un'affermazione così drastica (fatta peraltro da una madre che rimane, per citare le sue stesse parole, "pur sempre madre dell'infelice Puccy", ossia Maria Pia).

Uno di questi episodi assume un aspetto grottesco: la madre di "Puccy" (verso la quale ora Maria Pia sfoggia un impeccabile amore figliale) racconta che Puccy "immotivatamente andò diffondendo la notizia che la ricorrente era deceduta, per cui questa dovette rispondere personalmente alle molte condoglianze, scritte e telefoniche, che pervennero".

L'argomento principe delle accuse della Gardini a Scientology, è che nel movimento lei è entrata ricca e ne è uscita povera. Si tratta - l'abbiamo visto - di un vittimismo infondato perché basato su falsità, ma questo nuovo documento tratteggia uno scenario inimmaginabile. La madre chiede l'interdizione della propria figlia, perché:
"da alcuni anni mostra un sempre più marcato e progressivo scadimento dei poteri inibitori e di controllo delle proprie azioni"
motivo per cui teme che Puccy:
"possa esporre ad irreparabile pregiudizio economico le proprietà di cui dispone così di fatto diseredando la figlia e sé stessa"
l'interdizione si "rende più pressante" perché la madre è:
"ormai avanti con l'età e non può sapere fino a quando le sarà consentito di poter riparare i guasti che la figlia Puccy va continuamente operando"
guasti che esporrebbero:
"a indigenza non solo l'inabilitanda ma anche la figlia Federica ora appena diciannovenne".
Un quadro giustificato oltre che da quanto appena riportato, anche da:
  • "un giro vorticoso di effetti cambiari emessi quale amministratore unico della PAL Cinematografica" che "proiettano tenebrose ombre di responsabilità a suo carico";
  • il ripetuto dover "far fronte al pagamento di obbligazioni allegramente e sconsideratamente lasciate insolute dalla propria figlia" (segue elenco delle obbligazioni);
  • dal fatto che la figlia "non esita ad emettere assegni a vuoto che la ricorrente, pur sempre madre dell'infelice "Puccy", ricopre con propri fondi" (segue elenco degli assegni);
  • un episodio particolarmente significativo: per l'acquisto dell'appartamento di Roma, Maria Pia si fa consegnare dalla madre una somma che in seguito si scoprirà essere molto superiore al prezzo concordato; nonostante questo, poco dopo la madre si vedrà costretta a pagare anche delle cambiali che Puccy aveva firmato per l'acquisto dell'immobile.

In merito all'ultimo punto, va notato che in IMAIS la Gardini dice che fu il padre ("che ha sempre voluto il meglio per me") a comprarle l'appartamento di Roma, negando così il sacrificio economico della madre, che pagò l'appartamento due volte: la prima volta alla figlia a cui consegnò il denaro, la seconda volta per riscattare le cambiali ed evitare il pignoramento dell'immobile. Al contempo, quando la Gardini eredita l'ingente patrimonio della madre, pare che voglia rinfacciarle che "il fisco mi impone il pagamento di altri 500 milioni di lire a titolo di tasse successorie che mia madre avrebbe dovuto dopo la morte di mio padre".

Se dissesto finanziario c'è stato, la responsabilità non è riconducibile a Scientology. La storia che la Gardini stessa racconta, dimostra che sarebbe stata capace di depauperare un ingente patrimonio anche se fosse entrata nell'Esercito della Salvezza. La madre l'ha salvata da sé stessa, ma ha potuto farlo solo finché è stata in vita.

Questa richiesta di interdizione getta una nuova luce anche sulla questione della "disconnessione", cioè il presunto ricatto operato da Scientology per costringerla ad aderire a gruppo. Questo documento conferma in modo definitivo ciò che la Gardini lascia trasparire in "I miei anni in Scientology", quando (smentendo come al solito le versioni precedenti) racconta che in Scientology:
Io, ci sono entrata per paura. E, ammetto, per debolezza e rimorso materno. È stato troppo forte in me il timore di perdere mia figlia. E angosciata dalla paura di non vederla più, ho provato a seguirla.
Quel giorno arrivò una telefonata di Federica che mi fece accapponare la pelle: era già stabile a Milano, ed era già clear. «Vieni a trovarmi a Roma?», le dissi. «Sì, mamma, ma c’è una cosa che voglio dirti: sono in Scientology e intendo restarci, faccio l’auditor di classe 5, tu, invece, stai male, bevi e vivi in un mondo senza morale. E in più non ti piace quello che faccio», così mi gelò e poi aggiunse: «Perciò, non posso più stare accanto a te». Un addio? Era il suo ultimatum, mi stava disconnettendo con la convinzione lucidissima di chi credeva ciecamente in ciò che faceva. Quel giorno capii che dovevo seguirla, a ogni costo. Anche all’inferno.
Il brano è toccante, descrive in modo palpitante l'angoscia di una madre che è cosciente di non essere "stata un'ottima madre" (Mi manda RAI 3) e si sente "in colpa". Una madre che presa dal "rimorso materno", di fronte a un ultimatum si scuote e prova a ricostruire il rapporto con la figlia. Dopo alcuni anni, grazie ad un interesse in comune (Scientology, ma poteva essere il Rotary Club o la viticultura), la Gardini potrà dire che "i rapporti con mia figlia sono migliorati tantissimo: ora parliamo finalmente la stessa lingua", e successivamente, quando la figlia scrive un biglietto elogiativo della sua competenza come auditor, potrà dire che quel riconoscimento fu "la meta finale di un lungo, impervio cammino che una mamma ha intrapreso per rivedere sua figlia e rivedersi come madre; per riconquistare Federica".

La testimonianza della madre di Maria Pia rende tutto più chiaro. Quando la figlia le dice "non posso più stare accanto a te", siamo di fronte all'espressione del disagio di una figlia, che vive una situazione spiacevole. È la manifestazione del rifiuto di una madre che "sbevazza", che costringe i famigliari a un perenne stato d'ansia per i debiti "sconsideratamente lasciati insoluti", per "i guasti che va continuamente operando". Una madre che ha procedimenti penali a carico, che fa "abuso abituale di sostanze stupefacenti", che vive "in un mondo senza morale". E che non vive neppure con lei, lasciando che sia la nonna a farsene carico, visto "che da tempo convive con la ricorrente".

Anche la Gardini in IMAIS conferma questa convivenza, raccontando che quando la nonna scoprì "che la nipote si drogava, cercava di nascondermelo pur di tenere Federica con sé". (Quello della nonna si rivelerà un timore infondato, visto che: "sapevo tutto, perché avevo visto mia figlia far uso d’eroina" e nulla cambierà.)

La pratica della disconnessione è una nefandezza riconosciuta persino da una parte dei seguaci di Hubbard, ma qui non abbiamo un caso di disconnessione. Qui abbiamo solo una figlia che prende una decisione che nessuno può biasimare, per motivi che nessuno può disapprovare.

Crea non poco disagio, per chi scrive, dover ripercorrere momenti tanto privati e dolorosi di una donna scomparsa in giovane età (e della tragedia di una madre che ha perso una figlia), ma è la Gardini che "non ha rispetto nemmeno della morte di sua figlia". È la Gardini che la mette in mezzo ogni momento, che "la tira continuamente in ballo" in modo pretestuoso per farsene scudo e per trarne un vantaggio personale che soddisfi il suo egocentrismo. Per apparire migliore degli altri. È lei che non la rispetta neppure da morta quando a Repubblica TV afferma che con lei i rapporti "erano buoni, erano ottimi, erano intensi e tutto quanto", mentre lei stessa ammette che per "rivedersi come madre" è stato necessario percorrere "un lungo impervio, cammino".

