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martedì 5 marzo 2013

Gabriella Monaco e la psicosetta - 5

Seviziata da un eufemismo

(continua dal post precedente)

Il sabba

In una testimonianza scritta nell'ottobre del 2004, Gabriella Monaco descrive l'iniziazione al 1° livello Reiki, calandola in una inquietante ambientazione gotica:
"una sorta di sabba segreto danzato dai maestri attorno a te, mentre ti soffiano addosso recitando strane formule".
Anche G. B., che all'epoca della deposizione aveva 16 anni, racconta di quando fu iniziato a questo 1° livello all'età di 10/11 anni, un'età in cui era certamente più impressionabile della Monaco che di anni ne aveva 35. Questa è la sua descrizione del tenebroso rituale:
"Se non sbaglio c'era dell'incenso e la musica di sottofondo tipo indiani d'america. V. mi ha detto di chiudere gli occhi e di congiungere le mani, poi me le ha fatte muovere su e giù e nel frattempo mi soffiava addosso. Al termine sono uscito dalla stanza." [1]
Un'altra teste che descrive l'iniziazione è E. F., una delle testimoni più esacerbate contro Arkeon. Per far sembrare più consistente il numero di ex che sul forum del CeSAP denunciavano gli abusi di Arkeon, ricorreva al pratica disonesta del morphing, firmandosi con tre diversi nick (Emanuela, Tiresia e Tritri). Poiché dalla sua deposizione in tribunale appare psicologicamente piuttosto fragile, E. F. è particolarmente indicata per confermare la versione della Monaco. Ecco la sua descrizione del "sabba" che ha turbato la Monaco:
"una serie di gesti che venivano fatti per far sì che queste persone diventassero canale di Reiki".
I Minori e i risvolti sessuali

G. Monaco: "Altre persone sono C. C. e suo marito, che sono a conoscenza anche di fatti specifici riconducibili al coinvolgimento di minori durante i corsi, anche negli esercizi con risvolti sessuali"

I "risvolti sessuali" sono un chiodo fisso per la Monaco, ma la sua accusa non è che una menzogna che assume la forma dei suoi pregiudizi (o fobie). Basta vedere cosa rispondono in merito a questi fatti scabrosi prima la teste C. C. e di seguito il marito, entrambi testi dell'accusa:
C. C.: Sì, ho conosciuto [durante un seminario - ndr] una ragazza di 16 anni.
Domanda: Può dire solo della partecipazione di una persona minorenne?
C. C.: Sì. Mi ricordo che la signora P. D. N. [la più accanita accusatrice di Arkeon con E. F. e la Monaco - ndr], mi aveva detto, perché era mia amica, ora non ci frequentiamo più, continuava ad insistere di scrivere che io avevo visto questa persona. "Ma sì, che motivo c'è? L'ho vista, ma niente di particolare". "Scrivi, manda un fax", io mi fidavo di lei, ho detto: "Sì, va bene, lo scrivo", ma non c'è stato un motivo scatenante per cui io ho mandato questo fax. Ho detto: "Va beh". Diciamo che la motivazione era che queste carte servivano perché doveva essere fatta una ricerca, non una denuncia [...]
Domanda: Perché insisteva che doveva scrivere?
C. C.: Perché bisognava fare una ricerca. Il Cesap doveva fare una ricerca, solo una ricerca.

Domanda: Ha mai assistito alla presenza di minorenni durante i seminari?
Marito di C. C.: Beh, ho visto magari delle madri che avevano i bambini in braccio molto piccoli, questo sì, o che erano fuori magari. Bambini minorenni nel senso di... no, io ho visto delle mamme con dei bambini molto piccoli.
La minaccia di morte

Per questo episodio iniziamo dalla deposizione di C. C., che è la stessa testimone che abbiamo visto sopra:
C. C.: Sì, una signora che è stata male.
Domanda: E cioè cosa è successo?
C. C.: Lei parlava della sua esperienza con una bambina, non ricordo esattamente i motivi, che questa bambina era stata male, aveva avuto qualche problema e lui [il maestro - ndr], non ricordo le parole esatte che ha detto M., però ha detto: "Come è venuta se ne potrebbe andare", e lei è caduta dalla sedia. Questo è successo. La mamma... però non era là la bambina, cioè raccontava della bambina.
Domanda: E questo perché ha provocato in lei una reazione?
C. C.: Perché ha detto: "No, non è possibile..."
Domanda: Sta parlando di morire, è riferito alla morte?
C. C.: Sì, non ha detto "morte", però...
È un episodio sgradevole. Dalla deposizione di C. C. non se ne comprende il contesto, tuttavia ventilare a una madre la possibilità, per quanto ipotetica, che la figlia "se ne potrebbe andare" è certamente fastidioso [2]. Ma da un commento molto inopportuno, la Monaco riesce a costruirci sopra la trama di un thriller:
"La C. ebbe a dirmi che una donna fu minacciata della morte della figlia, di pochi mesi, qualora non avesse continuato la sua frequentazione in Arkeon."
Non sono solo i testimoni a smentire la Monaco; capita che sia lei stessa a contraddirsi. In un post su Maria Pia Gardini, della ex di Scientology avevo evidenziato le innumerevoli versioni contrapposte, accostando una frase in cui sostiene una cosa con una dove dice l'esatto contrario. È possibile fare questo raffronto tra la "Versione A" e la "Versione B" anche con Gabriella Monaco. Vediamo qualche esempio.
Versione A:

Domanda: Quindi il maestro l'aveva convinta?
Risposta: Mah, più che aver convinto me, aveva talmente convinto mio marito che quando siamo tornati a Milano io decisi di fare anche il secondo seminario.

Io sono entrata e uscita, perché io sono stata 15 giorni, due seminari, ho visto cosa accadeva.

Per quanto riguarda i meccanismi di permanenza, nel mio caso, non è tanto che io sia più stabile di altre persone [...] non hanno avuto tempo di agire tutte queste tecniche prolungate nel tempo, come erano già avvenute ad esempio nel caso di mio marito. [...] Ma io sono certa che se avessero lavorato ulteriormente su di me, io, nonostante mi ritenga una persona con un grande senso critico, probabilmente sarei rimasta.

La fedeltà dell’adepto e la manipolazione ha efficacia proprio perché la persona continua a frequentare.
Queste dichiarazioni presentano un elemento fondamentale del teorema della Monaco: lei non ha mai creduto a una parola della filosofia di Arkeon, che considera null'altro che "un gruppo di pazzi". È una posizione credibile: ha partecipato ad appena due incontri e solo per compiacere il marito, tra l'altro con il risultato che tutti conosciamo. Capita però che la Monaco abbia l'esigenza di rimarcare quanto le "tecniche manipolative sottili e ben celate" di Arkeon fossero pericolose, e allora il registro cambia completamente e abbiamo la Versione B:
La devastazione che avevano iniziato su di me con le loro tecniche invasive [3] aveva prodotto subitanei effetti, solo con un incontro: non volevo più parlare con la mia famiglia e con gli amici esterni al gruppo, per un lungo periodo non ho incontrato nessuno, sono diventata aggressiva e profondamente alienata dal mio contesto, immediatamente dipendente dal maestro che mi chiamava e che chiamavo di continuo, pronta a farmi consigliare da un perfetto sconosciuto!

Mi fecero fare un esercizio per staccarmi da mio padre [...] Per più di un mese non volli vedere mio padre, malato di cancro [...] E lo stesso processo di estraniamento avvenne con mia madre, mio fratello, le mie sorelle... tutti improvvisamente diventati nemici da evitare [4]
Per sua fortuna, la Monaco non è credibile, ed è per lei una fortuna perché se dovessimo ammettere che dopo "un esercizio" soffrì così gravemente di questa paura irrazionale e immotivata dei suoi famigliari e degli amici, il suo problema non sarebbe di certo il plagio ma qualcosa di ben più serio.

Passiamo ad un altro esempio. In merito al suo primo seminario, nella testimonianza scritta per il "dossier" della Tinelli si legge a cosa era dovuto il suo inscalfibile scetticismo:
Versione A

ho pensato di essere in mezzo a dei pazzi e che il più folle di tutti era il maestro
ma in quello stesso testo scrive anche:
Versione B

Uscimmo dal seminario confusi ma allo stesso tempo esaltati. Ci avevano fatto credere di avere avuto la consegna di poteri soprannaturali, naturalmente con tecniche manipolative sottili e ben celate
Sostiene che non ha creduto a niente, e nello stesso tempo dichiara di avere creduto alle stupidaggini più insulse.

Come per la fobia della famiglia, anche qui c'è da fare un'osservazione simile. Chi partecipando a un seminario si convince di avere acquisito dei "poteri soprannaturali", può essere che sia stato sottoposto a "tecniche manipolative sottili e ben celate" (e soprattutto magiche), ma di sicuro è come minimo un gonzo.

Vediamo un ultimo esempio. Secondo l'esperta di sette Lorita Tinelli, per adescare gli adepti le "sette" userebbero il love bombing. È una cosa che ripete come un mantra, anche a sproposito come nel caso di Scientology. Indottrinata dalla sua carismatica guida, anche la neo adepta all'antisettarismo ripete la filastrocca del "love bombing":
nel momento in cui entra subisce questa fascinazione molto forte. Diceva la signora Gardini: love bombing. Nel momento in cui si entra in questi gruppi, quello che è accaduto a me, quello che è accaduto a mio marito, lui ha subito proprio una pressione, una sorta di esaltazione iniziale per cui lo riempivano di complimenti, lo facevano sentire al centro dell’attenzione [...] tu entri lì e pensi di avere tutti nuovi amici, un mondo tutto nuovo di affetto.
Poi abbiamo la "Versione B", secondo cui al suo primo seminario avrebbe subito una "violenza sessuale di gruppo", che è quanto di più lontano possa esserci dall'affetto e dall'amicizia.

Lasciamo la "Monaco A" che contraddice la "Monaco B", per passare a un'altra categoria di questo zibaldone: i ragionamenti ottusamente illogici, come ad esempio l'invenzione della donna costretta ad abortire, che abbiamo visto all'inizio:
M., adepta da dodici anni e anche lei ormai maestra [di Arkeon - ndr], dopo aver pagato cifre esorbitanti ha mandato a monte la sua unica gravidanza, poiché il maestro le ha ordinato di abortire: ormai ha quarantasei anni e ha perso l'unica opportunità di essere madre mentre il suo uomo lo hanno accoppiato con un'altra del gruppo, più giovane anche nell'adesione e quindi da fidelizzare con un doppio legame.
È una spiegazione assurda. La setta si sarebbe infilata in un ginepraio - separare una coppia, imporre un nuovo partner a 2 seguaci e la rogna di ordinare un aborto - solo per raddoppiare il legame di una partecipante che comunque era già "fidelizzata". È un comportamento più illogico di quello tenuto dal lupo rincoglionito di Cappuccetto Rosso.

Le illogicità della Monaco possono rivestirsi di un vittimismo così sfrontato che il dramma scade nella farsa:
Sono certa che questo gruppo sia una setta, ho visto e vissuto cose che mi hanno segnata profondamente per le quali mi sto curando con grande fatica da uno psicoterapeuta, per cercare di mettere a posto gli squarci che hanno aperto nella mia psiche in nome del profitto.
Questa prova d'attore, che ricorda il celebre monologo di Blade Runner "Ho visto cose che voi umani...", è un'evoluzione del recitàl tenuto in tribunale nel 2011:
Domanda: Dopo essere uscita da Arkeon è stata in cura da uno psicologo?
Monaco: Sì, immediatamente, già nel 2003 io sono dovuta ricorrere alle cure psicoterapiche, perché ero distrutta nella mia autostima, oltre al fatto che avevo questa sindrome da stress postraumatico per questo abuso subito. [...] Io sono ancora in cura, a distanza di nove anni.
Impossibile, per me, non ricordare una melodrammatica compagna di classe delle scuole medie, che dopo un brutto voto si alzò dal banco e si gettò dalla finestra. Eravamo al piano terreno e il marciapiede su cui "precipitò" era allo stesso livello del pavimento dell'aula.

Gabriella Monaco sostiene che nel 2003, appena uscita da Arkeon, fu costretta a iniziare una cura psicoterapica ed è "ancora in cura a distanza di nove anni". Se la sventurata portavoce del "Comitato Vittime delle Psico-sette" necessita di un accompagnamento psicoterapeutico, umanamente dispiace, ma la causa di questi disturbi mentali non possono essere stati né lo "stress postraumatico" di un abuso sessuale mai accaduto, né "gli squarci che hanno aperto nella mia psiche" con una coercizione mentale altrettanto inesistente, dato che su di lei "non hanno avuto tempo di agire tutte queste tecniche" manipolative. Certo però che se dopo tanti anni è ancora in cura, vuol dire che la terapia è necessaria; questo nessuno lo mette in dubbio, dato che le sofferenze di cui parla sono la rappresentazione più plausibile dell'Inferno, insieme alle tavole di Gustave Doré.

