sabato 24 gennaio 2015

La danza macabra di Scientology - cap. 2

Nel capitolo precedente abbiamo analizzato i capi di imputazione 1 e 2 del maxiprocesso a Scientology. Però lo scopo di questi post non è l'analisi di ogni singolo reato accertato, bensì verificare la correttezza delle affermazioni di Maffia in merito all'esito di quel processo, e più precisamente mostrare che le asserzioni:
  1. il maxiprocesso ha accertato solo "pochi reati individuali",
  2. si tratta di reati "del tutto estranei all’attività della Chiesa" e
  3. che "tutti i principali imputati assolti da ogni capo d’accusa"
non sono vere.

A questo punto potremmo anche finirla qui: 2 capi di imputazione, 12 operatori di Scientology ritenuti colpevoli (1), e tra questi dodici troviamo i più alti vertici delle rispettive chiese (di cui uno appartenente alla dirigenza internazionale dell'organizzazione). Inoltre a questi dodici andrebbero aggiunti quegli ignoti che non è stato possibile identificare, di cui è accertata la partecipazione ai reati e che sono presenti in molti capi d'accusa.

Se mi fermassi qui però, potrebbe sorgere il dubbio che si è trattato di due casi anomali, per mera coincidenza capitati proprio all'inizio della lista, e quindi non rappresentativi degli ulteriori 31 capi di imputazione confermati. Per cui vediamo una rapida sintesi delle restanti sentenze di condanna.

Iniziamo esaminando quali Chiese di Scientology erano coinvolte nel processo. Partiamo ovviamente dalla capofila, quella di Milano che da sola è più importante di tutte le altre insieme. I capi di imputazione che la riguardano, per i quali sono state accertate condotte criminose con sentenza definitiva, sono 14 (quattordici).

I reati commessi sono:
  • tentata truffa
  • truffa
  • violenza privata
  • circonvenzione di incapace
  • tentata estorsione
  • estorsione
C'è poi la Chiesa di Cremona (circonvenzione di incapace), nonché quelle di Torino (truffa e circonvenzione), Bergamo (circonvenzione), Modena (circonvenzione). Quest'ultima era già stata condannata per abuso della professione medica e circonvenzione d'incapace, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 1992. Ci sono poi le sentenze che riguardano i centri Narconon dell'epoca (7 capi di imputazione confermati) che vedremo più avanti. Infine c'è pure una condanna per il reato di maltrattamenti commessi a Copenhagen, la cui Chiesa è, insieme a quella di Saint Hill in Inghilterra, a capo di tutte le chiese dell'Europa.

In conclusione, in tutte le sedi di Scientology esistenti all'epoca in Italia e in tutti i centri Narconon, furono commessi dei reati nello svolgimento dell'attività che Scientology definisce ecclesiastica. Reati i cui colpevoli sono dai comuni staff fino ai dirigenti di più alto livello. Non saprei dire quanti, esclusi i diretti interessati, avrebbero il coraggio di scrivere le frasi sopra citate e poi metterci sotto il proprio nome. Ma è meglio lasciare parlare i fatti e continuare la rassegna dei crimini, perché vi sono degli aspetti eclatanti che è proprio il caso di conoscere.

Cominciamo dando uno sguardo ai capi d'imputazione 4, 25, 26, 31 e 38 (nell'ordine: tentata truffa, circonvenzione + truffa, truffa, truffa, truffa aggravata). Il comune denominatore che lega questi 5 capi d'imputazione è "M. Pa.", un addetto alle vendite della Chiesa di Milano, che si autodefinisce "un venditore duro", e già questo ci fa presagire la quantità di sofferenza di cui fu responsabile.

Di questi cinque episodi di cui fu protagonista questo aggressivo venditore, due (il 38 e il 31) consistono nella solita truffa (aggravata), basata sul solito raggiro: garantire a persone in grave stato di bisogno la certezza del risultato con la formula "soddisfatti o rimborsati", per poi negare il rimborso a fronte di risultati nulli o addirittura negativi:
  • ai genitori di un tossico fu assicurata la disintossicazione (appello pag. 273);
  • al padre di un ragazzo con disturbi mentali venne garantita la guarigione (appello pag. 265).
Per dei genitori in quelle situazioni la proposta era una speranza che riscalda il cuore, ma i soldi non c'erano. A quel punto entrò in scena il "venditore duro", e i primi (una casalinga e un muratore) fecero una prima "donazione" di 5 milioni, seguita poi da altre per un ammontare complessivo di oltre 40 milioni. Il padre del ragazzo con i disturbi mentali iniziò con 22 milioni, più una cifra non quantificata, più ulteriori 45 milioni (appello, pagg. 265 e 273). Risultati nessuno; rimborsi: stessa cosa.