Nel LNDS definisce i rapporti con la figlia un "idillio"; poi arriva Scientology con i suo ricatti a rompere l'incantesimo. Scrivendo "I miei anni in Scientology", anche Laggia ricalca questa tesi. Descrive la Gardini come una madre premurosa e sempre presente che, prima di incontrare Scientology, "nonostante gli obblighi lavorativi, cercava di non staccarsi da lei neanche un momento" e definisce "ottimo" il loro rapporto. Eppure Laggia sa che le cose stavano diversamente visto che la Gardini afferma, proprio nel libro scritto da lui, che "mi sentivo in colpa; mia figlia aveva iniziato a drogarsi, e io la trascuravo ... È stato questo bilancio in rosso della mia vita che mi ha portato a convincermi che dovevo fare qualcosa per poterle stare più vicino."

"Quante bugie raccontano e con quali sotterfugi!" (LNDS) grida indignata la Gardini senza alcuna ironia.

L'elenco delle invenzioni che rendono Maria Pia Gardini poco credibile anche quando racconta una favola, è già molto lungo, ma non è ancora finito. Sia in IMAIS che nel LNDS la Gardini sostiene che la figlia viveva con lei ("vivevo a Roma insieme a Federica" [LNDS], ecc.), ma dalla richiesta di interdizione abbiamo visto che la nipote "da tempo convive con la ricorrente", ossia la nonna. Convivenza che la Gardini stessa conferma, contraddicendo come al solito la sua stessa versione. La Gardini riscrive la sua storia perché nessuna ombra possa gravare sul suo curriculum di vittima.

E ancora. Ripercorrendo la decisione di entrare in Sea Org, nel LNDS la Gardini dichiara "E così feci la pazzia: vendetti la casa di produzione cinematografica e la società di pubblicità e mi trasferii negli Stati Uniti". Se le pazzie della Gardini fossero state tutte così, adesso non staremmo qui a sorbirci i suoi 9 anni nella setta. Maria Pia Gardini fa i primi corsi di Scientology nel 1985, e quando alcuni mesi dopo decide di trasferirsi negli Stati Uniti, non deve fare alcuna pazzia: la casa di produzione Pal Cinematografica s.r.l. era stata dichiarata fallita nel dicembre del 1984 e la società pubblicitaria Publifilm s.r.l. alcuni mesi prima, in settembre.

Sempre a Repubblica TV Maria Pia Gardini dichiara che: "Scientology dice che la casa cinematografica è fallita. È vero che la PAL cinematografica è fallita, l'ha fatta fallire quello che l'aveva comprata da me", l'ennesima penosa bugia (sbugiardata dai fatti) che contraddice una sua dichiarazione precedente.

(continua)

venerdì 30 marzo 2012

Intervista a Maria P. Gardini cap. 8

L'intervistatore prosegue chiedendo a Maria Pia Gardini quanto le sia costata l'esperienza in Scientology sul piano umano. La risposta è qui irrilevante, ma l'intervista diviene nuovamente interessante quando il giornalista accenna ai due libri in cui la Gardini figura come coautrice nel primo ("I miei anni in Scientology") e come curatrice nell'altro ("Il coraggio di parlare").

Il commento della Gardini lascia sbalorditi: "Innanzitutto vorrei chiarire che l’ho scritto io anche il secondo. Per motivi di sicurezza è stato messo così la copertina". Probabilmente è la frase più emblematica della Gardini.

Chi non ha avuto occasione di vedere come scrive la Gardini, può farsene un'idea a questo indirizzo che contiene, spiega l'ironica introduzione, "l'apporto informativo dato in Internet dalla Sig.ra Gardini in merito alla Chiesa di Scientology". È la raccolta di tutti i suoi interventi pubblicati sul forum free.it.religioni.scientology nel suo primo anno di frequentazione. Ne risulta una lettura imbarazzante. In un italiano stentato, traspare (cito dall'introduzione a "I miei anni in Scientology") "uno scenario vuoto, reale nella sua squallida tristezza". Qualche esempio:
"A propisito diNOVITA' AOSHEU nel giornale c'è un articoloBerlino la massima espansione,sbagli oli hanno resi anticostituzionali"
"L'E-METER essendo loro dicono" (che ricorda "Io speriamo che me la cavo")
Tra gli aspetti evidenziati da quella impietosa lista di post, ciò che a noi qui interessa sono la capacità espressiva e la dimestichezza con la grammatica di colei che Alberto Laggia definisce una "donna colta".

L'affermazione che il vero autore dei due testi ("ho scritto io anche il secondo") sia lei e non il giornalista A. Laggia, riesce a sbalordirci anche dopo che in queste pagine abbiamo visto tante dichiarazioni davvero fantasiose. Quasi comico poi, quello stravagante accenno a misteriosi "motivi di sicurezza" che avrebbero consigliato di nascondere il suo ruolo di autrice. Un ruolo così segreto che la Gardini lo rivela in televisione.

In merito alla propensione della Gardini a sostenere cose insostenibili, o a rilasciare dichiarazioni che contraddicono ciò che ha affermato in precedenza, ecco qualche esempio:

Alcolista

Versione A
- "hanno detto che ero un’alcolista… non sono mai stata un’alcolista. Ho bevuto qualche whisky dopo cena con gli amici, come fanno tutti." (TV svizzera);

Versione B
- "In quel periodo iniziai a bere forte" (Affidavit)
- "Avevo iniziato a sbevazzare" (IMAIS);
- "mamma, ... stai male, bevi e vivi in un mondo senza morale" (IMAIS).

Pierre Ethier

Versione A
- "Pierre Ethier, un eccellente auditor" (IMAIS);
- "Pierre ETHIER auditor di cl.XII se ne e andato nel 1992 sbattendo la Porta ... era che ne sapeva molto" (FIRS);
- "Ho lavorato a Flag con Pierre Ethier per anni ... era un ottimo auditor" (FIRS).

Versione B
Passano pochi giorni e l'eccellente auditor è un incompetente: "Non è che il signore P.E. di cui si parla fosse un superauditor,poi altra cosa ho trovato nel suo sito molti nomi che NON ha audito lui ma IO.Se n'è andato perchè era stato assegnato all'RPF [regime punitivo - ndr] in quanto alcuni suoi pc's o megli OT's si erano lamentati dicendo che si era addormentato in session,che durante la session parlava dei fatti suoi ecc.Lui è uscito due anni prima di me. [...] A proposito i pc che il signore in oggetto si è attribuiti e che erano miei sono 321. baci m.p."
Tre giorni dopo, l'incompetente "signore P.E." è addirittura una calamità: "Mi dispiac SMANTIRE IO NON SONO MAI STATA AUDITA DA PIERRE ETHIER.Grazie a Dio mai avuto Pierre!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!".

Queste sorta di forme allotropiche della verità della Gardini meritano una spiegazione. Nel libro "I miei anni in Scientology", la Gardini racconta che fu indicata per sostituire un auditor che "se n’era andato". Pertanto, se l'auditor di cui prende il posto è "eccellente", ne guadagna il prestigio del suo incarico. Situazione simile sul forum: quando viene nominato Pierre Ethier come autorevole fuoriuscito di alto livello, la Gardini si precipita a vantarsi del fatto che si conoscono, che erano colleghi a Flag e che era uno che "ne sapeva molto". Poi una incomprensibile rivalità ci mette lo zampino. Ritenendolo colpevole di "usurpazione del merito di aver audito delle persone" (con orgoglio la Gardini si considera la migliore dispensatrice di quelle pratiche che ritiene delle "assurdità" (IMAIS) "frutto di idee pazzesche rubate alla fantascienza" (LNDS), "una follia" (Exscn)), indignata si vendica descrivendolo un incapace giustamente rimosso dal suo incarico.

La religione

Versione A
- "Altro che libertà religiosa: dovevo andare a Messa di nascosto" (Famiglia Cristiana);
- "Andavo a Messa anche quando stavo a Clearwater, nonostante i rischi che si correvano. Ogni volta che sono stata scoperta a frequentare una chiesa cattolica, sono stata ripresa aspramente e anche mandata in Etica" (IMAIS) (mandare in Etica significa infliggere una punizione).