Vediamo un'ultima illogicità della Monaco. Poiché nel primo seminario di Arkeon aveva subito una violenza sessuale di gruppo, in tribunale le viene chiesto come mai tornò a un secondo incontro:
Io lì da solo non lo volevo lasciare andare, perché io mio marito non lo volevo perdere.
Questa affermazione sottende che il marito voleva continuare a frequentare i seminari, e se lei non lo avesse accompagnato, il marito l'avrebbe lasciata. Già nel capitolo 1 abbiamo visto che si tratta di una falsità, ma è meglio che sia una testimone dell'accusa a confermarlo:
Domanda: Senta, le è stato mai per caso imposto di portare suo marito ai seminari?
C. C.: No.
Ma soprattutto è una spiegazione tanto insensata che non è credibile neppure per un seguace di Giorgio Bongiovanni, l'addetto stampa della Madonna, di Gesù Cristo e degli extraterrestri per il pianeta Terra. Non si comprende perché un marito "molto innamorato", legato a lei da "un rapporto molto bello", avrebbe dovuto separarsi se la moglie non partecipa a un seminario, mentre altri partecipavano senza il coniuge a cui della stramba dottrina di Arkeon non importava nulla.

Ma la stravaganza probabilmente più divertente è la "trasgressione creativa":
Domanda: Quando era all’interno di Arkeon ha mai partecipato all’esercizio denominato “trasgressione creativa”?
Monaco: Ne sono stata vittima. Perché la “trasgressione creativa” è quella che è stata proposta a mio marito, con un’altra donna, per risolvere il mio processo, cioè a lui l’hanno portato ad andare a letto...
In sintesi, secondo la Monaco in Arkeon sarebbe esistito un esercizio consistente nell'imporre a un marito di andare a letto con un'altra donna. Secondo la Monaco il fine era "verificare se io ero la donna adatta a lui oppure no o vedere se io, dopo questa punizione pubblica, ero disposta a riprendermelo". Giá da questa prima frase vediamo che la Monaco si sta contraddicendo. Secondo lei l'esercizio serviva per ottenere A oppure per ottenere Z. Non sa decidersi.

In tribunale di questa trasgressione hanno parlato solo la Monaco ed E. F., l'accusatrice infervorata che abbiamo già incontrato a inizio di questo post, la quale afferma: "Praticamente, si trattava: il Moccia trovava un’amante da dare al marito" [5].

Qui la vicenda diventa buffa, come ascoltare un sedicente esperto spiegare che il miglio è l'unità di misura dei canarini. Risoluta, la Monaco illustra un concetto con la determinata sicumera di chi non ha capito niente.

Per chiarire questo equivoco, è necessario premettere che come avviene spesso in questo tipo di dottrine, anche in Arkeon veniva posta una grande enfasi sull'integrità morale della persona. In aggiunta alla fissazione per una condotta impeccabilmente etica, in Arkeon trovava un particolare risalto l'istituto della famiglia: la relazione di coppia era considerata come uno spazio sacro in cui la fedeltà era un valore non negoziabile. Calato in questa mentalità, durante un seminario un tizio pensò di rimediare a una sua infedeltà coniugale "condividendo" il tradimento [6]. Ma le donne, si sa, sono strane, e questo tipo di confessione, dacché una forma primordiale di vita abbandonó le acque paludose per iniziare il suo travagliato percorso evolutivo, ha sempre comportato un risultato preciso: una furiosa incazzatura della moglie.

Per cercare di rappezzare la situazione, intervenne Moccia che disse: "Prendila come una trasgressione creativa, lui ti ama e ti sta chiedendo scusa" (se vi sembra una sciocchezza, provateci voi a dire qualcosa di più intelligente in un frangente simile).

Poiché in seguito i due si rappacificano, qualcuno iniziò scherzosamente a usare quel termine come perifrasi per evitare l'asprezza del verbo cornificare. In pratica, la Monaco si ritiene "vittima" di un eufemismo gergale.

In chiusura un paio di chicche. Sul forum del CeSAP Gabriella Monaco ha scritto:
No Psiche, se permetti dissento sul fatto che Fabia abbia SEMPRE rispettato tutti. Per quel che mi riguarda, ha qui e altrove messo in dubbio la veridicità della mia testimonianza [...] Per non parlare del suo contributo sul loro Ng [newsgroup - ndr] al linciaggio della Tinelli e del Cesap, che RISPETTOSAMENTE le permettono ancora di scivere qui.
Il fatto che mettere in dubbio una testimonianza sia una mancanza di rispetto, è indicativo di quanto la Monaco stia aspramente lottando per sostenere la veridicità della sua storia. Al punto da etichettare come una offesa un'opinione diversa dalla sua.

Ma si arriva al parossismo quando afferma che a Fabia "RISPETTOSAMENTE" era permesso di intervenire sul forum del CeSAP dopo che su un newsgroup avrebbe partecipato al "linciaggio della Tinelli". Chi ha frequentato pur brevemente il forum del CeSAP, sa bene che quella della Monaco è un'enormità: la Tinelli interpreta come ingiuria qualsiasi commento che non sia di devozione. È inimmaginabile che non si venga ostracizzati dopo la critica più innocente, figuriamoci un linciaggio.


"Vede minacce ovunque"

"soffre di manie persecutorie"

"Avrebbe potuto fare una migliore figura
cominciando subito, a tacere"

(da un unico post di Gabriella Monaco)

(Continua)

Note:

  1. Con il suo sinistro armamentario di sabba, sortilegi e malefici, la stregoneria è un'altra ossessione con cui la Monaco criminalizza Arkeon: "ci invitarono a bruciare delle cose che volevamo lasciar andare con il passato recitando una formula che, con mio grande spavento, ho appurato essere uno scongiuro presente nei manuali di stregoneria." Una fissazione confermata dell'ex marito: ai suoi famigliari la Monaco disse che in casa praticava "riti satanici".

  2. È ovvio che prima di esprimere un giudizio si dovrebbe conoscere tutto il discorso per contestualizzare quella frase, ma per non essere giudicato di parte nemmeno dai più infervorati, ho scelto di dare per acquisito il giudizio di C. C., la quale delinea una versione dell'accaduto che è la più compatibile con quella della Monaco.

  3. Quali siano però queste "invasive" "tecniche manipolative sottili e ben celate" non viene mai chiarito. Essendo la portavoce di un comitato anti-sette, indicare in cosa consisterebbero sarebbe non solo una informazione utile per fare prevenzione, ma dovrebbe essere lo scopo principale, ma al pari degli altri antisette su questo argomento anche la Monaco è incomprensibilmente reticente.

  4. Difficile non vedere in questi due improbabili "subitanei effetti" riscontrati su di sé dalla Monaco, il risultato di un indottrinamento: questi comportamenti descritti con enfasi così esagerata non sono che il solito tormentone degli antisette radicali, i quali riescono a vedere ovunque un distacco dell'"adepto" dal proprio ambiente e una sua dipendenza dal "guru", perché li considera la prova dell'avvenuta "manipolazione coercitiva" operata dalla setta. L'impressione è che se gli antisette sostenessero che i culti instillano l'idea che il brodo di pollo è nocivo, la Monaco giurerebbe che al solo sentirlo nominare si sentiva svenire.

  5. Nessun altro dei testimoni conosceva questa espressione.

  6. È lo stesso motivo che ha indotto l'ex marito della Monaco a parlare della sua relazione extraconiugale.

domenica 3 febbraio 2013

Gabriella Monaco e la psicosetta - 4

Gli abusi sui seguaci (prima parte) 

Nei tre post precedenti abbiamo potuto verificare come le accuse che la "Referente Comitato Vittime delle Psico-sette" rivolge ad Arkeon siano tutte infondate.

Fortunatamente le disavventure narrate da Gabriella Monaco finiscono qua, tuttavia per una migliore comprensione dell'intera vicenda, è utile conoscere altri aspetti della sua testimonianza, che evidenziano come fosse sufficiente qualche superficiale verifica preliminare per rendersi conto del credito da dare alle sue lamentele. Un riscontro che il CeSAP avrebbe dovuto fare prima di crocefiggere come setta un'organizzazione che setta non era; prima di innalzare la Monaco a emblema della sua lotta contro le "psicosette"; e prima di portarla in Senato a testimoniare l'inesistente. Vediamo ora qualcuno di questi aspetti.

Per delineare la malvagità dell'associazione, e mostrare quanto la manipolazione mentale praticata dalla "setta" fosse straordinariamente efficace, in tribunale la Monaco racconta:
"questa M. G. è stata indotta, da quello che mi ha raccontato lei, ad abortire perché il suo uomo [...] doveva essere accoppiato con un’altra donna [...] Quindi lei, che era incinta di quest’uomo, l’hanno fatta abortire, perché nel frattempo avevano deciso che doveva stare con l'altra"
Dal suo punto di vista, questo episodio offre due vantaggi: demonizza la "setta" e in più evidenzia che il sopruso da lei subito ("Mio marito mi ha lasciato perché gliel’ha detto un guru", "perché dovevano accoppiarlo con una persona del gruppo") era un'angheria abitualmente inferta agli "adepti".

Al fatto che la Monaco sia stata mollata dal marito per colpa di un "guru" è stato dedicato un intero post. Su questa crudele costrizione ad abortire sarà invece sufficiente ascoltare cosa dichiara in tribunale M. G., la diretta interessata, che la stessa Monaco [1] ha indicato alla Digos come testimone:
Domanda: Senta, lei abortì?
M. G.: Sì.
Domanda: Lo decise lei o lo decise il signor C. [il suo partner - ndr] o lo decideste insieme?
M. G.: Allora, è stata una decisione presa a malincuore, però questo figlio non era voluto dal signor C. [...] e quindi ho preso poi questa decisione.
Per la Tinelli era una verifica semplice da fare e soprattutto doverosa, dato che era in contatto con la signora G.

Un'altra invenzione della Monaco riguarda I. G. La si legge nella testimonianza che la Monaco scrisse per il dossier consegnato da Lorita Tinelli alla Procura di Bari:
"Ad I., in stanza con me nel seminario, dissero che c'era un'energia sessuale tra lei e il padre, e che lei avrebbe dovuto fare un esercizio: durante un rapporto sessuale con il suo ragazzo, al momento culminante avrebbe dovuto immaginare il viso del padre e concentrarsi sulle sensazioni che ne derivavano. Un suggerimento agghiacciante."
Chiamata in aula a testimoniare (sempre su indicazione Monaco/Tinelli), a I. G. viene chiesto:
Domanda: Senta, le è stato proposto dal maestro qualche esercizio da fare durante l'atto sessuale con il suo ragazzo, per liberarsi dell'idea di suo padre?
I. G.: No.
Si è dovuti arrivare al processo perché qualcuno verificasse le eclatanti affermazioni della Monaco che Lorita Tinelli ha poi ripetuto ai media.

Vediamo ora alcune affermazioni della Monaco sull'ex marito e confrontiamole con la risposte date in tribunale da quest'ultimo. Prima però è opportuna una precisazione.

Per gli anti-sette l'ex marito della Monaco è l'adepto di una setta e conseguentemente un plagiato da non ascoltare neppure (così come Gabriella Monaco è l'indiscussa vittima di un "cancro sociale" e quindi attendibile per definizione). Smentendo le associazioni antisette del "Forum" però, il tribunale ha sentenziato che l'ex marito era invece un normale partecipante a dei seminari, perché l'associazione è stata assolta con formula piena dall'accusa di praticare la "manipolazione mentale" [2]. Si tratta quindi di un testimone la cui credibilità - al contrario della Monaco - non è messa in discussione da alcunché. È inoltre un testimone che - sempre al contrario della Monaco - dà risposte pienamente plausibili.
Monaco 1:
Mi ricordo che lui nel periodo estivo mi ha detto: “Ho conosciuto una persona [il "guru" - ndr] che fa dei corsi così, vorrei andare a lavorare con lui”.
(Secondo la Monaco questo episodio dimostra che la "setta" stava manipolando suo marito - inducendolo a lasciare un lavoro sicuro - al fine di vincolarlo al gruppo. In seguito la Monaco precisa il periodo, "Maggio - Giugno", quindi ben prima di ottobre quando il marito partecipò al primo seminario in Arkeon. Ne risulta che il "plagio" sarebbe avvenuto ancor prima di iniziare i seminari "plagianti", semplicemente conversando - una volta e per telefono - con un esponente del gruppo.)

Marito:
Domanda: Quando tornò a casa dal suo primo seminario, disse alla sua ex moglie che voleva lasciare il suo lavoro per andare a lavorare con il Signor M.?
Marito: Assolutamente no.
Domanda: È sicuro di questo?
Marito: Certo!