Passiamo al capo 26 (truffa). Nella piccola sede di Firenze, a una persona afflitta da epilessia "avevano assicurato che potevano risolvere i suoi problemi, nonostante li avesse immediatamente informati che si curava con psicofarmaci" (appello, pag. 253). Per "maneggiare" la situazione arrivò da Milano "M. Pa.", "il quale - insieme ad altri due operatori [non identificati] - una sera l’aveva trattenuto dalle 19 alle 22,30 per fargli acquistare immediatamente" dell'auditing per 34 milioni. L'importo venne pagato ma:
ciononostante non gli avevano poi fatto seguire le sedute di ‘auditing’ a causa dell’assunzione di psicofarmaci e dei suoi precedenti ricoveri in ospedale psichiatrico (appello, pag. 253).
Come l'assunzione di certi farmaci, anche il passato psichiatrico - di cui gli operatori erano informati - è una ulteriore condizione che vieta di dare auditing. Il che rende evidente che in Scientology in tanti, e non solo "M. Pa.", non si fanno scrupolo di raggirare i clienti, a dimostrazione che la menzogna è una pratica consueta nel gruppo (un aspetto che verrà trattato in un apposito post).

Il capo 4 (tentata truffa) ha in serbo una sorpresa. Riguarda una donna che probabilmente ha stabilito un record: sporse denuncia il giorno dopo aver messo piede nella Chiesa di Scientology di Milano.

Terminato un breve corso introduttivo dal costo irrisorio, questa signora si ritrovò a venire "maneggiata" da "M. Pa.". Chi ha vissuto quei momenti sa di cosa si tratta: bloccati per ore in una stanza e sopraffatti da 2 o 3 addetti (che si danno il cambio) i quali promettono miracoli, instillano paure, predicono sventure. A questo punto:
Le avevano, infine, consentito di lasciare l’istituto verso le 23,30, soltanto dopo aver promesso di andare a recuperare il libretto degli assegni. Ma uno dei giovani, [M. Pa.], l’aveva inseguita, impedendole di allontanarsi da sola. Quando finalmente era riuscita a prendere un taxi, [M. Pa.] si era precipitato anch’esso sul mezzo, accompagnandola fin dentro casa. Lì giunto, usando anche un tono minaccioso, aveva imposto alla C**, ormai stravolta dalla stanchezza, di firmare un assegno dell’importo di L. 1.305.000, che avrebbe dovuto costituire il corrispettivo di un corso di ‘purification’. (appello, pag. 65)
A pagina 109 viene precisato meglio in cosa consistette quel "tono minaccioso" usato da "M. Pa." una volta giunti alla casa della donna:
L’aveva insultata pesantemente dandole della falsa, della bugiarda e altre parolacce. Tutto questo fra le lacrime del "public" [ossia la cliente]
Un bel tipino questo "M. Pa.", ma il caso che meglio descrive la sua personalità è il capo 25, che lo vede condannato per circonvenzione.

A una persona affetta da deficienza psichica e emiplegia spastica che aveva fatto i soliti corsi introduttivi, dopo averlo lusingato facendogli "credere che durante i suddetti corsi egli si era dimostrato allievo particolarmente dotato" e che "non aveva nulla da invidiare ad altre persone in termini di capacità sia fisica che mentale" (rinvio pag. 117), insomma dopo aver preso per il culo un disabile psichico e fisico, l'umanitario "M. Pa." convinse il ragazzo a far sborsare al padre una somma di 8 milioni di lire per dei corsi, e successivamente un assegno da oltre 45 milioni per l'auditing, garantendo - a un minorato psichico spastico - un "sicuro e immediato miglioramento delle sue facoltà fisiche ed intellettive (2)" (appello, pag. 309). Tutto questo nonostante "M. Pa." fosse a conoscenza del fatto che il ragazzo non avrebbe potuto ricevere l'auditing "in quanto per le sue condizioni era sotto farmaci".

Dimostrando poi un cinismo che sfocia nel disprezzo, l'assegno fu incassato immediatamente, benché "M. Pa." avesse promesso di far passare un certo tempo stabilito di comune accordo. Così il titolo venne incassato ancora prima che la "preda" si trasferisse a Milano (da Piombino) per ricevere l'auditing.