Versione B - "Riguardo alla religione mi sembra di essere stata sempre molto chiara,io avevo il permesso di andare a Messa quindi ..............." (Exscn); "anche durante gli anni di Flag ho continuato a seguire la mia religione,andando a messa tuttele domeniche [...] loro mi lasciavano tranquillamente frequentare la MIA CHIESA" (FIRS). "Scientology dice che è una religione. Ok. Io avevo un permesso del capitano di Flag firmato, per entrare tutte le domeniche un’ora e mezza dopo perché andavo a messa. Ora, qual è la religione che ammette che un suo ufficiale ... ne frequenti un’altra? ... È ridicolo." (TV svizzera)

Le verità della Gardini sono modellabili e si adattano secondo necessità: Scientology non permette a chi è cattolico di andare a messa perché è cattiva; Scientology permette tranquillamente a chi è cattolico di andare a messa perché è una falsa religione.

L'Org nell'appartamento

Versione A
- "Mentre mi trovavo a Copenhagen, in Italia ci fu una grossa irruzione e tutte le organizzazioni vennero chiuse. Quando tornai in Italia l'org di Roma si era trasferita nel mio appartamento (mi avevano telefonato in Danimarca chiedendomi di poterlo usare). Avevo dato istruzioni al portiere del palazzo di farli entrare" (Affidavit).

Versione B
- "tornai in Italia. Una volta giunta a casa mia, inserisco la chiave nella toppa, apro la porta e mi trovo di fronte a una scena che mi ha lasciato sbigottita: nel mio soggiorno si era trasferita l'intera Org di Roma ... Domandai spiegazioni alla mia cameriera e lei, poverina, asserì che, una volta piombati nella mia villa [che in realtà era un appartamento - ndr] avevano sostenuto che il beneplacito di ospitarli lo avevo dato io mentre ero a Copenhagen. Seppi che erano accampati lì da otto giorni. A quel punto non ci vidi più ... il mobilio e la moquette erano in condizioni pietose. A quel punto pensai che fosse davvero arrivato il momento di mettere in vendita la casa" (LNDS).

Si sta parlando dell'appartamento che secondo la versione vittimistica venne venduto perché a causa di Scientology "stavo finendo i soldi", e secondo la versione utilitaristica "cominciai a ragionare sull'eventualità di mettere in vendita" perché sempre vuoto. La versione B, con quel "A quel punto pensai che fosse davvero arrivato il momento di mettere in vendita", conferma che la decisione di sbarazzarsi dell'immobile fu motivata anche dalla tigna: meglio venderlo che lasciarlo in balia di quei selvaggi.

Gli schiaffi

Versione A - "rimasi sola con Dave Foster. Questi cominciò ad urlarmi contro, rosso in volto ... Alla fine Dave mi schiaffeggiò e scoppiai a piangere" (Affidavit).

Versione B - "Un gruppo di persone mi si avvicinò ... Di lì a poco hanno iniziato a darmi degli schiaffi ... Gridavano come pazzi" (LNDS).

Debbie Cook

Versione A
Maria Pia Gardini conosce Debbie Cook nel 1989, quando la Cook diventa suo superiore, e in IMAIS mostra di averla in antipatia: "mi stima da subito; sono io invece a non entrare in sintonia con lei. Mi infastidisce il suo modo di trattare con le persone". Scientology è malvagia, ben venga quindi l'opportunità di mostrare la disistima (probabilmente giustificata) verso una persona che ne incarna l'autorità.

Versione B
- "Conosco non bene,ma benissimo Debbie che per 8 anni è stata il mio Capitano a Flag,ho sempre avuto con lei un ottimo rapporto" (Exscn). D. Cook è ora uscita da Scientology e sui forum è considerata una ex molto autorevole, dato l'alto incarico che ricopriva. Maria Pia Gardini si affretta a vantarsi di essere stata in ottimi rapporti con lei per 8 anni (anche se gli anni sono stati 5 e i rapporti sempre tesi).

In questo caso c'è anche la Versione C. Sul forum Exscn un partecipante giudica severamente D. Cook, che a suo dire "ha a suo carico forse più crimini del ecc.". La Gardini prontamente si accoda: "Quello che faceva Debbie lo sappiamo tutti" e poi racconta di soldi rubati, angherie su sottoposti, una famiglia distrutta, e via di seguito.

Il Rundown di Purificazione

Versione A
- "Iniziai il rundown di purificazione: il secondo giorno feci blow (me ne andai improvvisamente) dalla sauna. ... Membri dell'org vennero a casa mia e mi convinsero a tornare, e continuare. Dissero che stavo semplicemente passando attraverso qualcosa e che se avessi continuato ne sarei uscita. Così tornai e terminai il programma." (Affidavit)

Versione B
- "Un pomeriggio, non essendo più in grado di reggere ritmi del genere, saltai l'appuntamento, ... una delegazione di Scientology piombò senza preavviso a casa mia, cercando di convincermi a continuare a frequentare le lezioni. Io, indispettita come non mai, dissi che mi ero sentita male in sauna in più occasioni ... per loro non c'era alcun problema, poiché ora le saune erano terminate e, quindi, non avrei più dovuto sottopormi a un tale stress." (LNDS). Successivamente, su un forum sosterrà di aver fatto "blow" svariate volte: "io ringrazio veramente DIO che avendolo fatto a pezzi perchè ogni tanto facevo BLOW non ho avuto effetti collaterali" (Exscn)

Le coppe di miglior auditor

Versione A - "Per due anni ho ottenuto perfino la coppa per il miglior auditor del mondo, che tuttora conservo" (LNDS)

Versione B - "Nel 1989 alla celebrazione dell’Auditor day vinco addirittura la coppa come miglior auditor del pianeta per aver consegnato il maggior numero di ore. Per la verità questi trofei sarebbero finiti in una discarica quando qualche anno dopo andai ad abitare in Tunisia" (IMAIS)

Tornare a casa

Versione A - "più volte ho detto a mia figlia “Federica, adesso sei arrivata a OT VII, io anche, andiamocene” ... ma lei era proprio convinta e io senza di lei non me ne andavo" (TV svizzera)

Versione B - "«Fede, perché non torniamo a fare la nostra vita e ce ne torniamo a casa?», le propongo. «Ma tu sei un Sea Org member, quando esci di qui?», ribatte. Ha già capito che non sarebbe stato facile per me abbandonare tutto". (IMAIS)

Auditing illegale

Versione A - "fra l’altro essendo sieropositiva, mia figlia era quello che si chiama un “pc illegale”, non avrebbe potuto essere audita, però c’aveva i soldi" (TV svizzera)

Versione B - "prima di partire chiedo al senior C/S Kathy Webb di affidarmi un programma per poter audire mia figlia" (IMAIS)

La dottrina

Versione A - La Gardini parla della dottrina di Scientology come di "convinzioni a dir poco assurde, per non dire deliranti" (LNDS), "frutto di idee pazzesche" (LNDS) e di "tutte le panzane"(Exscn) del fondatore in cui possono credere solo quegli scemi di "Scemology".

Versione B - Il Saint Hill Special Briefing Course è la summa si Scientology, contenente tutti i principi e le teorie della sua dottrina. In IMAIS, per Maria Pia Gardini quel corso è "molto interessante".

L'e-meter e l'auditing

Versione A - Il 2 gennaio 2008 sul forum free.it.religioni.scientology scrive: "Tengo a far presente che il mio e.meter ha un anno di vita è l'ultimo tipo e mi è stato regalato da uno scientologo appena uscito"; poi scrive: "i due e-meters in mio possesso,uno il super Flag Cristal del 1993 ricevuto in premio per la mia produzione e il QUANTUM del 2006 che mi è stato regalato", infine "IO HO AUDITO CON IL QUANTUM".

Versione B - Pochi mesi dopo, smentisce tutto con toni indignati: "Io NON audisco ... non possiedo un e-meter funzionante il mio è vecchio di secoli." E successivamente su un altro forum "FOLLIA PURA!!!!!!!!!!!!!!!!!!Gli ho tisposto che non solo NON NON NON audisco ma che con il mio emeter al massimo posso fare un giro di peppa" (Exscn).