Monaco 2:
Lui pretese di dire a mia madre che doveva curare mio padre, malato terminale di cancro, con il reiki. Non solo, lui disse che mia madre in realtà desiderava la morte di mio padre. A mia madre lui disse questo, e fece il trattamento ai medicinali per togliere gli effetti collaterali. [...] lui proprio ha preteso di aver, per imposizione delle mani, tolto gli effetti collaterali dei farmaci, ai farmaci che mio padre stava prendendo in quel momento, semplicemente tenendoli tra le mani
(Il marito avrebbe fatto queste affermazioni nel dicembre 2002, dopo aver partecipato ad appena un paio di incontri con Arkeon, esattamente il numero di seminari fatti dalla Monaco, che secondo lei stessa non sono sufficiente a "plagiare" un adepto [3].)

Marito:
Domanda: Lei ricorda di aver detto alla sua ex suocera, cioè alla mamma della Signora Monaco, di non curare suo marito, ma di usare solo il Reiki?
Marito: Non ho mai detto una cosa del genere.
Domanda: Sicuro?
Marito: Sono certissimo.

Monaco 3
Domanda: Ha poi avuto occasione di avere un chiarimento con suo marito?
Monaco: No. Subito dopo il seminario, il maestro ci ha rimandato a casa e ci ha ordinato di non parlare. [...] Tra l’altro, me l’ha detto poi in barlume di lucidità qualche giorno dopo, gli era stato anche vietato di dirmi cose carine se le avesse pensate

Marito:
Dopo quel seminario, noi siamo tornati a casa insieme ed abbiamo avuto un periodo, all'incirca di dieci giorni, nel quale abbiamo dormito separatamente, in due camere differenti ed abbiamo utilizzato questi dieci giorni per continuare la condivisione. Quindi ci siamo raccontati alcuni episodi della nostra vita passata, anche non necessariamente legati ad aspetti sentimentali, insomma di noi stessi, reciprocamente abbiamo fatto questa cosa.

Monaco 4:
Gli è stato vietato di parlarmi

Marito:
Domanda: Qualcuno le vietò di parlare con la sua ex moglie?
Marito: Nessuno.
Domanda: Quindi lei ci parlò, parlaste delle vostre cose?
Marito: Certo.

Monaco 5:
Domanda: Lei disse al fratello di S., il suo ex cognato, che S. [l'ex marito - ndr] voleva ucciderlo?
Monaco: È quello che lui disse all’interno del seminario. Gli ho raccontato che durante il seminario aveva manifestato questa cosa perché pensava che io e il fratello avessimo una relazione e lui lo doveva ammazzare. [...] Mio marito si era alienato dalla famiglia da quando aveva iniziato a frequentare Arkeon, perché diceva che la madre lo voleva abusare e che il fratello l’aveva abusato.
Domanda: Anche il fratello?
Monaco: Sì, che il fratello... per quello ce l’aveva con lui

(Avvertenza: i tre puntini non racchiusi da parentesi quadre, come in "fratello...", sono conformi alle trascrizioni fornite dal tribunale e indicano una frase lasciata in sospeso.)

Marito:
Domanda: Cosa successe quando lei lasciò la Signora Monaco?
Marito: Ho scoperto che mia madre, mio fratello, alcuni miei cari amici erano stati contattati dalla Signora Monaco, che li aveva informati del fatto che io facessi parte di una setta, che facessi riti satanici a casa, che...
Domanda: Facesse cosa, scusi?
Marito: Riti satanici a casa. Questo ovviamente mi ha prodotto un certo tipo di difficoltà, perché all'inizio io non capivo come le persone si stessero allontanando da me [4]. Poi questa cosa l'abbiamo affrontata tutti quanti insieme, perché una sera abbiamo fatto un incontro nella casa dove abita mio fratello [dove lui si era trasferito dopo la separazione - ndr]. Erano presenti le persone che vi ho citato ed anche la Signora Monaco.
Domanda: In questa riunione che cosa successe?
Marito: Successe che feci delle domande per capire che cosa era successo a mia insaputa, quando si erano incontrati e quello che avevano in qualche modo moto condiviso come tipo di informazioni.
Domanda: E che cosa le fu detto?
Marito: Che avevano fatto questi incontri e che lei aveva raccontato che io ero in pericolo perché facevo parte di questo gruppo, appunto definito una setta, e volevano mettermi sotto controllo per verificare il pericolo che...
Domanda: Scusi, controllo di...?
Marito: Il controllo di un'agenzia di investigazione. A quel punto ebbi evidentemente una reazione molto forte, perché lo trovai totalmente assurdo e mandai via la Signora Monaco da casa.
Domanda: Suo fratello le riferì qualcosa di particolare che gli era stato raccontato?
Marito: Sì. Mi riferì che gli era stato consigliato dalla Signora Monaco di chiudersi in camera, perché io avevo minacciato di volerlo uccidere con un coltello.
Domanda: Era vero? Lei ha mai minacciato suo fratello di ucciderlo?
Marito: No.
A questo punto lasciamo in pace l'ex marito che merita un po' di quiete, e per alleggerire l'atmosfera incupita da stupri, orge forzate, malati terminali e minacce di accoltellamenti vediamo qualche spigolatura meno angosciante.

Il rifiuto della medicina ufficiale

È un aspetto che abbiamo già incontrato poco sopra, quando l'ex marito avrebbe consigliato di usare il Reiki per curare il padre della Monaco, all'epoca gravemente malato. Quella di allontanare gli allievi dalla medicina ufficiale è un'accusa immancabilmente addebitata dagli anti-sette al "guru" di turno. Appresa la lezioncina, ecco quindi che la Monaco ripete pure lei queste accuse (prontamente riportate dalla Tinelli, vedi p.e. qui o qui). Ecco un'altra dichiarazione della Monaco in tal senso:
"Hanno illustrato quello che significa fare rei-ki: grazie all'imposizione delle mani [...] potrai guarire te stesso e gli altri da tutte le malattie, anzi non ti ammalerai, neanche di tumore. Hanno quindi sostenuto che la medicina tradizionale non serve, affermazione direi estremamente pericolosa perché ti spingono ad interrompere le cure se ne stai facendo qualcuna"
Vediamo ora le dichiarazioni di altri testimoni, iniziando da due donne in stretto contatto con la Monaco [5], che abbiamo già incontrato in precedenza:
Domanda: Nel corso dei seminari ha mai sentito parlare di promesse di guarigione da parte dei maestri?
C. C.: No.

Domanda: Le hanno detto di cessare l'assunzione di farmaci?
I. G.: Non ricordo.
Domanda: Di cessare la frequentazione con lo psicologo, quindi la terapia?
I. G.: Sinceramente non ricordo che mi abbiano detto espressamente questa cosa.
Il prossimo teste, P. V., è un ex maestro di Arkeon. È un testimone dell'accusa, e come la Monaco è particolarmente ostile contro Arkeon:
Domanda: Prometteva guarigioni di tipo fisico?
P. V.: No.
Domanda: Ha mai promesso che attraverso questi metodi sarebbero guariti da tumori?
P. V.: Non mi passava nemmeno per l'anticamera del cervello.
Con il teste E. P. si parla della rottura di un menisco:
E. P.: No, [il maestro] non ha mai detto che si guarisce con Arkeon.
Domanda: [il maestro] Ha mai prospettato ai partecipanti la possibilità che da questa frequenza si potessero risolvere o guarire da problemi fisici o psicologici?
E. P.: No no, mai.
Di nuovo sulla guarigione da malattie in generale con la teste M. M.:
Domanda: Ha mai creduto di poter ottenere una guarigione da una malattia attraverso la frequentazione dei seminari?
M. M.: No, no.
Stessa domanda per il teste M. S.:
Domanda: A lei è stato detto che la frequentazione dei seminari poteva curare il tumore, l'AIDS?
M. S.: Assolutamente no.
Domanda: Ha mai sentito dire che...?
M. S.: Si parlava che c'era, che alleviava il dolore e questo l'ho sperimentato con mia madre, perché mia madre è morta di tumore nel 2007 e quando aveva le crisi forti le praticavo per una mezz'ora del Reiki ed a lei passavano i dolori. Ma da questo a pensare di curare il tumore mi sembra una cosa assolutamente...
Giudice: Lasci stare quello che pensa, l'Avvocato voleva sapere se le aveva sentite queste cose?
M. S.: No, assolutamente no.
Un'opinione particolarmente significativa è quella di P. P., un "maestro" storico, a lungo legato a Moccia da un rapporto di stretta amicizia, e ora divenuto il più aspro accusatore dell'ex amico, a cui imputa ogni sorta di efferatezza:
Domanda: Il Reiki fa guarire dalle malattie?
P. P.: No. Ma, ripeto e preciso, anche al sottoscritto, non è stato mai insegnato che il Reiki fa guarire dalle malattie. Il Reiki è stato insegnato come strumento di... [viene interrotto dal giudice, quindi il teste conclude come segue: - ndr] un metodo atto a rimettere in moto tutte le energie e, grazie a questo, anche a trovare una positività nella vita a guarire.
Però la risposta più autorevole in merito al rapporto tra Arkeon e la medicina convenzionale possono fornircela A. P., medico chirurgo, e lo psichiatra N. A. Iniziamo dal medico:
Domanda: Anche in virtù della sua qualifica personale, durante i seminari lei ha mai sentito i maestri, affermare che attraverso la frequenza dei seminari era possibile guarire da malattie fisiche o psichiche?
A. P.: Mah, questo è stato il motivo per cui io sono andato a cercare le risposte in quello che allora si chiamava Reiki, perché nel volantino avevo visto "guarigione dalle malattie". Siccome io ero già specialista in ***, con l'idoneità a primario, dico: "Ma questi a chi prendono in giro" e sono andato a vedere questo primo seminario. [A questo punto il teste inizia una digressione sull'effetto placebo e sul significato del termine "autoguarigione" nelle medicine naturali, che viene interrotta dal giudice.]
Giudice: E' chiarissimo, Dottore, però dobbiamo rapportarla alla domanda. Cioè: nel corso di questi incontri si parlava della possibilità di guarire da malattie fisiche o psichiche in relazione alle pratiche di Arkeon?
A. P.: Assolutamente no.
Ed ora lo psichiatra:
N. A.: Vito Carlo Moccia, quando c'erano delle persone che presentavano delle problematiche cliniche, li indirizzava a me per la cura di tipo medica o psicoterapeutica.
Domanda: Le risulta che Arkeon si sia mai prospettata ai suoi avventori come una soluzione per risolvere problemi fisici o psichici o per risolvere patologie tipo AIDS o infertilità?
N. A.: No, non è mai stata proposta in questo modo.
Domanda: Ed Arkeon come un'alternativa alla medicina ufficiale?
N. A.: No, anzi, lui diceva sempre di continuare tutte le terapie mediche, che questo non è un percorso medico o psicologico, è solo un modo in cui ci si impara a conoscere ed a crescere insieme.
Domanda: Le risulta, per quello che ha avuto modo di percepire, che qualcuno sia stato costretto o sia stato sollecitato ad interrompere delle terapie?
N. A.: No, assolutamente. Io avrò fatto più di quaranta - cinquanta seminari, non ho mai sentito nulla del genere.
Ma è S. G. (pure lei una teste dell'accusa indicata dalla Monaco come vittima della psicosetta), a fornire sulla questione una testimonianza definitiva:
Domanda: Non ho ben compreso, suo marito di che cosa è morto?
S. G.: Mio marito è morto di un tumore.
Domanda: Suo marito frequentava...?
S. G.: Assolutamente no.
Con questa testimonianza in aula si scopre che l'unico malato di tumore orbitante nell'ambiente non ha mai frequentato Arkeon, nonostante la moglie partecipasse da tempo ai seminari dove, secondo la Tinelli e la Monaco, il gruppo osteggiava la medicina ufficiale per sostituirla con le "stregonerie" della "setta" e si "si vantava di aver guarito, con questo metodo, persone che erano affette da tumori, aids e quant’altro".

(Prosegue nel prossimo post.)


Note:
  1. Verbale di sommarie informazioni testimoniali rilasciate alla Digos di Pescara il 17 marzo 2006.

  2. Questo aspetto verrà approfondito in un post successivo.

  3. "Per quanto riguarda i meccanismi di permanenza, nel mio caso, non è tanto che io sia più stabile di altre persone. È stata questione di tempo." (audizione in Senato)

  4. Per rendere coerente il quadro di una persona plagiata, in tribunale la Monaco racconta di un inesistente distacco tra l'ex marito e la propria famiglia: "Mio marito si era alienato dalla famiglia".