E poiché per chi lo guarda il dramma talvolta sconfina nella farsa, va aggiunto che "M. Pa." lo indusse pure a pagare oltre 5 milioni (da sommare agli importi precedenti) per un e-meter che, in quanto spastico, gli era impossibile usare. Mi si conceda di commentare che per spogliare dei propri risparmi una famiglia afflitta da tali problemi, serve un profilo caratteriale che ricorda personaggi come Ivan Bogdanov, unito alla spudoratezza di presentarsi come una vittima delle sue stesse prede: al ragazzo spastico disse che "in caso di mancato pagamento, egli PA* sarebbe stato espulso dall'organizzazione" (rinvio a giudizio, pag. 161).

Poiché i crimini sanzionati dal maxiprocesso sono stati liquidati come "eccessi di un adepto troppo zelante" e "del tutto estranei all’attività della Chiesa", c'è da dire che "M. Pa." non commise tutti quei reati da solo: per 4 di quei 5 capi di imputazione uno dei suoi complici materiali fu nientemeno che il Presidente della Chiesa di Scientology di Milano "M. Da." (appello, pag. 156), che "estraneo" di sicuro non era. Per il capo 31 che abbiamo visto poco sopra, oltre al Presidente della Chiesa di Milano, venne riconosciuto colpevole addirittura "F. Ca.", all'epoca CO ITL, ossia il Commanding Officer d'Italia, la massima autorità di Scientology presente sul territorio nazionale (appello pag. 155).

Nella sua candida ingenuità Maffia definisce quei reati "del tutto estranei all’attività della Chiesa", con "tutti i principali imputati assolti da ogni capo d’accusa".

L'incarico di CO ITA di "F. Ca."
L'incarico di Presidente di "M. Da."
La sentenza di condanna di "F. Ca." per il capo 31. La condanna per il
capo 43, associazione a delinquere, verrà successivamente annullata.
Le pagg. 323 e 337 con la condanna di "M. Da." per i capi 4, 26, 31, 37, 38
Condanne a parte, diamo un breve sguardo alla questione anche sul piano morale. Presumo che verrà spontaneo ipotizzare che a parte i complici direttamente coinvolti, la dirigenza fosse all'oscuro dei metodi di questo soggetto. Nessuno vorrebbe dirigere una formazione che si approfitta di minorati psichici e del dolore dei familiari per derubarli (peraltro di somme così ingenti). Ora vedremo perché i vertici della Chiesa, in questo caso quella di Milano, erano invece consapevoli sia dei metodi di "M. Pa." che delle condizioni delle sue vittime.

Prendiamo il caso del ragazzo minorato psichico e spastico del capo 25. Per il "maneggiamento" "M. Pa." dovette recarsi a Piombino (da Milano) e solo la dirigenza aveva l'autorità di inviarlo in trasferta, protrattasi per diversi giorni, e di autorizzare le necessarie spese. Autorizzazione tanto più necessaria se si considera che Scientology è una struttura fortemente gerarchica (e di un'avarizia micragnosa quando si tratta del proprio denaro).

Chi deve autorizzare una trasferta decide sulla base di adeguate informazioni, e al management di Milano queste informazioni erano in effetti disponibili, perché la "preda" frequentava la minuscola "filiale" di Piombino, i cui operatori segnalarono prontamente il soggetto alla sede di Milano (da cui dipendeva la mission di Piombino). Inoltre è sicuro che tutti fossero consapevoli della deficienza psichica e della paraplegia del ragazzo. Vediamone il motivo.

In merito alle condizioni psicofisiche la certezza è data dalla perizia psichiatrica (3), dove risulta che il soggetto era affetto "certamente da deficienza psichica, tale da renderlo circonvenibile" e che "Il quadro psicopatologico era riconoscibile da coloro che lo hanno avuto in trattamento" (tribunale, pag. 357). Un quadro psicopatologico che doveva essere ancora più riconoscibile per gli scientologi, che si considerano i maggiori esperti della mente al mondo: "conosciamo di più sulla mente, lo spirito, la religione e persino la scienza, di qualunque altro gruppo del mondo." (4).