Maria Pia Gardini si vanta di audire con il modello più avanzato di e-meter, il Quantum del 2006 (che nel prosieguo del dibattito viene paragonato a una Ferrari: "io la Ferrari la uso e cioè il quantum"). Logicamente le viene fatto notare che è assurdo che ad applicare i procedimenti di "Scemology" sia chi definisce lo stato di Clear una "Balla!" (LNDS), i livelli OT "deliranti", "stupidaggini", "una spirale di bugie senza fine", e di Scientology si considera il "nemico pubblico numero uno" (TV svizzera). A quel punto, con stupefacente disinvoltura la Gardini semplicemente nega tutto, perfino di aver mai avuto l'e-meter di cui si era vantata.

Il ritorno a Flag

Versione A - "11 giorni dopo la morte di mia figlia, tornai a Flag (Affidavit).

Versione B - "E' vero che mia figlia è morta alla fine di novembre del 90 ed è anche vero che dopo la sua morte sono rimasta in Italia per mesi" (FIRS).

(continua)

sabato 24 marzo 2012

Intervista a Maria P. Gardini cap. 7


Veniamo ora al periodo in cui Maria Pia Gardini esce dal movimento, ossia a quando, a causa di Scientology, sostiene di trovarsi "sul lastrico".

Siamo nel 1995. Pochi mesi dopo aver lasciato Scientology, di quel 1.840.000 dollari (o forse 1.500.000) donati alla chiesa, le vengono restituiti 740 milioni di Lire (già al netto delle competenze dell'avvocato), che corrispondevano a 540.000 dollari (e non 500.000 come va ripetendo). Si tratta di un importo che nel '95, da solo, avrebbe indotto qualche piccolo imprenditore a smettere di lavorare per vivere di rendita. All'epoca Maria Pia Gardini aveva 59 anni e 740 milioni erano una somma che le consentiva di affrontare la vecchiaia con agiata spensieratezza. (Considerando l'aspettativa di vita media, per la ventina di anni rimanenti erano 3 milioni al mese a cui aggiungere gli interessi, all'epoca molto remunerativi.)

Prima ancora che falso, parlare di "una persona molto povera", ridotta "sul lastrico", è oltraggioso verso i milioni di persone che non hanno per padre "un facoltoso proprietario terriero" e devono lavorare per vivere.

Spostiamoci ora a pochi mesi prima, nel 1994, quando in chiusura dell'esperienza in Scientology, Maria Pia vende l'appartamento in Florida ("con vista sui cieli tersi della Florida e le barche a vela dei newyorkesi facoltosi").

Nell'affidavit la Gardini dichiara che "la mia vita adesso [nel '94] era davvero difficile. Avevo pochissimi soldi". (Nel "Libro nero delle sette in Italia" la sua testimonianza occupa 19 pagine e la parola "soldi" compare 16 volte, "denaro" 8, "dollari" 5 e "lire" 9 volte.) Ma la sua vita era più che difficile: "mi sono trovata sul lastrico", dichiara in IMAIS.

Non si pensi però che venduto l'appartamento con vista sul golfo del Messico si fosse trasferita in un caseggiato popolare come chiunque si ritrovi con "pochissimi soldi" (chi invece è "sul lastrico" si rivolge alla Caritas). Maria Pia Gardini si trasferisce in Tunisia dove - si legge sempre su IMAIS - essendo sul lastrico aveva "appena acquistato una villa a Port el Kantaoui".

Ormai lo sappiamo, la Gardini è una donna raffinata, e la "villa" deve necessariamente essere "in una zona di resort, ville miliardarie e grand hotel". Non è tutto. Poiché la sua "vita adesso era davvero difficile" e poiché "Avevo pochissimi soldi", oltre alla "graziosa villa", sempre in Tunisia acquista "un capannone industriale" dove avvia la produzione di "pasta all'uovo, dai tortellini alle lasagne".

Stando a quanto racconta Maria Pia Gardini, la "fabbrica andava molto bene" e aveva trenta dipendenti. Rendiamo omaggio all'abilità imprenditoriale della Gardini, ma è un aspetto che in questo momento non ci riguarda (lo riprenderemo più avanti). Ciò che qui va rilevato è che se la Gardini acquista - senza un mutuo, bensì con il solo ricavato della proprietà delle Rocchette - una "graziosa villa" in una zona di alto pregio e un capannone dove monta un'attività industriale con 30 dipendenti, è una presa in giro ripetere come un mantra che è uscita da Scientology che era "molto povera", che si è "trovata sul lastrico", oppure che in Scientology "lei ci ha lasciato tutti i suoi denari" e che "Scientology l'ha messa sul lastrico" come scrive A. Laggia in "I miei anni in Scientology".

Può essere che ora Maria Pia debba davvero vivere nelle ristrettezze della pensione minima, ma se le cose stanno così, Scientology non c'entra. Per ammissione della Gardini stessa il suo patrimonio era così ingente che un esborso di 1.840.000 dollari appare un valore marginale. Inoltre, definitivamente chiusa l'esperienza in Scientology, dichiara di essere sul lastrico quando si trova in possesso di una somma (restituitale da Scientology) che all'epoca è decisamente importante, a cui va sommata un'eredità "cospicua", di cui appena una piccola parte è sufficiente per l'acquisto di una "graziosa villa" in una zona esclusiva di ville miliardarie. Non è possibile addossare a Scientology la colpa della sua attuale ristrettezza. Non deve sorprendente quindi che questa l'abbia citata in giudizio per quanto la Gardini va dichiarando sui media e in Internet.

Ma la testimonianza della Gardini presenta distorsioni ancora più sorprendenti.

In merito al periodo in cui si distacca da Scientology, nel '94, in IMAIS racconta che si trovò:
"costretta a vendere qualche proprietà. Inizio col disfarmi delle mie opere d’arte e d’antiquariato, in attesa di vendere gli immobili. I primi a partire saranno il campeggio delle Rocchette e la tenuta di Scarlino dove sorge la tomba di famiglia. E in questo modo riesco perlomeno a restituire tutti i soldi che gli scientologist mi avevano prestato per il progetto classe 8"
La Gardini tratteggia una situazione disperata: prosciugata da Scientology, è costretta a vendere beni mobili (opere d'arte e antiquariato) e beni immobili (di cui indica solo i primi due), per ripianare i debiti (in attesa di incassare l'eredità, la Gardini si fece prestare dei soldi per fare delle donazioni a Scientology, somme che quindi rientrano nel 1.840.000 dollari). Ma per chi sostiene che "non ho mai sentito il bisogno di tentare di ricostruire il mio passato", la Gardini parla decisamente troppo.

Sostiene che per "restituire tutti i soldi che gli scientologist mi avevano prestato", è costretta a vendere "qualche proprietà" (più le sue opere d'arte e le antichità). Ma quei debiti ammontano a 350.000 (1) dollari (all'epoca 540 milioni di Lire) e la vendita di quelle proprietà - lo vedremo subito - le renderà un importo enormemente superiore.

In secondo luogo, proprio in quelle stesse pagine dove afferma di essersi trovata "costretta a vendere qualche proprietà" a causa di Scientology, poco dopo fornisce una seconda versione completamente differente che lascia allibiti: Scientology non ha niente a che vedere con la vendita dei suoi beni mobili e immobili.

La Gardini spiega (e A. Laggia scrive) che suo cugino Raoul Gardini si ritrovò coinvolto nell'inchiesta Mani pulite e c'era il timore che sequestri giudiziari potessero toccare anche le proprietà di famiglia. Fu per questo motivo che:
"Il mio commercialista, forse eccedendo in prudenza, mi consiglia di vendere gli immobili finché sono in tempo, compresa la Rombaia" (la Rombaia è la "splendida villa con settemila metri di scoperto, a due passi dal mare. Un paradiso tra il Tirreno e la pineta.")
Colpo di scena: gli immobili che il commercialista consiglia di vendere sono gli stessi della citazione precedente, dove sostiene di dover vendere tutto perché impoverita da Scientology.