  5. C. C. afferma di essersi sentita con la Monaco per telefono una decina di volte, mentre I. G. dopo la comune frequentazione in Arkeon: "siamo rimaste abbastanza amiche e ci sentivamo spesso e lei mi chiese un giorno di andarla a trovare a casa sua".


lunedì 28 gennaio 2013

Gabriella Monaco e la psicosetta - 3

Il No Limits

Dopo aver analizzato le due principali accuse rivolte dalla "Referente Comitato Vittime delle Psico-sette" [1] Gabriella Monaco ad Arkeon, consistenti nell'aver costretto il marito a lasciarla e nell'averla fatto oggetto di un abuso sessuale di gruppo, vediamo ora una terza violenza che la donna sostiene di aver subito.

In un drammatico resoconto del 2006 [2], la Monaco descrive un esercizio chiamato No Limits:
Tale esercizio fu presentato dal "maestro" come terapia per guarire problematiche di natura sessuale o di sbloccarsi nella relazione fisica con gli altri. Infatti, M. ci disse di non porre limiti all'esecuzione dell'esercizio ma di lasciarci andare in tutti i sensi.
L'esercizio consisteva nel bendarci (con la bandana o il foulard) e nel venire accoppiati direttamente dai maestri: al suono di un gong, venivamo invitati a scoprire l'altrui corpo con qualsivoglia cosa ci venisse in mente, senza limiti. Da cui il nome "no limits".
Ovviamente bisognava accettare anche di essere esplorati. Una volta avviato l'esercizio i maestri ci spingevano a completare l'esercizio a terra.
Ad ogni colpo di gong, ogni 7-10 minuti, si cambiava partner.
[...]
Non volendo sottostare a tale violenza cercai di finire la seduta, di fatto una vera e propria orgia a mio avviso.
Il concetto è chiaro: la Monaco è stata costretta, con la forza, a sottostare a lascivi palpeggiamenti ("mi palpò nelle parti intime tentando di spogliarmi") a cui, come spiega in tribunale, si ribella disperatamente:
lo respingevo, piangevo, lo scalciavo, ed i maestri mi hanno rincorsa, mi hanno ripresa e buttata lì in mezzo più volte
Il tentativo di sottrarsi è inutile perché:
ho cercato di fuggire, e la porta era chiusa a chiave, io non potevo andare all’esterno.
A questo punto della vicenda la versione del 2006 e quella resa in tribunale nel 2011 divergono. Nel primo racconto la vediamo che come un pugile in difficoltà:
Fui costretta a rifugiarmi in un angolo della stanza reagendo violentemente, con tutte le mie forze, a qualsiasi tentativo di avvicinamento.
Mentre in tribunale racconta che:
alla fine, non so come mimarlo, mi sono accasciata di schiena, per terra [...] e piangevo disperata.
A parte la perplessità dovuta ai due finali discordanti, il racconto della Monaco - così palpitante - contiene un particolare che suscita dubbi ben più seri. In tribunale precisa che quando era accasciata a terra:
ero ormai fuori di me e per farmi calmare, mi hanno accoppiato con mio marito l’ultima volta, quindi poi l’ho riconosciuto, ho riconosciuto il suo abbraccio, mi ha tenuta stretta e mi solo calmata, però è stata una cosa devastante, veramente devastante.
Dopo tutto quel parapiglia, dopo la sua disperata resistenza, il suo scalciare e reagire con tutte le sue forze, il tentativo di fuggire, l'essere ripetutamente presa e ributtata in mezzo all'orgia, scopriamo che non si era nemmeno tolta la benda che le copriva gli occhi. Non è credibile.

Vediamo ora cosa dicono in tribunale gli altri testimoni per confermare questa "vera e propria orgia" forzata. Iniziamo dalla deposizione di C. C., che ha partecipato ai corsi di Arkeon ed è una teste dell'accusa, in termini giuridici "portatore dello stesso interesse processuale" della Monaco, indicata dalla Monaco stessa a conferma di quanto da lei verbalizzato nel 2006:
Domanda: Si ricorda quali erano le indicazioni che venivano date prima di iniziare l'esercizio da parte dei maestri?
Risposta: Stare con gli occhi chiusi, incontrarsi, toccarsi.
Domanda: Venivano date delle indicazioni di rispettare il limite che comunque l'altro avrebbe imposto?
Risposta: Sì, sì, cioè di non esagerare, cioè di toccarsi, un contatto fisico normale, poi magari c'era qualcuno che palpava. Sì, mi è successo, però io mi allontanavo e cambiavo strada.
Domanda: E veniva rispettato questo?
Risposta: Quando c'ero io, sì.
Un altro testimone sempre indicato da Gabriella Monaco è G. B., marito della teste precedente quindi pure lui testimone d'accusa:
Domanda: Quindi venivano posti dei limiti da chi guidava l'esercizio?
G. B.: In realtà sì. Era una cosa questa che mi ero sempre chiesto: si chiama No Limits, però venivano imposti dei limiti.
G. B. riferisce altri particolari utili:
Domanda: Senta, lei si è mai sentito imposto nella frequentazione di un qualche esercizio?
G. B.: No.
Domanda: Lei ha notato se in alcuni casi qualcuno si è rifiutato di fare determinati esercizi proposti dal maestro?
G. B.: Sì, c'era chi non li faceva.
Domanda: E che faceva, se ne andava o continuava ad assistere?
G. B.: A seconda del tipo di lavoro. Logicamente se era No Limits non è che stava lì a guardare. Magari si allontanava dalla stanza.
Domanda: Senta, quindi lei ha appena detto che nel No Limits ci si poteva allontanare dalla stanza?
G. B.: Sì.
Domanda: Se uno diceva "Non partecipo", se ne andava tranquillamente?
G. B.: Sì.
Anche la teste C. C., che abbiamo incontrato poco sopra, conferma che non vi era alcuna obbligatorietà a partecipare a un esercizio:
Domanda. In quella occasione c'era la possibilità di non fare diciamo questo esercizio?
C. C.: Sì, sì.
Domanda: Quindi eravate liberi di non partecipare?
C. C.: Sì, sì.
Domanda: Qualcuno non ha partecipato?
C. C.: Non ricordo. Forse qualcuno no, una mamma se non sbaglio.
Ci sono altre testimonianze dell'accusa che confermano le deposizioni appena viste, ma ne riporto una sola, di G. S., perché è la più completa:
Domanda: Lei sa qual era la finalità del No Limits?
G. S.: Incontrare delle figure che potevano essere il padre, la madre, l’amante, cioè delle figure che potevano ricordare quello che...
Domanda: Può descrivere al Tribunale cosa vuol dire incontrare una figura?
G. S.: Sì. Noi non vedevamo. Eravamo in una stanza tutti in piedi, in sottofondo c’era una musica e poi al suono del gong dovevamo iniziare a camminare dentro questa stanza, andando a incontrare, a scontrare, camminando. Dopodiché ad un ulteriore suono del gong, dovevamo fermarci e con la persona più vicina avere un contatto.
Domanda: Fisico?
G. S.: Un contatto fisico, che poteva essere appunto o solo contatto con le mani, oppure un abbraccio.
Domanda: Cosa intende quando lei dice: “Uno pensava di incontrare il padre, la madre”, un fatto sostanzialmente psichico, no?
G. S.: Sì, io durante il mio No Limits ho incontrato l’abbraccio di mio padre.
Domanda: E’ stato emozionante?
G. S.: È stata un’emozione.
Domanda: Positivamente emozionante, l’abbraccio che ha ricevuto in quel momento?
G. S.: Sì, sì, certo.
(Avvertenza: i tre puntini non racchiusi da parentesi quadre, come in "quello che...", sono conformi alle trascrizioni fornite dal tribunale e indicano una frase lasciata in sospeso.)

In aggiunta alle deposizioni, durante il dibattimento è stato visionato un video sequestrato durante le indagini, che documenta come si svolgeva l'esercizio. Su questo video la psicologa della Polizia di Stato dr.ssa Tizzani è stata incaricata dal PM dr. Bretone di redigere una relazione. Sentiamo quindi la sua opinione:
Domanda: Senta, io volevo tornare all'esercizio del No Limits. Si ricorda quali erano le indicazioni che Moccia dava prima di effettuare l'esercizio?
Tizzani: Sì, se qualcuno ha un limite non bisognava superarlo. Nonostante si chiamasse "No Limits".
Domanda: Il significato è che non si doveva entrare eccessivamente nella sfera di intimità dell'altro?
Tizzani: Infatti
Nella sua relazione scritta, la dr.ssa Tizzani dà una valutazione più articolata del "No Limits":
"La suggestività pur impregnando l’atmosfera appare meno intensa di altre attività (es. gioco delle sedie). Il fatto che l’esercizio si svolga all’aperto in piena luce con il comando esplicito di non forzare i limiti individuali, rende sicuramente meno forte la pressione psicologica" (pag. 34)
Anche noi abbiamo la possibilità di vedere il filmato (di 1' e 44"). Inizia con Moccia, il fondatore di Arkeon, che risponde proprio alla domanda che abbiamo incontrato poco sopra: perché si chiamava "No Limits" dato che prevedeva dei limiti?

Questa la breve trascrizione:
La domanda è: perché si chiama No Limits?
Perché in realtà potete andare dentro la vostra anima
al di fuori del limite che vi siete dati
per scoprire ciò che è vero per voi.

Sappiate che quel corpo l'ha creato Dio, per cui: il Rispetto.

Se l'altro ha un limite, non forzatelo.
Precisazione: per rispetto della privacy dei partecipanti, sono stati tagliati i primi piani ed è stata abbassata la qualità del filmato affinché nessuno sia riconoscibile, cosa che rende non immediatamente percepibile che l'esercizio viene svolto ad occhi chiusi.



Ora che abbiamo visto il video, vale la pena ricordare quanto scritto dalla Monaco per il dossier che Lorita Tinelli inviò alla Procura di Bari: "I giorni dell'intensivo si succedettero con un bombardamento di esperienze traumatizzanti".

Viene da pensare che Gabriella Monaco potrebbe sostenere con convinzione che Santa Maria Goretti era la feroce tenutaria di un bordello. Ma in fatto di attendibilità, la Monaco rimane l'allieva e la dr.ssa Lorita Tinelli la maestra. Ce lo dimostra quando, sentita come persona informata sui fatti, la Tinelli pensa bene di metterci del suo aggiungendo alla descrizione del No Limits dei "rapporti sessuali" di cui la Monaco non ha mai parlato:
"viene chiesto dal "maestro" [...] di relazionarsi con gli altri presenti senza limiti ovvero anche avendo veri e propri rapporti sessuali. Durante tali "lavori" vi è stata la partecipazione attiva sia di soggetti minori, sia addirittura di persone affette da sieropositività" [3]
Abbiamo così un altro esempio dell'autorevolezza della dr.ssa Lorita Tinelli: Gabriella Monaco ha raccontato di palpeggiamenti "nelle parti intime" per "scoprire l'altrui corpo" e non di "veri e propri rapporti sessuali" [4]. Quanto alla presenza di minori in esercizi che prevedevano "veri e propri rapporti sessuali", è sì un particolare certamente gravissimo, ma è soprattutto una tale stupidaggine che non merita neppure di venir presa in considerazione.

Torniamo alla Monaco. Benché il suo resoconto sia meno distorto di quello della Tinelli (o di un Dirigente della Digos), niente è credibile di ciò che ha denunciato prima sul forum del CeSAP, poi ai media, quindi in tribunale e infine alla Commissione in Senato.

Dopo aver scoperto che la storia del marito che l'abbandona per ordine dalla setta è una sua fantasia, e dopo aver visto in cosa sia realmente consistita la "violenza sessuale di gruppo" da lei ipoteticamente subita, anche la "vera e propria orgia", a cui sarebbe stata costretta con la forza a partecipare in una stanza chiusa a chiave, riassume la sua reale natura: un esercizio consistente in un "contatto fisico normale" o un abbraccio.

In merito a questa sua terza accusa, l'intero quadro da lei delineato risulta falso:
  • ognuno era libero di non partecipare all'esercizio; 
  • le porte non erano chiuse a chiave; 
  • le "problematiche di natura sessuale" sono una sua invenzione; 
  • i partecipanti non venivano "accoppiati direttamente dai maestri".
Quanto al fatto che si imponesse "di non porre limiti all'esecuzione dell'esercizio, ma di lasciarci andare in tutti i sensi", al fine di "scoprire l'altrui corpo con qualsivoglia cosa ci venisse in mente, senza limiti", abbiamo la misura di quanto la ricostruzione della Monaco sia slegata dalla realtà. Tutta la sua storia non va al di là di una dolorosa fantasia che la tormenta.

Come per il precedente caso della "violenza sessuale di gruppo", ora è chiaro perché terminato questo esercizio non sia fuggita, ma abbia continuato le attività del corso. Le ha continuate quel giorno e per i tre restanti, dato che stava partecipando ad un "intensivo" che ne durò sei [5].

Chi ha letto anche i due post precedenti, non mancherà di notare che gli abusi denunciati dalla Monaco sono afferenti la sfera sessuale. Una costante che, soprattutto in quest'ultimo caso, appare come la proiezione di un suo disagio di natura psicologica, che si manifesta nella tendenza a riferire di episodi contenenti una morbosità che non è da ricercare nei fatti reali [6].

Per la seconda volta devo evidenziare che persino il Pubblico Ministero ha rilevato che talvolta "le cose normali diventano elefanti [...] Cioè il ricordo è vero, è l'interpretazione di quel ricordo che sicuramente è falsa". Ma nel caso della Monaco è ancora peggio: non viene travisato il senso dei fatti che vengono ricordati, sono i fatti stessi che non sono mai accaduti, e il loro "ricordo" pare solo il frutto di una "compromissione dell'esame di realtà".

Questi tormenti non sono appena degli eventi privati di una donna ritrovatasi zitella dopo un breve matrimonio. A renderli un fatto pubblico è stata lei stessa, che li brandisce come un'arma nella sua battaglia antisette.

Ancora più grave, a renderli un fatto pubblico sono stati il CeSAP e la FAVIS, che l'hanno portata a testimoniare questi fatti inesistenti davanti a un organo istituzionale anche dopo che il processo di Bari ha dimostrato che tutta la storia della Monaco è come l'UFO parigino di Formigoni.

Persino Renuccio Bortolo, il bizzarro interprete "ufficiale" di Nostradamus (autonominatosi il prescelto) si è arreso all'evidenza. Interpretando le quartine di Nostradamus aveva annunciato per il 2007 una sanguinosa guerra negli Urali e la morte di Camilla Parker Bowles per una caduta da cavallo, e non è che adesso sostenga che la vera Camilla sia stata sostituita da una sosia e che la guerra viene tenuta nascosta da un "complotto capeggiato a livello mondiale da satanisti". (Con questo irriverente paragone non intendo insinuare che la credibilità di Bortolo sia paragonabile a quella della Monaco o della Tinelli.)

Tutto nella narrazione della Monaco è travisato, inventato o esagerato, come quando in Questura a Pescara arriva a sostenere che, oltre alla "vera e propria orgia", durante l'intensivo sono stati fatti "numerosi esercizi altrettanto condizionanti e traumatizzanti, a mio avviso anche pericolosi per l'integrità fisica".

Il CeSAP e la FAVIS invocano una norma (già abrogata per incostituzionalità), che limita la libertà, sulla base di abusi consumatisi solo negli incubi di una donna abbandonata dal marito.

Questa testimone è la portavoce ufficiale di un comitato patrocinato del CeSAP, il Centro Studi Abusi Psicologici fondato dalla dr.ssa Lorita Tinelli, ed è il vessillo della lotta che il CeSAP conduce in difesa delle vittime delle "psicosette".


Note

1) Il ruolo e la denominazione stessa del collegio presieduto dalla Monaco è alquanto vago; elencandola tra i vari partecipanti di un convegno tenutosi il 30 giugno 2006, Lorita Tinelli la definisce "Responsabile Coordinamento Familiari Vittime Psicosette", e in un'altra pagina "Rappresentante del Comitato Vittime Psicosette". Poiché una ricerca su web di questo fantomatico comitato/coordinamento non fornisce nessun altro risultato, l'impressione è che nella realtà non esista e sia stato inventato esclusivamente per dare maggiore ufficialità all'intervento della Monaco.

2) Verbale di Sommarie Informazioni Testimoniali rilasciate alla Digos di Pescara il 17-3-2006.

3) Questa è la frase integrale: "durante tale attività, durante la quale ai soggetti coinvolti viene chiesto dal "maestro", dopo essere stati bendati, di relazionarsi con gli altri presenti senza limiti ovvero anche avendo veri e propri rapporti sessuali. Durante tali "lavori" vi è stata la partecipazione attiva sia di soggetti minori, sia addirittura di persone affette da sieropositività" (Verbale di SIT del 28/2/2006 Questura di Bari)

4) Questa ennesima esagerazione della Tinelli può anche far sorridere, ciò che invece desta preoccupazione è il rapporto della Digos sul filmato:
Inizia il No Limits. Anche questo esercizio mette a dura prova l'equilibrio emotivo degli allievi, di alcuni si può ascoltare il pianto nell'audio fuori campo. Molti esplorano anche alcune parti intime del corpo del partner. Il filmato corrobora le dichiarazioni rese dai vari testimoni, molti dei quali hanno dichiarato di aver subito atti morbosi nel corso del "No Limit", addirittura violenze sessuali come nel caso di MONACO Gabriella.
Che queste valutazioni siano scritte in un rapporto della Digos lascia allibiti ed è motivo di preoccupazione, aiuta però a capire perché certe inchieste giudiziarie, con il "mostro" sbattuto in prima pagina, si concludono poi con una inattesa assoluzione. Come ad esempio il recente proscioglimento del Governatore Nichi Vendola, di cui non si è nemmeno celebrato il processo, perché già il GUP ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio del PM dr. Bretone (lo stesso PM del "caso Arkeon"), ritenendo le accuse talmente insussistenti da non meritare l'avvio della fase dibattimentale.

5) Dalla deposizione della Monaco in tribunale:
Domanda: Dopo l’episodio del No Limits la sessione è continuata? Cioè è stato l’ultimo, come dire, episodio che c’è stato per quel corso residenziale?
Risposta: Sì, mi sono ripresentata. Più che ripresentarmi, io ero lì, dormivo lì e mio marito era in un'altra stanza con le chiavi della macchina aziendale che non potevo prendere. Non potevo andare via anche volendo.
Come ulteriore giustificazione per il fatto di non aver abbandonato un corso in cui era stata costretta contro la sua volontà a partecipare a un'orgia, un'esperienza "devastante, veramente devastante", in tribunale la Monaco aggiunge: "Tra l’altro, le preciso, che io non sano andata via perché nel frattempo mi avevano devastato con la notizia che mio marito non voleva più stare con me". La Monaco si smentisce però poco dopo, quando racconta che suo marito disse di avere un'altra donna "un paio" di giorni dopo l'esercizio del No Limits.

6) Deve trattarsi di un problema piuttosto evidente, perché in Senato riferisce che già durante il primo seminario:
Monaco: "hanno cercato di interpretare le mie presunte problematiche sessuali [...] è venuto fuori che avevo una serie di problemi non risolti."
Domanda: "Sessuali?"
Monaco: "Esatto."
Che per la Monaco la sessualità rappresenti il tabù di una repressiva morale vittoriana, una mentalità che imponeva di coprire con le tovaglie le gambe dei tavoli perché alludevano alle gambe delle donne, sembra trasparire quando in tribunale definisce "perversi" i "giochi sessuali" di due coniugi che usavano "una sorta di mascherina".




lunedì 21 gennaio 2013

Gabriella Monaco e la psicosetta - 2


La violenza sessuale

In questo secondo post dedicato all'audizione in Senato di Gabriella Monaco, portavoce del "Comitato Vittime delle Psico-sette", verrà trattata una vicenda piuttosto delicata: la "violenza sessuale" da lei subita.

Più che indignare, la violenza sessuale è un crimine che fa ribollire il sangue e suscita odio verso i colpevoli. Tanto più se "di gruppo", come nella vicenda narrata dalla Monaco, la cui testimonianza è in effetti un pugno nello stomaco. "Io sono stata aggredita da quattro persone" racconta alla commissione del Senato, "sono stata toccata in tutte le parti, hanno tentato di spogliarmi, urlavo, scalciavo. Sono stata lasciata lì come esempio di fronte a trenta persone che erano sedute intorno a me. Io ero per terra singhiozzante e nessuno mi ha soccorso".

Il suo è un racconto crudo, efficace, e induce uno sbalordito senatore a usare l'espressione "violenza carnale di gruppo", definizione che evoca immagini agghiaccianti.


A rendere, se possibile, l'episodio ancora più tragico, è che tutto questo avvenne:
"davanti a mio marito che non mi ha soccorsa, non mi ha difesa. Quindi per far capire come riescono a scardinare perfino... noi eravamo fidanzati da nove anni, sposati da un anno e mezzo; quindi non è che ci eravamo conosciuti sei mesi prima. Lui aveva conosciuto questo gruppo solo da due mesi, quindi riuscire a separare un affetto così profondo"
La conclusione è amaramente sconsolata ma ineccepibile:
"Qualsiasi uomo di fronte alla propria donna aggredita si sarebbe precipitato"
Contestualizzo brevemente l'episodio. Siamo in un seminario di Arkeon. Si inizia facendo la "condivisione", una sorta di rito dove un partecipante racconta agli altri qualcosa di personale. Arriva il turno della Monaco, e mentre sta raccontando di sé la situazione precipita nei drammatici eventi sopra descritti.

Servendoci della documentazione uscita dal processo tenutosi a Bari, nel post precedente abbiamo visto quale credito dare alle dichiarazioni della Monaco in merito al fatto che il marito l'abbia lasciata "perché gliel’ha detto un guru". È possibile valutare anche questa storia di violenza sessuale alla luce di quelle deposizioni, e il raffronto farà emergere degli aspetti che sorprenderanno.

Come prima cosa va precisato che la deposizione in tribunale dell'ex marito - per quello che può valere - smentisce la ricostruzione fatta dalla Monaco.

Per gli anti-sette più radicali la testimonianza dell'ex marito è senza alcun valore, dato che è un "adepto di una setta" e di conseguenza un "plagiato inattendibile". Tuttavia, anche così è sicuramente interessante sapere (sempre per quello che può valere) che secondo la sua testimonianza gli episodi di abuso sessuale riferiti dalla Monaco in quell'occasione sono sorprendentemente numerosi. Prima di venire aggredita da quattro persone, la Monaco raccontò di avere già subito, a partire dall'infanzia, altri tre abusi sessuali da tre diverse persone. Una quantità che sbalordisce.

I resoconti di altri testimoni sono invece elementi di valutazione decisamente più solidi rispetto alla deposizione dell'ex marito. Resoconti che è la stessa Monaco a menzionare ai senatori a conforto della sua versione: "altri tre testimoni possono confermare invece l’aggressione che io ho subito".

Si tratta di 3 testimoni dell'accusa, indicati dal CeSAP e quindi a sostegno della Monaco. La prima che vediamo è di G. M. S., a cui viene chiesto di spiegare la sua versione dei fatti:
Risposta: Sì, mi ricordo che siccome era la prima volta appunto che partecipava a un seminario, le chiesero una condivisione [...]
Domanda: Condivisione vuol dire esplicitare?
Risposta: Sì, esatto e allora in quel caso il lavoro consisteva nel scendere dal cerchio, in sesan, quindi in ginocchio davanti al cerchio e condividere davanti a tutti il..., no, chiedo scusa sto facendo...
Domanda: Sta facendo mente locale?
Risposta: Sì. Anche perché sinceramente ho partecipato a tantissimi seminari, sto facendo anche un..., son passati anni e faccio un po’ di confusione tra ricordi e persone.
(Avvertenza: i tre puntini non racchiusi tra parentesi quadre, come in "tutto il...", sono conformi alle trascrizioni originali e indicano una frase lasciata in sospeso.)

Qui abbiamo la prina sorpresa. La palese difficoltà del teste a ricordare un fatto così drammatico, è un elemento che suscita perplessità riguardo al resoconto della Monaco. Sono trascorsi otto anni e mezzo [1], ma una "violenza carnale di gruppo" non è un episodio di routine che si accatasta nella memoria tra la moltitudine di eventi di una vita. Se si fatica a rievocarlo, è difficile credere che si sia trattato di un fatto tanto sconvolgente qual è uno stupro. Ripeto: G. M. S. è un teste dell'accusa, indicato al PM da Lorita Tinelli del CeSAP, che quindi dovrebbe essere portato - eventualmente - ad enfatizzare l'accaduto, non certo a sminuirlo.