Dopo avere denunciato con tanta veemenza che Scientology l'ha messa sul lastrico perché è "una macchina mangia soldi", dopo aver mostrato una eroica abnegazione nella lotta che la contrappone alla setta perché "ormai... al massimo mi ammazzeranno, eh?", dopo aver ripetuto che conoscere "quello che ho passato spero consenta ad altri di salvarsi da un gruppo che reputo pericoloso", Maria Pia Gardini cambia versione completamente e con stupefacente disinvoltura dichiara di aver monetizzato le sue proprietà per aggirare la Giustizia italiana, occultando il suo patrimonio "finché era in tempo".

E infatti, mentre nella prima versione la proprietà delle Rocchette era stata venduta (insieme agli altri immobili) per ripianare i debiti, ora "con la vendita del campeggio delle Rocchette ... acquistai, assieme a un socio, un capannone industriale in Tunisia nel quale allestii un pastificio" (oltre alla "graziosa villa", ovviamente).

Le sue lacrimevoli vicissitudini, narrate in ogni intervista e in due libri, che la vedono vittima di una setta predatoria, sono inventate. Sono la ricostruzione di un passato che non esiste, un patetico tentativo di giustificare lo sperpero dissennato di un ingente patrimonio. E che sia dissennato è la Gardini stessa a dircelo: in IMAIS riferisce che "qualcuno dei miei parenti manifesta addirittura preoccupazione per il mio stato mentale".

Altro che "molto povera". La sola vendita di una proprietà (le Rocchette) le ha fruttato una villa in una zona di "ville miliardarie", un capannone industriale e l'avvio di un'attività imprenditoriale. Oltre a questo la Gardini ha venduto "la tenuta di Scarlino" (dove, non può fare a meno di precisare, "sorge la tomba di famiglia"). E ancora: antichità, opere d'arte, un appartamento all'Isola del Giglio, altre proprietà immobiliari non specificate e la proprietà di Castiglione della Pescaia (il paradiso tra il Tirreno e la pineta). Solo quest'ultima le frutta un miliardo e mezzo. Ma la Gardini non è solo molto povera, è anche molto generosa. "Non ricordo più a quanti staff ho prestato denaro per emergenze ... Facevo beneficenza, e la facevo col cuore" dichiara in IMAIS, e infatti quel miliardo e mezzo non lo tiene tutto per sé: diede "circa mezzo milione" (260 €) a suo genero (affidavit). Muove dei miliardi, e va sbandierando 260 euro regalati al marito di sua figlia.

Oltre a questo vortice di miliardi, rimborsi milionari, immobili venduti per sottrarli al sequestro giudiziario e alle graziose ville acquistate dove la magistratura non può arrivare, merita un cenno l'avventura imprenditoriale in Tunisia che, afferma la Gardini, tanta soddisfazione le ha dato. Una soddisfazione che ha dovuto interrompere nel 2000 per, dice lei, stare vicino alla nipote coinvolta in un incidente stradale. Ciò che sorprende è che appena chiusa l'attività, incomprensibilmente Maria Pia Gardini versa già in condizioni economiche molto difficili. Verranno persino fatte delle collette per aiutarla.

Non si comprende però che fine abbia fatto l'ingente patrimonio di cui disponeva quando Scientology era già scomparsa dalla scena. Come sia possibile che appena smette di vendere tortellini ai tunisini sia già in miseria. L'impressione è che l'avventura imprenditoriale non sia stata così brillante e che altri abbiano gioito delle soddisfazioni per quella fabbrica che "andava molto bene" ma che l'ha lasciata senza un soldo.

Tutta la storia di Maria Pia Gardini non regge. Non si fa scrupolo di tratteggiare un passato immaginario che la vede vittima di una setta malvagia, per poi smentirsi alla prima vanteria. Nell'affidavit (che è una dichiarazione giurata) usa toni drammatici, "Il mio legale mi disse di vendere la villa di famiglia. Non avevo più soldi", poi ammette candidamente che le fu invece suggerito di imboscare tutto - finché era in tempo - per motivi giudiziari.

Con a disposizione il ricavato dalla Rombaia (un miliardo e mezzo), più i 740 milioni che Scientology le ha reso, più il ricavato per "la tenuta di Scarlino", più il ricavato di altri immobili non specificati, e quello di opere d'arte e antichità, più la vendita della proprietà "Le Rocchette" con cui acquista una villa "in una zona di resort, ville miliardarie e grand hotel", un capannone industriale e avvia un'attività industriale con 30 dipendenti, appena uscita da Scientology la Gardini era ancora una persona ricchissima. Se anziché condurre una vita nel lusso adesso non ha più niente, la responsabile di questo sperpero non può essere Scientology che era già un capitolo chiuso.

In proporzione al patrimonio, Scientology ha inciso sulle sue finanze in misura molto inferiore di quanto non incida sul reddito della gente comune, quella che spende 50 mila Euro per arrivare a Clear e poi lascia il movimento avendo capito che le promesse di Scientology sono frottole.

Con molta sfrontatezza, in IMAIS la Gardini si rammarica pure del fatto che il valore della proprietà di Castiglione era di 4 miliardi, ma a causa della drammatica situazione in cui l'avrebbe messa Scientology, si vede costretta a svendere, e di miliardi ne ricava "appena uno e mezzo". In effetti l'urgenza c'era, ma non perché ridotta alla fame dalla cattiva setta (appellativo che rimane comunque valido), ma per il timore che il pool di Milano procedesse al sequestro.

Occorre molto più che disinvoltura per stravolgere i fatti fino a questo punto. Maria Pia Gardini mostra una sorprendente naturalezza nel cambiare versione, contraddicendo spensieratamente ciò che ha affermato poco prima. Le dichiarazioni vengono rilasciate con una baldanza da ipotizzare che lei creda davvero nella versione fornita in quel momento. È come se non riuscisse a rendersi conto della contraddittorietà delle sue affermazioni, un aspetto che merita ulteriori esempi che vedremo nel prossimo capitolo.

Possiamo concludere questo capitolo dedicato alla quarta affermazione della Gardini, riassunta nella dichiarazione "Sono entrata che ero una persona molto abbiente, sono uscita che ero una persona molto povera", con la consapevolezza che è tutto falso. A Scientology ha dato una somma di denaro rilevante, ma per lei del tutto marginale, che non ha inciso sul suo patrimonio.



NOTE:

1) nell'affidavit dichiara di essersi fatta prestare 200 mila dollari - che in IMAIS si riducono a 200 milioni di lire, circa 130 mila dollari - più 50.000 più altri 100.000. L'importo può quindi essere 350 mila oppure 280 mila dollari.

mercoledì 21 marzo 2012

Intervista a Maria P. Gardini cap. 6


La quarta affermazione di Maria Pia Gardini è contenuta in un rapido scambio di battute con l'intervistatore svizzero. Riguarda l'ammontare pagato a Scientology e quanto questa somma abbia influito sulle sue finanze:
Domanda: Quanto le è costato in termini finanziari l’esperienza in Scientology?
Risposta: 1.840.000 dollari.
Domanda: Lei appartiene a una famiglia ricca possiamo dire.
Risposta: Molto ricca, all’epoca.
Domanda: Oggi come vive finanziariamente?
Risposta: C’ho la pensione, faccio delle interviste, faccio delle conferenze.
Domanda: Quindi le è costato tutto sul piano finanziario.
Risposta: Praticamente
Riassumendo: Maria Pia Gardini era molto ricca; Scientology le ha portato via praticamente tutto. È un concetto che la Gardini sintetizza nell'intervista a "Storie Vere" in modo lapidario:

"Sono entrata che ero una persona molto abbiente,
sono uscita che ero una persona molto povera".

Nel libro IMAIS affronta l’argomento con toni drammatici: "quali benefici ho avuto nei miei nove anni di adesione a Scientology? Nessuno. Anzi mi sono trovata sul lastrico". Se ora la Gardini è "molto povera", costretta a vivere "con 390 euro al mese" (LNDS), la colpa è di Scientology, che l'ha ridotta addirittura "sul lastrico". Ma non è una storia credibile.