Continuiamo con la deposizione, nella quale G. M. S. spiega che la Monaco iniziò a fare una condivisione, che consisteva in:
un lavoro sul... a occhi chiusi ed era un lavoro fatto per ricordare un episodio di abuso, ecco quello..., più o meno andò così. In pratica, ad occhi chiusi, poi M. [il "maestro" che conduceva il seminario - ndr] chiese a tre, quattro persone di mettersi anche loro in sesan vicino alla Monaco. Poi sotto istruzione, non so cosa diceva a queste persone, queste persone si avvicinavano per abbracciarla e per..., per far scatenare una specie di... un lavoro che si chiamava... sì, lo dico io poi magari non era esattamente così, ma era un lavoro sull’abuso, sul pedofilo. In quel momento lì poi ebbe una reazione piuttosto forte, violenta, perché si sentiva praticamente oppressa, oppure... infastidita dal... dal sentirsi toccare e so che in quel momento ebbe un... sì, iniziò a rotolarsi e si faceva quasi fatica a tenerla.
Domanda: Una reazione violenta?
Risposta: Una reazione violenta, sì.
Domanda: Senta, la signora Monaco era epilettica?
Risposta: E questa è una cosa che ho detto...
Domanda: Io l’ho appreso da lei a Milano [...] perché lei l’ha dichiarato a Milano [2] Risposta: Sì, sì, io...
In sostanza, il ricordo di questo testimone (che secondo la Monaco confermerebbe la sua versione), è che al termine di quella che viene chiamata condivisione [3], la Monaco si sia sentiva "oppressa, oppure infastidita" e in quel momento "iniziò a rotolarsi", una reazione che il teste interpretò come una crisi epilettica [4].

È poco credibile che la disperata difesa da una violenza carnale di gruppo possa venire interpretata come una crisi epilettica.

Passiamo a un'altra deposizione rilasciata da uno dei "tre testimoni che possono confermare invece l’aggressione" (negata dall'ex marito). È di S. G.:
Risposta: Mi ricordo una mano sullo stomaco, non so se lui diceva qualcosa sullo sperma, queste cose qua, insomma, non lo so. Una cosa del genere.
Domanda: E quindi?
Risposta: Punto. Quindi questo mi ricordo.
Domanda: Lei nel verbale del 16 Novembre 2007 della Digos di Milano dice: "Una ragazza di nome Gabriella è stata messa al centro del cerchio, in quanto il M. le avrebbe fatto rievocare delle sensazioni, perché da piccola qualcuno le avrebbe fatto del male", vado avanti o ricorda?
Risposta: No no, vada avanti. Senz'altro può essere così, perché era la solita storia.
Domanda: "il M. aiutato da un'altra persona, di cui non ricordo il nome, le ha fatto chiudere gli occhi, mettendole una mano..."...?
Risposta: E le ha messo una mano sullo stomaco, okay.
Domanda: "...sullo stomaco, dicendole di respirare", si ricorda ora...?
Risposta: Ora sì, molto meglio, scusi.
Domanda: Ce lo dica lei, ricorda che cosa è successo dopo?
Risposta: No, ricordo che questa ragazza si è sentita male.
Non c'è verso. Il Pubblico Ministero rilegge ciò che 4 anni prima S. G. aveva verbalizzato in veste di persona informata sui fatti, ma come il testimone precedente anche lei ricorda - a fatica - solamente che "si è sentita male". Di violenza sessuale non fa il minimo accenno (così come non ne fece nel 2007).

Rileggendo le deposizioni nel loro insieme, si riesce a ricostruire con soddisfacente approssimazione cosa successe quel giorno. È un sabato pomeriggio e ha inizio il seminario. Si comincia dando spazio a chi vuole fare una "condivisione", procedimento che ha lo scopo di scaricare il dolore contenuto in eventi del passato e che talvolta può portare la persona fino a un pianto liberatorio. Il contagio emotivo fa sì che per empatia l'afflizione si trasmetta agli altri partecipanti. È la prima volta che la Monaco partecipa a un incontro di Arkeon. Si lascia coinvolgere da ciò che ascolta e si propone per fare una sua "condivisione". Racconta di un abuso sessuale subito da piccola. Ripercorrendo quei momenti è visibilmente sempre più turbata e al fine di far emergere completamente il trauma, interviene il maestro, il quale - e qui lascio la parola a S. G. - "iniziò simulando un pene con un dito raccolto in un pugno, sporgente con la punta, a strofinarle le labbra". A questo punto c'è la reazione violenta della Monaco.

Nessuno avrebbe alcuna esitazione nell'indicare dove il "maestro" dovrebbe infilarsi quel dito. La sua appare sicuramente una sgradevole cafonata, ma come ricorda lo stesso Pubblico Ministero durante l'arringa, a volte "le cose normali diventano elefanti", e così quel "metterle una mano sullo stomaco, dicendole di respirare" e quel gesto volgare del maestro con il tempo si trasformano nell'aggressione di quattro persone, che le infilano "le mani tra le gambe e anche altrove", mentre lei urla e scalcia perché "hanno cercato di spogliarmi".

Quella denunciata dalla Monaco è una violenza che nessuno dei testimoni ha visto perché è come la storia del marito che "mi ha lasciato perché gliel’ha detto un guru": esiste solo nella sua mente che l'ha ricostruita a posteriori. Un ricordo deformato dal rancore di una moglie che, "aiutata" da Lorita Tinelli con la competenza che le è propria, non riesce ad accettare l'idea che il marito l'abbia lasciata per un'altra.

Ma tralasciamo i vaghi ricordi rievocati a fatica dai testimoni, e andiamo invece a esaminare degli elementi che escludono definitivamente che durante il seminario si sia consumata una violenza sessuale. Sono elementi che dimostrano che quel giorno nessuno - nemmeno la Monaco - ha interpretato in tal senso un comportamento che è sì un crimine, ma per il buon gusto, non per il codice penale.

Al pari della Monaco anche S. G., la cui testimonianza abbiamo appena visto, era al suo primo contatto con Arkeon [5]. La presunta violenza si sarebbe consumata proprio all'inizio di quel primo seminario. È quindi sicuro che lei (al contrario del marito della Monaco) non era ancora stata "plagiata dalla psicosetta". Se il resoconto della Monaco fosse vero, avremmo una donna che partecipa a un incontro di un gruppo a lei sconosciuto; appena il seminario ha inizio assiste a una violenza sessuale e cosa fa, scappa inorridita? No, prosegue normalmente il seminario. Come tutti gli altri partecipanti.

S. G. continua il seminario e il giorno successivo ritorna per completarlo. E da quella prima volta continuerà a fare altri seminari per oltre due anni. Non è proprio credibile che abbia assistito a una violenza carnale di gruppo.

C'è poi un fatto ancora più eclatante: la stessa Monaco non se ne va. Anzi, quella sera "Uscimmo dal seminario confusi ma allo stesso tempo esaltati", si legge in una testimonianza da lei scritta per il CeSAP in ottobre del 2004. Un entusiasmo che non combina con una donna che è appena stata oggetto di una violenza carnale.

Dopo l'ipotetico stupro, lei e il marito cenano tranquillamente in un ristorante in compagnia di un'amica (la testimone di nozze della Monaco), che li ospita per la notte [6]. E il mattino seguente, anziché rivolgersi all'autorità come ci si aspetterebbe, o quanto meno fuggire traumatizzata dai suoi aguzzini per rifugiarsi nel conforto della propria casa, come Lassie torna nella palestra e continua il seminario.

Non è tutto. La domenica sera fa ritorno con il marito a casa dove, lontano dall'influenza manipolativa della feroce setta e attenuatosi l'eventuale stordimento che un evento tanto drammatico può causare, può rielaborare e valutare con calma l'accaduto. Ma ancora una volta non solo la Monaco non sporge denuncia, ma fa il contrario: tre settimane dopo, insieme al marito che "non mi ha soccorsa e non mi ha difesa" risale al Nord, nel pavese, per partecipare a un secondo incontro con Arkeon. Questa volta è un "intensivo" della durata di sei giorni, dal 2 al 7 gennaio 2003.

In merito a questo nuovo incontro, in tribunale la Monaco rievoca una sua considerazione significativa: "Va bene, male che vada ci facciamo due giorni in un agriturismo. C’è anche il corso, ma sono due giorni di vacanza nel periodo natalizio" [7]. Quel "male che vada" è riferito al "corso", del quale alla Monaco interessa poco (vi partecipa solo per accontentare il marito) e teme (non senza ragione) che sia una rottura di palle. Chi può credere che una donna si riconsegni ai propri carnefici e pensi: male che vada, se il corso sarà una fregatura, farò comunque un po' di vacanza?

È durante questo intensivo che gli eventi precipitano davvero, perché è qui che accade il fatto per la Monaco davvero traumatico: il marito confessa di avere una relazione con un'altra donna di cui è innamorato.

Completato anche questo intensivo, rientrano a casa, dormono in camere separate per una decina di giorni, dopodiché il marito deve assentarsi alcuni giorni per lavoro, un tempo che userà per valutare la situazione e decidere chi scegliere tra la moglie e l'amante. Tornerà dopo una settimana per raccogliere le sue cose.

È solo a questo punto che la Monaco si rivolge alle autorità: "io sono andata alla Digos di Pescara nel 2003, gennaio 2003" (il marito se ne andò il 23 gennaio) racconta alla commissione del Senato. "Andai e raccontai quello che mi era accaduto".

Anche quest'affermazione merita qualche puntualizzazione. Dalla sua esposizione in Senato, che ha colpito i suoi componenti, si ricava l'erronea idea che la Monaco si sia recata in Questura appena subita la violenza sessuale di gruppo [8].

Diversamente dai senatori noi sappiamo che non è così ma, a parte che dopo l'ipotetica violenza carnale la Monaco ha continuato il seminario e poi ha nuovamente partecipato ad un altro incontro di ben sei giorni, va segnalata un'altra incongruità della sua storia: dai documenti processuali pare che questa denuncia alla Digos di gennaio 2003 non esista. Risulta solo un suo verbale di sommarie informazioni testimoniali (s.i.t.) rilasciate il 17 marzo 2006, dopo ben tre anni. Tre anni di frequentazione dell'ambiente anti-sette di Lorita Tinelli, di cui Gabriella Monaco è diventata una delle più fervide seguaci.

Neppure nella s.i.t. del 2006 vi è un accenno di un precedente esposto o denuncia del 2003.

Una conferma dell'inesistenza di questa denuncia la sia ha il 20 gennaio 2006, quando in trasmissione da Maurizio Costanzo le fu chiesto se aveva denunciato quel terribile episodio. Alla domanda la Monaco tergiversa, chiaramente in imbarazzo, e incalzata da un deciso "Ma la sua denuncia c’è?", ripiega su un fumoso "Noi abbiamo consegnato un esposto dove questi fatti sono raccontati e non solo i miei". La Monaco parla di un esposto ma nella realtà si tratta di una sorta di dossier, consistente in alcune e-mail di ex arkeoniani riunitisi attorno al CeSAP [9], che Lorita Tinelli recapitò alla procura di Bari nel 2005, quindi 2 anni dopo l'ipotetica denuncia della Monaco.

Stessa risposta balbettante della Monaco quando durante l'audizione in Senato nel 2012 le viene posta la stessa domanda:
Domanda: Queste cose le ha messe per iscritto alla Digos di Pescara?
Risposta: Queste cose guardi io… siamo anche diventati amici… il problema è che loro mi dicevano… non capivo che cosa dovevo più fare… e francamente ripeto… poi, guarda caso, dopo che io sono andata in televisione è magicamente partita l’indagine.
Ma non è solo la denuncia/esposto della Monaco a mancare. Come rileva giustamente un componente della Commissione, la violenza sessuale è un reato procedibile d'ufficio, e dopo aver ascoltato la Monaco il funzionario di PS aveva l'obbligo di aprire il relativo fascicolo con la notizia di reato. Questa la considerazione del senatore:
non posso rendermi conto di come non si sia intervenuto di fronte a una violenza carnale di gruppo. Non c’è poliziotto in Italia, ma forse al mondo che ignora un fatto di questa gravità. Avranno potuto dubitare, come a volte si fa maldestramente, ma non possono non aver proceduto.
"Non possono non aver proceduto", e invece anche di questo fascicolo non c'è traccia [10].

Tutto sembra indicare che nel 2003 la Monaco non andò in Questura per segnalare un reato così grave qual è una violenza sessuale, e la frase "io sono andata alla Digos di Pescara nel 2003, gennaio 2003" serviva a rendere più coerente la sua storia.

È possibile che dopo qualche tempo la Monaco si sia effettivamente recata in Questura, ma non a denunciare una "violenza sessuale di gruppo", che probabilmente nella sua mente non esisteva ancora. Vi si recò quando si persuase che Arkeon era responsabile del fatto che lei "ci ha rimesso il progetto di vita familiare", come non ha mancato di affermare la Tinelli in una intervista.

Infatti nel verbale del 17 marzo 2006 la Monaco dichiara:
Una volta tornati a casa, pian piano, presi coscienza di quello che mi era accaduto e cercai, invano, di recuperare la fiducia e l'affetto di mio marito che si trasferì al Nord Italia per viver con una allieva del M., indicatagli come sua donna ideale.
Ciò di cui la Monaco ha preso coscienza - e sono già trascorsi 3 anni - ciò che comprende che le "era accaduto", non è la violenza sessuale, ma l'aver perso "l'affetto" del marito (che si era trasferito dal fratello e non dall'amante) a causa della "setta". È lei stessa a spiegare al tribunale come arriva a comprenderlo: dopo essere rimasta sola, la Monaco viene messa in contatto con la Tinelli, la quale ha la bella idea di fomentare una donna abbandonata dal marito, spiegandole "che esistono dei gruppi in cui avviene la manipolazione mentale".