Iniziamo prendendo in considerazione l'ammontare che dice di avere versato a Scientology: 1.840.000 dollari. Su IMAIS si parla di un milione e mezzo, ma quale che sia la cifra esatta ha poca importanza, si tratta comunque di un importo davvero considerevole, però stiamo parlando di una persona "molto ricca".

In IMAIS si legge che il padre Mario era "un facoltoso proprietario terriero con campagne sparse tra l'Adriatico e il Tirreno, dal Lido degli Estensi e la Maremma ... capace di intuire che proprietà litoranee sarebbero diventate miniere d'oro". Fu "tra i promotori del lancio di Jesolo come l'alternativa veneta a Rimini. E cominciò col cambio del nome". Al Lido degli Estensi, dove già possedeva una tenuta di caccia, Mario Gardini "fece la stessa cosa trasformando sei chilometri di litorale in spiaggia turistica ... Andava ripetendo sempre: "Comprare a chilometri e rivendere a metri va sempre bene. Una filosofia che aveva fatto la sua fortuna". Considerando i numerosi immobili (impreziositi dalle "mie opere d'arte e gli oggetti di antiquariato" (affidavit)), e considerando che era figlia unica, non è credibile che la somma versata a Scientology possa aver prosciugato l'enorme patrimonio ereditato. Ma tralasciamo le supposizioni e basiamoci sui dati forniti dalla Gardini stessa che, ormai è chiaro, farebbe meglio a mettere un freno alle sue dichiarazioni.

Per quanto riguarda il periodo scientologico, diverse dichiarazioni indicano che il colpevole dell'attuale povertà di Maria Pia Gardini non è da ricercare in Scientology.

"E i soldi? Li spendevo allegramente, li buttavo, perché potevo permettermelo" (IMAIS). Già questa frase da sola restituisce le responsabilità a chi spettano, ma c'è altro da considerare.

Per fare OT 6 e 7, Maria Pia Gardini si reca in Florida, dove alloggia in "uno degli alberghi di proprietà della Chiesa, noti soprattutto per il loro lusso smodato. Anche in questo caso i miei soldi si volatilizzavano giorno dopo giorno." (LNDS). Alloggiare in un albergo noto per "il lusso smodato", non depone a favore di chi addossa ad altri la responsabilità delle proprie ristrettezze. Certo, molti avrebbero scelto una sistemazione meno sfarzosa, ma c'è un aspetto curioso: sembra che la Gardini ritenga sia un suo diritto il vivere nel lusso.

Un esempio di questo "diritto al lusso" lo incontriamo quando - indignata - ricorda che "mi misero di fronte a una pila di un centinaio di piatti da lavare; io, che non avevo mai sciacquato un piatto in vita mia, dissi che non avrei certo iniziato allora e così ... mi misero a dare ordini a cuochi e camerieri. Dopo mezz'ora ero già stanca e profondamente annoiata e così, annunciai ... che me ne sarei tornata a casa" (LNDS). Se ne vanta pure.

Non senza supponenza, nel libro "I miei anni in Scientology" Maria Pia Gardini dichiara di aver condotto una "vita da film" (e "da rotocalco rosa" all'interno del "rutilante jet-set", rincara l'autore A. Laggia). Per la Gardini è logico che una come lei dopo mezz'ora sia già stanca di dare ordini a dei camerieri. Sospetto che non a tutti risulterà altrettanto ovvio.

Sempre in merito all'acquisto dei livelli OT 6 e OT 7 (per i quali alloggia nel "lusso smodato"), nell'affidavit dichiara che "A quel punto stavo finendo i soldi, così per pagare questi livelli vendetti l'appartamento di Roma". Maria Pia Gardini incolpa Scientology di averla indotta a disfarsi dell'appartamento per conseguire gli straordinari super-poteri di OT 6 e 7; scelta che si rivelerà sbagliata. Ma - per l'ennesima volta - anche di questa vendita la Gardini dà una seconda versione, completamente differente dalla prima.

Nel "Libro nero delle sette in Italia" la Gardini racconta che, dopo essere entrata nella Sea Org, a Roma "avevo ancora una bellissima casa in cui, ovviamente, ormai non abitava più nessuno. Mia figlia Federica si era sposata ... e viveva in Toscana, e così cominciai a ragionare sull'eventualità di mettere in vendita la mia abitazione nella capitale." Un paio di pagine dopo Maria Pia Gardini ricorda che a seguito dei guai giudiziari che Scientology stava vivendo in quel momento, "l'Org mi consigliò di andare a Flag, in Florida, dove avrei potuto frequentare e ottenere il livello OT 6 e OT 7. Tale proposta non avvenne per caso, dal momento che avevo appena venduto la mia proprietà a Roma e, quindi, mi trovavo in possesso di una cospicua somma".

È quindi falso che avesse venduto l'appartamento perché forzata ad acquistare OT 6 e OT 7. Vende l'immobile perché - avendo deciso di lanciarsi "ai massimi vertici della Chiesa" - è inutilizzato. Poi, a vendita avvenuta, decide di seguire il "consiglio" di Scientology che le propone di recarsi in Florida per "frequentare e ottenere il livello OT 6 e OT 7". (Dando così inizio allo stravagante inseguimento americano della figlia che "viveva in Toscana".)

Chiarito il motivo che ha indotto Maria Pia Gardini a vendere l'appartamento (compratole da suo padre qualche anno prima), passiamo a un altro aspetto rilevante: gli importi relativi all'operazione.

La "casa" (che in realtà era un appartamento) è descritta come "bellissima", e doveva sembrare tale anche a chi è abituato a una "vita da film". Si trattava di "un elegante appartamento di 180 metri quadrati, più giardino pensile, alla Farnesina" (IMAIS), con il bagno "arredato con rubinetteria dorata". Siamo sul finire dei rampanti anni 80, e secondo la stima di un agente immobiliare (fatta nel 2012 quindi approssimativa), doveva aggirarsi intorno al miliardo di Lire.

La Gardini non specifica quanto le sono costati quei 2 livelli OT. Per la figlia dice di avere speso 70 milioni. (Più altri 42 milioni per "le spese di vitto e alloggio" per i quattro mesi di permanenza in America, che fanno oltre dieci milioni al mese per mangiare e dormire. Era il 1985 e questo ci rassicura sul fatto che non si trattava di una sistemazione precaria.) Possiamo presumere anche per lei un costo analogo. Per cui Maria Pia Gardini accusa Scientology per avere dilapidato un appartamento in cambio di quei 2 livelli OT, ma la realtà è molto diversa: entrata in possesso di una somma che persino l'esigente Gardini definisce "cospicua", appena un decimo di quell'importo (compreso vitto e alloggio) è stato destinato a Scientology. Il restante 90% di quella ingente somma è estraneo alla sua vicenda con Scientology.

Proseguiamo. Quando decise di entrare nella Sea Org, "ovvero di lanciarmi ai massimi vertici della Chiesa", si trasferì a Clearwater, in Florida, dove agli staff vengono forniti vitto, alloggio, uniformi e un piccolo stipendio.

Le uniformi. Per la Gardini erano "dozzinali", e così "per non sbagliare me le faccio fare su misura dalla sarta" (IMAIS).

Il vitto. Solitamente Maria Pia andava per "una cenetta al Red Lobster", dove "ti facevi una bella aragosta con le salsine" e, perché no, anche "sei ostriche appena pescate", visto che non si vive di sola aragosta.