A questo punto è probabile che la giovane e infuriata moglie senza più marito sia andata davvero in Questura a protestare, ma per la sottrazione del consorte "plagiato", perché nella sua mente la "violenza sessuale di gruppo" ancora non esisteva. Senza rendersene conto lo conferma lei stessa in tribunale, quando spiega come maturò la decisione di non partecipare più ad ulteriori seminari:
Io avevo comunicato a mio marito la mia decisione, perché avevo forti dubbi su questo gruppo. [...] Gli avevo chiesto la cortesia di non comunicare questa cosa a M. [il maestro - ndr], perché l’avrei voluto fare io di persona. Lui, nonostante mi avesse dato la sua parola d’onore, l’ha rivelato
Quello della Monaco è il proposito di una persona attenta alla sensibilità altrui. Sa che la sua decisione può essere motivo di rammarico, e per riguardo verso il "Maestro" vuole essere lei a informarlo della decisione di non frequentare più, e raccomanda all'ormai ex marito di non dire niente. Un riguardo che le fa onore, ma com'è possibile che una donna usi questa premura proprio nei confronti del capo di un ipotetico branco di animali che l'hanno usata per una "violenza carnale di gruppo" e poi "singhiozzante" l'hanno "lasciata lì come esempio di fronte a trenta persone"?

È comune avvertire un brivido e "sentirsi strani" quando ci si accorge di aver capito in ritardo qualcosa di evidente. Dopo nove anni, la Monaco e soprattutto la Presidente del CeSAP Lorita Tinelli sono invece ancora convinte che in quel 14 dicembre 2003 si sia consumata una "violenza carnale di gruppo", e che un marito "molto innamorato" abbia lasciato la moglie per ordine di un "guru".

Personalmente ritengo che la Monaco in Questura ci sia andata, perché come le "comari del paesino a cui hanno sottratto l'osso", anche lei ha ricevuto il "consiglio giusto: il furto d'amore sarà punito dall'ordine costituito". E stando alla sua versione, dal questurino un risultato lo ha ottenuto:
"Mi interruppero, mi dissero che avrei dovuto tornare con uno psicologo".
Proprio perché involontaria, è una precisazione così comica che merita di essere il suggello finale di questo post.


Note

1) La deposizione è del giugno 2011, il fatto risale a dicembre 2002.

2) A Milano si è celebrato un altro processo che vedeva imputato un "maestro" di Arkeon per fatti che però erano estranei all'organizzazione fondata da Moccia.

3) Adesso la Monaco nega persino di aver fatto una condivisione:
"Premetto che io durante il rituale del cerchio [la "condivisione" - ndr] non avevo parlato di problemi, tanto meno riconducibile alla sfera sessuale, anzi non avevo parlato affatto" (Verbale di s.i.t. della Questura di Pescara del 17-3-2006)
Stando a questa dichiarazione, la Monaco avrebbe inventato quella che si potrebbe definiere la "condivisione muta".

4) Questo teste non è il solo a rimanere sorpreso e non comprendere bene la reazione della Monaco; l'ex marito descrive quel dimenarsi come "scosse ... tipo break dance."

5) S. G.: "glielo dico perché c'ho l'attestato di partecipazione, è per quello che sono sicura. Il primo è Milano, 15 Dicembre 2002."

6) Il seminario si tenne a Milano mentre la Monaco e il marito abitavano in Abruzzo.

7) Parlando di "due giorni" la Monaco non si è confusa; nel contesto dell'intera frase, quel "due" ha il valore di partitivo: qualche, un po'.

8) Questo il commento di un componente della commissione: "lei è andata via da lì dopo la violenza, quindi" ecc. Quando riprende la parola, la Monaco non corregge questo fondamentale malinteso.

9) Dal verbale di sommarie informazioni rilasciate alla Digos di Pescara il 17/3/2006:
Sapendo della mia esperienza, la dr.ssa Tinelli chiese la mia testimonianza da allegare ad un dossier da presentare alla Procura della Repubblica. Ovviamente accettai senza indugio e collaborai con essa per segnalare altre persone che avevano avuto la mia esperienza.
10) Senza rendersi conto della contraddittorietà delle sue affermazioni, la Monaco stessa aveva espresso lo stesso concetto:
"per esperienza, ho saputo che per violenza sessuale di gruppo, si procede d’ufficio; quindi io non ero tenuta a sporgere denuncia"


venerdì 14 dicembre 2012

L'autorevolezza di Lorita Tinelli - cap. 4


La percezione della realtà


Ho lasciato passare un po' di tempo dall'ultimo post, per dare modo alla dr.ssa Tinelli di presentare una nuova querela. Ora possiamo riprendere il discorso. 

Nell'intervento precedente abbiamo cercato di analizzare un quesito, avanzato anche in altri blog, che riguarda la presidente della associazione carismatica CESAP. È un interrogativo che si riassume nella domanda: la Tinelli c'è o ci fa?

Su questo interrogativo, vedremo ora un documento che non mancherà di stupire e che offre un ulteriore elemento di valutazione a quanto già rilevato (anche in altre pagine web). Si tratta di un esposto che nel 2007 Lorita Tinelli inviò al pubblico ministero che all'epoca stava istruendo il cosiddetto "processo Arkeon", un processo promosso dalla Tinelli stessa e che per quanto riguarda i reati di natura "settaria", cioè quelli che la presidente del CESAP attribuiva ad Arkeon in quanto "psicosetta", si è concluso con l'assoluzione piena per tutti gli imputati.

Ho ricevuto l'esposto della Tinelli diverso tempo fa, ma contiene delle affermazioni talmente insensate, che ho sospettato trattarsi di un tranello, un tentativo di farmi attribuire alla presidente del CeSAP delle stupidaggini inesistenti, al fine di potermi poi querelare.

Piuttosto diffidente, ho cercato dei riscontri e sorpresa! è tutto vero. Vediamo quindi questo documento così singolare (visibile in coda a questo post).

Con il solito tono vittimistico, la Tinelli scrive al PM per segnalare dei "tentativi di intimidazione" di cui sarebbe vittima insieme agli altri testimoni d'accusa. A un certo punto, in merito a questi testimoni Lorita Tinelli scrive:
Uno di loro, Mons. L. M., inviò un fax alla DIGOS di Bari, all'attenzione dell'Ispettore ***, nel quale raccontava il tentativo di Moccia di intimidirlo durante un convegno a Gubbio nel Giugno 2006.

Intimidire un testimone di un procedimento giudiziario è una pratica che istintivamente associamo a un'organizzazione malavitosa. Ma prima di indignarci per l'odiosa prepotenza, sarà meglio verificare cosa dichiara il prelato in merito al "tentativo di intimidirlo". L'esperienza insegna che le dichiarazioni della Tinelli vanno prese con cautela. (Data la scadente qualità del fax, per comodità di lettura lo trascrivo, ma è comunque visibile in formato immagine subito sotto alla trascrizione):
Alla cortese attenzione della signora Lorita Tinelli e del Dott. ***, Ispettore Digos Bari.

Dichiarazione per la signora Lorita Tinelli: "All'affermazione che io, a Gubbio, avrei salutato e dato la mano a Vito Carlo Moccia rispondo che, non avendolo mai visto in precedenza, l'ho fatto scambiandolo per uno del GRIS di Bergamo, che non vedevo da anni; l'ho fatto, ripeto, senza riconoscerne e valutarne l'identità, e come risposta al suo tendermi la mano in quella ressa festosa, un vero assalto cordiale di saluto e benvenuto ricevuto dai tanti Convegnisti del GRIS già arrivati all'Hotel Ubaldi (Via Perugina 74, Gubbio): erano le ore 15.25 del 17.06.06. Mentre poi sbrigavo le pratiche per ricevere la chiave della mia stanza (n. 239), il detto Moccia mi ha avvicinato; e con insistenza, intempestiva e fuori luogo in quel momento, ha chiesto di parlarmi; al che gli ho risposto: "Voglio portar la valigia in camera e scendere subito al convegno del GRIS; sono in ritardo". Alla sua ripetuta insistenza per un incontro in serata ho risposto: "Vedremo, ma sarò molto occupato". Ha tentato un nuovo approccio mentre arrivavo a cena; ho risposto "Devo cenare e poi incontrare iscritti al GRIS. Dopo cena mi sono ritirato in camera, perché, stanco e provato dal viaggio e dalla prima tornata del nostro convegno, volevo al più presto coricarmi e dormire.
L'indomani mattina, appena giunsi a colazione, mi si accostò, mentre mangiavo in evidente fretta, il detto Moccia insistendo che l'ascoltassi; risposi: "Vede che mangio in fretta giacché devo raggiungere il GRIS in cattedrale per la S. Messa presieduta dal Vescovo locale". Egli insistette per un "dopo"; risposi: "Vedremo, ma non sarà facile". Allora mi disse che voleva parlarmi perché "la Tinelli mi aveva elencato come testimone contro Arkeon"; sì che risposi con un semplice e sorpresissimo "Io?", senza aggiungere altro, nonostante la sua reiterata insistenza. Non ci fu un "dopo": quello a colazione fu l'ultimo frettoloso tentativo di contatto del Moccia con me. (Dopo la S. Messa vidi il Moccia correre all'esterno della basilica per fermare il Vescovo di Gubbio, che stava per allontanarsi in scooter). Prima della seduta pomeridiana, conclusiva del convegno del GRIS, volli - per farmi un'idea della loro realtà - vedere la mezz'ora di filmato, proposto insistentemente da loro a noi come presentazione di Arkeon: l'impressione fu assolutamente negativa e in contrasto con la loro pretesa di essere una sorta di "pre-evangelizzazione". Ma di quale "vangelo"? Ed apprezzai ancor più la presa di distanza previamente letta dal Presidente del GRIS, don Antonio Contri, prima della performance, e anche la di lui affermazione che "si permetteva detta proiezione solo per cortesia dovuta a tutti, ma senza alcuna condivisione del contenuto, quale che fosse". Terminato il nostro Convegno, presi la valigia e partii. Né mai più ho visto né sentito il detto Moccia.

In fede, L. M. (Nato a ***, attualmente Kroazia, il ***).

      Roma 22.06.06


Difficile non rimanere delusi. Ci aspettavamo dei temibili bravi manzoniani che minacciano uno spaurito don Abbondio, ma nella realtà la testimonianza descrive tutt'altro: un fastidioso postulante che supplica un'udienza. Tutt'al più si potrà accusare Moccia di essere un rompiballe, non certo un pericoloso sgherro.

Inoltre, più che una lamentela per il comportamento di uno scocciatore, dalla testimonianza si percepisce chiaramente che L. M. intende giustificarsi per aver stretto la mano a V. C. Moccia: un gesto che non va interpretato come segno di cordialità, ma dovuto esclusivamente a uno scambio di persona. In sostanza, non è proprio possibile ravvisare un'intimidazione nella descrizione di "quella ressa festosa".

A questo punto viene da domandarsi: la Tinelli c'è o ci fa.

Se la Tinelli si limitasse a riferire che possiede la testimonianza di una "intimidazione" - tenendo però nascosto il resoconto di L. M. - una volta scoperto come stanno davvero le cose, il dubbio rimarrebbe: sta consapevolmente mentendo (confidando che le si creda sulla parola e nessuno vada a leggere la dichiarazione), oppure è davvero convinta di quello che dice perché qualcosa non le consente di percepire correttamente la realtà?

Nel caso in questione però questo dubbio non c'è. La Tinelli sa che il suo interlocutore ha ricevuto la testimonianza, e non avrebbe senso travisare in malafede il resoconto del fax sapendo che l'interlocutore ne conosce il vero contenuto.

A tutti è capitato di prendere lucciole per lanterne, scambiare per un'altra una cosa percepita frettolosamente, ma basta un secondo sguardo e subito ci si corregge. In questo caso - un esposto all'Autorità Giudiziaria che certamente richiede un'attenta lettura dei documenti - la Tinelli mostra ancora una volta quello che potremmo descrivere come una "compromissione dell'esame di realtà".

Non è tutto. Dal racconto del prelato apprendiamo un altro elemento che lascia perplessi in merito alla logica della dr.ssa Lorita Tinelli. Tra i testimoni dell'accusa contro Arkeon ha indicato - a sua insaputa - un teste che di Arkeon non ne sapeva niente ("Prima della seduta pomeridiana, conclusiva del convegno del GRIS, volli - per farmi un'idea della loro realtà - vedere la mezz'ora di filmato, proposto insistentemente da loro a noi come presentazione di Arkeon").