Infine l'alloggio. Per gli staff è all’Hacienda Gardens, "una specie di villaggio con molte case tutte divise in appartamentini, con un bagno, un piccolo soggiorno, e tre camere". Ma dopo aver visto la "camerata da caserma con indumenti sparsi, nel più completo disordine" in cui avrebbe dovuto alloggiare, la Gardini reputa l'Hacienda troppo dozzinale, non adatto alla sua "vita da film", e altezzosamente esclama: "Mi spiace, signori, questo non è il mio modo di vivere", e per rispetto del suo rango compra (affittare è da pizzettaro) "un bel appartamento che si affacciava sul golfo del Messico" (LNDS), necessariamente situato "in una palazzina di lusso con piscina, sala ginnastica, sauna e security giorno e notte. Due camere da letto due bagni e soggiorno". La lussuosa palazzina si trova a Island Estate, luogo ai più sconosciuto in Italia, ma a questo punto abbiamo già capito che si tratta di "una splendida località di villeggiatura. Un posto rinomato".

Tutto intorno a lei è lusso, splendore, denaro speso "allegramente, praticamente buttato" e aragoste con le salsine. Perché lei non è una qualsiasi, lei può proclamare: "sono Maria Pia Gardini" ("I miei anni in Scientology"). Noblesse oblige.

Chiunque altro avrebbe scelto un appartamento più modesto (e in affitto). Anzi, chiunque altro avrebbe scelto la sistemazione gratuita all'Hacienda Gardens, come fanno tutti gli staff. Perché risiedere fuori dall'Hacienda è un "privilegio di pochi" (IMAIS) che necessita di uno "speciale permesso" da conservare "gelosamente perché il fatto che io viva fuori solleverà non poche invidie". È quindi ovvio che per chi, con dubbio gusto, si vanta di non avere "mai sciacquato un piatto" in vita sua, la soluzione non poteva che essere una "palazzina di lusso" situata in "una splendida località".

Stesse considerazioni quando, in dicembre 1990, la Gardini si imbarca sulla Freewinds, la nave da crociera di Scientology, per fare OT 8. Anche lì poteva usufruire di vitto e alloggio gratuiti. Ancora una volta Maria Pia Gardini trova la sistemazione inadatta al suo lignaggio: "Non volevo dormire negli alloggiamenti dello staff sui ponti inferiori dove faceva un caldo tremendo"(affidavit), quindi "pagai profumatamente una cabina sulla nave" (LNDS). Come nel caso dell'appartamento con vista sul golfo, viene da chiedersi come sia possibile che ci siano così tanti sprovveduti che si ostinano ad alloggiare nei claustrofobici ponti inferiori, quando è tanto più raffinato alloggiare in una confortevole cabina.

Arriviamo al 1992. Sono già trascorsi 7 di quei 9 anni impiegati da Scientology per trasformare la "molto abbiente" Gardini in "una persona molto povera", anzi "sul lastrico". Nonostante l'opera predatoria di Scientology sia quasi conclusa, la Gardini tratteggia nell'affidavit una quotidianità che ricorda il cinema dei telefoni bianchi: "Il maggiordomo venne ad avvertirmi", "Dissi al maggiordomo di prendere una delle mie automobili", "la cameriera mi informò che nel mio giardino".

A quel punto, quel 1.840.000 dollari l'aveva quasi completamente versato, nell'affidavit dichiara che già da tempo aveva problemi finanziari, eppure porta avanti la sua "vita da film" nella sfarzosa villa di famiglia.

Il fatto che in quegli anni la Gardini si sia trovata "costretta a vendere qualche proprietà", più che a Scientology sembra da imputarsi al fatto che lei i soldi li spendeva "allegramente, li buttavo, perché potevo permettermelo". Ma la "vita da film" della Gardini ci riserva ben altre sorprese che vedremo nel prossimo capitolo.

(continua)

sabato 3 marzo 2012

Intervista a Maria P. Gardini cap. 3

Nel capitolo precedente abbiamo visto che il semplice buon senso rende non credibile la dichiarazione di Maria Pia Gardini: "Io sono entrata in Scientology per seguire mia figlia, che era stata presa e portata in America. [...] Io ho voluto seguirla, pensavo di poterla tirare fuori".

Vediamo ora alcuni risvolti di questa asserzione che meritano di essere conosciuti.

Iniziamo dal fatto che la figlia "era stata presa e portata in America". Questa storia la troviamo anche nel libro "I miei anni in Scientology", dove l'autore A. Laggia scrive che la Gardini si sarebbe spinta "addirittura oltreoceano per inseguire la figlia". Inseguire fa pensare a un rapimento, o comunque a una costrizione da cui tentare di liberarsi. Però questo "presa e portata in America" non si concilia con quanto dichiara  sempre Maria Pia Gardini a inizio intervista: "Lei [la figlia] che si è sentita salvata dai libri di Ron Hubbard, ha continuato in Scientology", e contraddice la versione presente nel "Libro nero delle sette in Italia", dove non c'è traccia di costrizione, tutt'altro: "[la figlia] sosteneva di stare tanto bene in quella realtà".

Va inoltre precisato che non c'è mai stato alcun inseguimento - "addirittura oltreoceano" - della figlia, dato che, sostiene Maria Pia Gardini sempre nello stesso libro, la ragazza: "faceva la spola tra Roma, dove abitavamo io e la mia nipotina, e Milano, in cui si trovava la sede della Chiesa; ebbe modo di incontrare un bravo ragazzo e per giunta di ottima famiglia (ovviamente scientologo) e da quel momento la sua dedizione all'Organizzazione fu totale".

La Gardini non va in America per seguire la figlia, al contrario si allontana da lei. E lo fa per soddisfare una sua ambizione personale: vuole far parte del della Sea Org, quello che lei chiama "il cosiddetto staff di élite". Va in America perché vuole: "lanciarmi ai massimi vertici della Chiesa" (LNDS). Altro che "inseguire la figlia", Maria Pia Gardini vuole primeggiare, essere "una scientologa in carriera".

- In merito al fatto che - ancora prima di aderirvi - la Gardini aveva già capito che Scientology è nociva ed è meglio starne alla larga, queste sono alcune frasi che abbiamo già incontrato e che smentiscono completamente la tesi secondo cui Maria Pia Gardini, unica tra gli ex scientologist al mondo, non avrebbe mai creduto nelle "stupidaggini" di "Scemology", l’aveva giudicata nociva fin dall'inizio e vi avrebbe aderito solo perché ricattata:

"alla fine mi sentii meglio. Allora decisi di continuare"
"domandai se fosse possibile acquistare ulteriori ore di auditing"
"In quel momento era forse ciò che cercavo"
"mi convincevo sempre più che effettivamente quelle sedute qualche beneficio me lo stessero offrendo"
"mi propose di seguirla in Scientology ... non mi sembrava da scartare a priori"

Ve ne sono molte altre, ma possono bastare.

- In una intervista a Storie Vere del 2011, Maria Pia Gardini dichiara: "Come è morta mia figlia, naturalmente, ho preso la porta e senza sbatterla sono uscita", ribadendo così la seconda asserzione fatta alla TV svizzera ("a fine 90 è morta e io ... dissi: io me ne vado, non ho più ragione di rimanere"). Ma è una storia che non regge: metterà così tanta cura per non sbattere quella porta, che la sua permanenza in Scientology durerà ancora anni.

Per quattro anni, dopo la scomparsa della figlia, la Gardini continuerà a praticare attivamente Scientology e a dare auditing, ossia a esercitare il suo ruolo pastorale. Se fin dall'inizio avesse considerato Scientology "una truffa" (Famiglia Cristiana), non avrebbe potuto dichiarare "che l'unico motivo per cui continuavo a restare all'interno di Scientology era la passione che mettevo ogni volta che audivo qualcuno: mi rendeva felice riuscire a rasserenare le persone e sentirmi dire che avevano superato, grazie a me, delle situazioni difficili e dolorose" (LNDS). Questo "unico motivo" che la trattiene in Scientology, è riferito a un periodo precedente alla scomparsa della figlia, quando Maria Pia Gardini viveva in America (e la figlia in Italia con il marito), ed esclude che "l'unico motivo" della sua affiliazione fosse il tanto sbandierato timore della disconnessione, il quale a sua volta esclude che "l'unico motivo" fosse l'inseguimento oltremare per tirarla fuori.