Cosa avrebbe potuto testimoniare L. M. contro un gruppo a lui del tutto sconosciuto? Per noi (non esperti di sette) è incomprensibile, ma c'è un'affermazione (dell'esperta di sette) Lorita Tinelli che chiarisce il mistero. Nell'intervista "Italia ostaggio delle sette" (dove la Tinelli ci informa che i guru costringono gli adepti a "piegarsi minacciandoli, picchiandoli e violentandoli"), le viene attribuita la seguente frase: "No - dice a una signora che telefona da Milano - di questo gruppo non ho mai sentito parlare. Ma stia tranquilla, sua sorella la tireremo fuori."

La "mediatrice familiare" Tinelli non ha neppure "mai sentito parlare" di quel gruppo, ma lei è già pronta a "tirare fuori" la sventurata sorella. E se bisogna allontanare una persona da un gruppo, significa che è pericoloso.

Benché di quel gruppo non ne sapesse niente, la Tinelli ha già raggiunto la consapevolezza che si tratta di una pericolosa setta (dove la sorella potrebbe venire minacciata, picchiata e violentata).

Ma una convinzione che non è basata su nessun dato oggettivo, non può che dipendere da una realtà creata dalla mente.

Possiamo quindi dedurne che per chi attribuisce a un gruppo del tutto sconosciuto l'etichetta di "setta da cui è necessario salvare un adepto", deve apparire logico indicare come testimone qualcuno che dell'argomento non ne sa niente. Ma al di là di questa deduzione paradossale, tutto ciò mette in risalto un problema che al contrario è molto serio: mi riferisco alla "attribuzione acritica di significati abnormi e privi di ogni nesso con la realtà", da parte di chi sostiene che "ogni giorno assiste le vittime di abusi", fa sorgere gravi timori sulla qualità dell'assistenza fornita (anche alla "signora che telefona da Milano"), per non parlare della sua autorevolezza come esperta, e della sua credibilità come testimone in un procedimento giudiziario.

Benché lo scambio di un comportamento tedioso per una intimidazione sia sufficientemente indicativo dell'attendibilità di una persona, nel caso dell'esperta di sette (e consulente grafologo e criminologo ecc.) Lorita Tinelli, vanno evidenziati due aspetti:
  1. non si tratta di un episodio isolato;
  2. la Tinelli imprime a questi suoi errati convincimenti "una tale evidenza di certezza da renderli impermeabili a qualsiasi critica e persuasione contraria".
Vediamo alcuni esempi:
  • Nel post precedente abbiamo visto come l'inserimento nell'Elenco Speciale venga ostinatamente spacciato per iscrizione all'Ordine dei Giornalisti anche dopo che la scorrettezza è stata scoperta.

  • In altri due post (qui e qui) abbiamo visto gli inqualificabili travisamenti e omissioni del suo testo intitolato "Caso Vito Carlo Moccia" (dalla Tinelli definito uno "studio attento e puntuale", che si è premurata di depositare "presso la Digos di Bari e Pescara, la Squadra Mobile di Milano ... la Guardia di Finanza di Bari").

  • Abbiamo anche visto come un'azienda di consulenze è stata ingiustamente additata dalla Tinelli quale responsabile del suicidio di un dirigente (arrestato per corruzione).

  • Nello stesso post abbiamo visto la Tinelli dichiarare che ci sarebbe "Molta gente che ha visto il proprio figlio scegliere la strada del suicidio" perché indotta da Arkeon, e che lei stessa sarebbe stata "testimone indiretta di suicidi", per poi scoprire che:
        1. questi "molti" suicidi si riducono a un unico caso;
        2. di questo unico caso la Tinelli ne aveva unicamente
            "sentito parlare" una decina d'anni prima;
        3. questo vecchio e unico caso non aveva nulla a
            che fare
    con Arkeon.

  • Per aver partecipato come spettatrice alla presentazione di un libro che si teneva nella sala stampa di Montecitorio, sul sito del CESAP si legge che la Tinelli ha "presieduto ad una Udienza alla Camera dei Deputati".

  • Poco dopo aver costituito il CESAP, un'associazione che secondo varie testimonianze era praticamente costituita solo da lei, dichiara che nell'anno 2002 "sono state seguite 238 tesi di laurea e di specializzazione" (benché si tratti di un numero irragionevole, alla Tinelli deve essere sembrato poco perché aggiunge di avere inoltre: "archiviato 247 dossier su gruppi specifici").

  • Sempre nel 2002, pubblica una brochure dove una fotografia mostrerebbe "La Biblioteca del CeSAP Essa comprende migliaia di libri e documenti in varie lingue"; ma la fotografia ritrae appena due mesti scaffali, di cui uno con solo dei raccoglitori e l'altro è quasi vuoto.

  • Sostiene di collaborare con l’Università La Sapienza e di avere per questa prodotto una ricerca (nel 1989, quando aveva 22 anni), quando all’università non risulta né la ricerca né la ricercatrice.

  • Una analisi degli "studi" pubblicati sul sito del CESAP ha dimostrato che quando con sfrontatezza la Tinelli dichiara "Tutti gli articoli pubblicati (a parte quelli di rassegna stampa), al contrario di quanto in maniera distorta viene riferito, sono redatti da nostri collaboratori o da persone a cui facciamo espressa richiesta (abbiamo tutta la documentazione per poterlo dimostrare!)", per l'ennesima volta la Tinelli sta stravolgendo una realtà che è verificabile da tutti, in quando la quasi totalità del materiale (all'epoca) presente sul sito del CESAP era copiato da altri siti web.
In altri blog (per esempio qui e qui) è possibile leggere innumerevoli altri esempi di non aderenza alla realtà che si traducono in convinzioni errate.

Sia ben chiaro: chiunque ha il diritto di andare in giro con un colapasta in testa ritenendolo un bellissimo cappello (o vedere "migliaia di libri" in una foto che ritrae uno scaffale semivuoto). Nonostante i sorrisi e i lazzi del vicinato, ha tutto il diritto di essere rispettato. Qui però non si sta ridendo di un aspetto appartenente alla vita privata della casalinga Lorita Tinelli, ma si sta analizzando l'operato della dr.ssa Lorita Tinelli la quale, in qualità di Presidente dell'associazione CESAP (una ONLUS che riceve denaro pubblico), ha scelto di svolgere un ruolo pubblico. Un ruolo pubblico che viene rivestito anche quando - sempre nella veste di presidente del CESAP - invoca la reintroduzione del reato di plagio, rilascia allarmistiche interviste su inesistenti psicosette pericolose , partecipa a trasmissioni televisive dove accusa delle organizzazioni di praticare il "plagio", presenta denunce o consegna all'Autorità Giudiziaria studi "attenti e puntuali". Sono tutti interventi pubblici che hanno un impatto concreto sulla società di cui tutti facciamo parte.

Un impatto che può avere conseguenze gravi, come nel processo ai dirigenti dell'associazione Arkeon, accusata senza fondamento dalla Tinelli di essere una "psicosetta", che ha visto la Tinelli stessa come artefice principale dell'azione penale, e che rappresenta probabilmente il caso più eclatante (o almeno il più gravido di danni) di "stravolgimento del giudizio sulla realtà" (e con questa ho terminato le perifrasi).

Diventa quindi legittimo focalizzare l'attenzione sulla credibilità di chi rivestendo un ruolo pubblico si qualifica come esperto, e in tale veste diffonde allarmi e promuove inchieste giudiziarie basate su testimonianze inverosimili.

Ma lasciamo il processo e torniamo all'esposto della Tinelli.

Oltre all'inesistente "tentativo di intimidazione" appena visto, la Tinelli riesce a vedere delle "minacce" anche in due e-mail (originariamente inviate alla redazione della trasmissione Tutte le Mattine). Con poca prudenza (e un involontario effetto comico), la Tinelli definisce gli affiliati ad Arkeon: "tipologie non sempre in grande equilibrio".

Forte delle fantomatiche "minacce" contenute in queste due e-mail, la Tinelli arriverà a dichiarare: "ci sono stati resi noti dei messaggi, firmati da membri di Arkeon, in cui si minacciavano azioni di militanza a difesa di Vito Carlo Moccia, contro i suoi critici."

Anche il contenuto di queste due e-mail sarebbe da prendere in esame, ma commentare quelle due frasi (comunque visibili in fondo al post) porterebbe a un'inutile ripetizione delle considerazioni precedentemente viste: distorsioni e travisamenti della stessa portata di quelli appena illustrati e così evidenti che non necessitano di spiegazioni.

Più interessante è ipotizzare quali conseguenze potrà avere questo baillame mediatico e giudiziario su chi l'ha subito e su chi l'ha provocato.

Per i primi non c'è da farsi molte illusioni. Leggo che a seguito della campagna scandalistica c'è chi ha perso il lavoro, chi ha dovuto trasferirsi in un'altra città, chi ha dovuto far cambiare scuola al proprio figlio. L'enorme quantità di fango che ha travolto tante vite, migliaia di persone a cui è stato affibbiato lo stigma di "settarolo" per aver praticato Arkeon, non sparirà d'incanto con l'assoluzione dai gravi reati ingiustamente addebitati. Considerando il contenuto delle interviste che hanno alimentato la gogna mediatica, indubbiamente c'è abbondanza di materiale per rivalersi con contro-querele, ma si tratta di un percorso che richiede, oltre al tempo, soprattutto un rilevante dispendio di energie psichiche, e chi ha dovuto affrontare ingiustamente un processo per reati così gravi, di energie non devono essergliene rimaste molte. Spesso la cura migliore per questi traumi è lasciarsi tutto alle spalle. Voltare pagina e dimenticare il più in fretta possibile [1].

Per chi ha provocato questo uragano brandendo un teorema basato su falsità e spazzato via da una raffica di assoluzioni, vicende simili già accadute indicano che il destino è chiaramente tracciato:
  • l'"inesperta" di sette continuerà a pontificare sul pericolo delle psicosette e a rilasciare allarmistiche interviste su inesistenti gruppi malvagi che maltrattano i minori, istigano al suicidio e praticano abusi sessuali;
  • la spettatrice che sostiene di aver "presieduto ad una Udienza alla Camera dei Deputati" sarà nuovamente invitata da commissioni parlamentari a cui ripeterà la sua infausta profezia: "Le sette distruttive sono un fenomeno terribilmente attuale";
  • l'autrice di un fazioso e fuorviante "studio attento e puntuale" consegnato alla DIGOS, continuerà a venire interpellata dall'autorità giudiziaria come esperta e chiamata a redigere perizie in tribunale.
Tinelli for ever. Così è la vita.


Nota - Come già accaduto per altri spazi virtuali, potrà capitare di leggere che questo blog è stato creato da "un membro di Arkeon" o da uno dei "loro audaci" sostenitori (oppure che è stato creato dall'amica della sedicente studiosa di sette, come ha sostenuto l'imbecille di turno mostrando di non capire quello che legge).
La realtà è completamente diversa, al punto che un arkeoniano l'ho visto solo nelle foto dei giornali. Sono venuto a conoscenza dell'esistenza di Arkeon dopo la sua chiusura, leggendo sul sito del CeSAP (dov'ero capitando per caso) gli allarmi della Tinelli e le tragiche testimonianze degli ex che a lei facevano capo (2). Inizialmente tutto questo mi aveva indotto a dare credito alle accuse e a ritenere che si trattasse di un pericoloso gruppo abusante.
Dopo essermi procurato gli atti del processo, ho dovuto ricredermi completamente. Quindi, se adesso rilevo i pregiudizi, i fanatismi, le parzialità o le menzogne di una compagine, questo non vuol dire che appartengo all'altra. Vuol dire che intendo evidenziare certe dinamiche che giudico aberranti e comportamenti che ritengo scorretti, tenuti da soggetti istituzionali. E per fare questo non è necessario essere un esponente di Arkeon o un suo sostenitore.
A credere che il mondo sia un'arena dove le malvagie schiere di Arkeon combatto i valorosi sostenitori del CeSAP (che a questa visione dicotomica dà il suo contributo al grido di "Sei pronto per l'arena??????"), è chi farneticando interpreta in modo distorto fatti e comportamenti, vede ovunque prove di intrighi e complotti che lo minacciano e lo perseguitano, e mette in collegamento tra loro dei fatti che sono del tutto scollegati.




Note:

1) Nota per la dr.ssa Lorita Tinelli: non sono iscritto all'Albo, ma prima di segnalarmi all'Ordine per esercizio abusivo della professione di psicologo (come è già avvenuto con altre persone - segnalazione e denuncia risultate infondate) faccio notare che con questo suggerimento non sto esercitando la mansione di psicoterapeuta; mi limito a ricordare semplici principi di saggezza popolare derivanti dal comune buonsenso.

2) In sociologia si userebbe l'espressione: che lei ha risocializzato.


Il testo dell'esposto inviato dalla Tinelli
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)