Capita che Maria Pia Gardini non consideri le conseguenze logiche delle sue dichiarazioni. Nel capitolo precedente ne abbiamo visto un esempio, e adesso ne incontriamo un altro. Se fosse vero che ha sempre considerato Scientology una truffa ecc., quando afferma che audiva persone "che venivano in America solo per essere auditi da me, e parlo di industriali, personaggi in vista e molto noti del panorama internazionale. [...] ero circondata da uomini e donne che mi stimavano e mi cercavano continuamente, fidandosi e mettendosi nelle mie mani" (LNDS), starebbe descrivendo sé stessa come una persona abbietta, che non si fa scrupolo di truffare persone che la stimano e si fidano di lei al punto che volevano essere auditi solo da lei.

In quest'ultima citazione cominciano ad apparire con prosaica evidenza i veri motivi della sua lunga parabola di adepta di Scientology. Motivi che la Gardini mette nero su bianco in IMAIS quando afferma che "essere un OT3 dentro Scientology è fuor di dubbio uno status: all’interno dell’Organizzazione ti senti un dio, e gli altri ti invidiano. E poco importa, per me, se al di fuori invece resto Puccy coi miei problemi e insoddisfazioni".

Anche all'inizio, nella piccola "org" di Roma dove aveva fatto i primi corsi (e dov'era affissa una targa "col nome della benemerita Maria Pia Gardini" [IMAIS]), il meccanismo psicologico che la spinge ad aderire a Scientology è sempre lo stesso: "alimentato dalla mia voglia di eccellere". In quell'ambiente la Gardini ci si ritrova "a pennello", attorniata "da persone dello spettacolo e della mondanità", la cui frequentazione è per la Gardini motivo di vanto.

- Torniamo all'inseguimento alla figlia "presa e portata in America". Un inseguimento che cambia totalmente di prospettiva se si lascia parlare Maria Pia Gardini. Sempre in IMAIS si legge che terminato il corso di addestramento a Clearwater, la Gardini dovrebbe tornare in Italia per fare l'auditor, ma il suo superiore Norton le propone di stabilirsi in America: "Che fare? Tornare a casa tra i miei affetti, la mia vita? O restare nel quartier generale spirituale della religione di Scientology con incarichi sempre più importanti? Mia figlia non ha dubbi: «Accetta, mamma», mi dice per telefono. «Sei ormai nell’élite, nella Mecca della perfezione tecnica. Cosa vuoi di più? ... Incalzata da Norton e da mia figlia, alla fine capitolo di fronte alle loro insistenze e firmo il passaggio dall’Italia a Flag " (IMAIS)

Altro che ricatto della disconnessione. Essere considerata un dio, avere uno status sociale invidiabile, frequentare dei personaggi in vista, essere "nell’élite, nella Mecca" di Scientology con "incarichi sempre più importanti", venire "accolti come trionfatori e fautori del bene del mondo" (exscn), per la Gardini sono state delle lusinghe irresistibili.

Maria Pia Gardini palesa questo suo bisogno di primeggiare ("alimentato dalla mia voglia di eccellere") in IMAIS, dove racconta che quando a Copenhagen attesta il raggiungimento dello stato di Clear, festeggia:

"con altri italiani imbarcatisi per Copenhagen per la stessa avventura. Li avrei ritrovati anni dopo negli Stati Uniti, io in veste di auditor e loro coi barattoli dell’e-meter in mano. Come dire: presi e superati."

Motivazioni inebrianti per chi (lo vedremo in seguito) ha "un bilancio in rosso" della propria vita. Non c'è quindi da stupirsi se Maria Pia Gardini, nonostante ora sostenga di non aver mai creduto in Scientology, fosse invece una adepta addirittura entusiasta, pervasa dal fervore del convertito al punto che "l’elettrometro con le sue lattine luccicanti diventa il mio primo e inseparabile compagno. E devo dire che arrivano pure gratificazioni e riconoscimenti" (IMAIS). Per la Gardini le gratificazioni sono cose come vedere che il suo "nome compare spesso a caratteri cubitali nelle bacheche della Sea Org come superstar".

La "superstar" Maria Pia Gardini non stava in America per "tirare fuori la figlia" dalla setta cattiva (figlia che se ne stava invece in Italia in qualità di staff della chiesa di Milano), ma perché lusingata nel sentirsi considerata "un auditor di estremo valore" (affidavit), perché trattata come una "superstar". Per chi ha un passato tutto da dimenticare, finalmente un inatteso successo che le consente di "prendere e superare" gli altri.

In "I miei anni in Scientology" c'è un brano che evidenzia come all'interno di Scientology la Gardini poteva finalmente sentirsi una persona realizzata, mentre al di fuori del movimento le intemperie della vita avevano lasciato il segno. È già trascorso oltre un anno dalla scomparsa della figlia (ossia da quando, secondo la versione attuale, aveva già "preso la porta e sono uscita"), e Maria Pia Gardini delinea una situazione patetica:

"Gli amici sono solo numeri telefonici di una rubrica ormai inutilizzata. Gli affari vanno male, anzi non esistono proprio. A Castiglione mia figlia non c’è più. È rimasta mia madre in preda a una forte depressione e temo di ricaderci anch’io; ne avrei qualche motivo e ne ho paura. In Florida, invece, ho comunque una casa mia, un’amica carissima e uno status sociale invidiabile, benché circoscritto all’asfissiante recinto di Flag. Tornando, insomma, non perdevo solo la vista delle palme e la vicinanza con le spiagge coralline, ma anche qualcos’altro."

Sentire di avere "uno status sociale invidiabile", essere ammirati, sono soddisfazioni che non sono estranee neppure alla sua trasformazione in accanita accusatrice di Scientology:

"quell’intervista avrebbe fatto in poche settimane il giro del mondo. Da lì è iniziato il nuovo capitolo della mia vita. Ho scoperto che tantissimi mi avevano letto e sono diventata, anzi sono tornata a essere Maria Pia Gardini, quella che conoscevo un tempo. Lì ho capito che avevo questo nuovo dovere di testimonianza da portare avanti. Qualche giorno dopo ho ripetuto l’intervista al St. Petersburg Times, uno dei quotidiani più popolari in Florida. Non mi aspettavo assolutamente un effetto simile. Il mio telefono suonava in continuazione. E della signora italiana che aveva scalato le vette della tecnica in Scientology prima di precipitare nel baratro iniziarono a occuparsene anche i giornali e le trasmissioni televisive del mio Paese." (IMAIS)

Dopo essersi sentita una celebrità all'interno di Scientology, la Gardini scopre di potersi considerare una celebrità come sua accusatrice. Da quando:

"fa parte dell’Associazione per la Ricerca e l’Informazione sulle Sette, i suoi impegni si sono moltiplicati. «Sono molte le persone che [...] mi cercano per avere indicazioni ...», spiega. A tutti risponde. Non c’è convegno o seminario che tratti dei nuovi movimenti religiosi ... al quale non sia invitata". (IMAIS)

La notorietà, venire invitata a convegni e intervistata da giornalisti, essere considerata una sorte di eroe civile, apparire su giornali e TV. Sirene a cui è difficile resistere per chi descrive la propria vita con "un bilancio in rosso", con alle spalle un matrimonio fallito "dopo tre anni", un secondo matrimonio finito "dopo appena 6 mesi", una figlia che già a 17 anni esce di casa incinta e a 19 è una tossicodipendente. Mentre "io la trascuravo dedicandomi anima e corpo al cinema", attività che per di più verranno entrambe dichiarate fallite (dopo che le aveva aperte con il denaro del padre).

Dopo l'effimera gratificazione di Scientology che la faceva sentire una divinità invidiata, fortunatamente una nuova occasione: l'esperta anti-Scientology. L'anti-settarismo come veicolo di riscatto sociale.

Maria Pia Gardini può urlare a volontà "non ho mai sentito il bisogno di autogiustificarmi o di tentare di ricostruire il mio passato" (exscn), ma la realtà non cambia.