La certezza che il soggetto venne segnalato alla sede di Milano ci è data, oltre dal fatto che la dirigenza meneghina inviò in Toscana un suo apposito addetto alle vendite, anche dal fatto che venivano compilate delle schede per ogni cliente, con indicate le possibilità finanziarie (sempre investigate con cura) e le azioni da intraprendere in merito. Si tratta di una schedatura a cui dobbiamo dare uno sguardo, perché con "un linguaggio estremamente squallido" svela il volto di una religione cinicamente interessata solo al patrimonio dei suoi fedeli:
  • P.A.: "possiede 10 Kg. [milioni] in BOT, che può usufruire. È da andare giù duro con lui";
  • G.R.: "Ha già pagato 10 Kg. In banca non possiede più niente, ma può vendere la casa, che vale quasi 100 Kg. ed ha dei terreni";
  • P.P.: "ha in banca 10 Kg in BOT è stato in droghe e per una settimana nello staff. È da spingere come un forsennato verso il ponte";
  • A.P.: "i suoi genitori possiedono una piccola azienda agricola e sono in disaccordo con lui; deve essere spinto brutalmente";
  • A.V.: "possiede in BOT e conto corrente circa 18 Kg con cui può prendere tutta l’accademia. Non mollarlo fino alla morte";
  • B.P.: "ha intenzione di comprarsi una casa (60 Kg.) ed è una cosa da impedirgli per fargli comprare l’accademia";
  • G.G.: "è un pollo grosso, è per sua figlia che è esaurita. Lui i soldi li ha";
  • C.E: "deve chiedere un prestito in banca. Deve essere un po’ maneggiato su questo, perché non gli va l’idea di fare debiti" (appello, pag. 91)
La dirigenza di Milano era a conoscenza di ogni aspetto del cliente, ma ciò nonostante approvò l'operazione e ordinò al "migliore" imbonitore, il "venditore duro", di partire e tornare vincitore.

Tornando a "M. Pa.", ciò che sorprende maggiormente è la spietatezza con cui carpiva le "donazioni". Somme, non dimentichiamolo, di decine di milioni di lire sottratte persino a famiglie povere come p. es. i genitori del tossico (pure lui disabile), con la madre casalinga e il padre muratore. Dobbiamo quindi appurare se, oltre a conoscere le condizioni della ragazzo, i vertici della chiesa conoscevano anche quanto erano spietati i metodi con cui truffava genitori disperati e circuiva figli mentalmente minorati. Anche qui la risposta è: sicuramente sì.

Questa certezza deriva dal fatto che i suoi "metodi aggressivi e violenti" (pag. 310) erano stati segnalati dai suoi superiori addirittura al Hubbard Executive Secretary che, come abbiamo visto nell'organigramma nel post precedente, è un dirigente al vertice della struttura, nonché al Commanding Officer, che corrisponde al Direttore Esecutivo – ossia il capo supremo – quando l'incarico è ricoperto da un appartenente alla struttura ecclesiastica internazionale di Scientology. E per stare nel sicuro, "M. Pa." venne segnalato anche al Presidente (5) della Chiesa di Scientology di Milano. Tutti rapporti acquisiti in dibattimento, che confermano due aspetti:
  1. i vertici dell'organizzazione erano consapevoli dei metodi di "M. Pa.";
  2. persino all'interno dell'organizzazione stessa vi era chi li considerava inaccettabili.
Già quattro mesi prima che "M. Pa." si dedicasse al ragazzo paraplegico, la FBO (Financial Banking Officer, ossia il capo dell'ufficio finanziario) aveva inviato ai capi dell'organizzazione di Milano un rapporto segnalando i suoi metodi. E non era neppure la prima volta: in quella segnalazione la FBO ricorda che poco prima aveva già inviato un altro analogo esposto per segnalare un episodio di violenza di "M. Pa.": durante una "vendita dura" si era picchiato con un cliente. In quel primo rapporto, la FBO ricordava che per il bene del gruppo la "vendita dura" va sì applicata, ma "senza lotta libera" (appello, pag. 109).

Nella stesura di questi esposti, la FBO era stata preceduta da un'altra dirigente, pure lei intervenuta per censurare "M. Pa.", dopo che aveva spaventato una ragazza al punto da farla fuggire (letteralmente) dalla sede di Milano (pag. 110).

Benché i vertici della Chiesa fossero a conoscenza delle modalità risolute usate da "M. Pa." per forzare i clienti, non lo rimossero e non adottarono neppure qualche misura per limitarne almeno gli eccessi. Al contrario se ne servirono, scegliendo di mandare proprio lui a Piombino per "'convincere' il *** e i suoi familiari a spogliarsi di ogni loro risparmio" (ibid.), mostrando così di apprezzarne i risultati, tant'è che ricevette gli elogi ufficiali del Commanding Officer di Milano. D'altra parte, se lo scopo dichiarato di Scientology è rendere più sano il pianeta, ma quello reale è fare soldi, dobbiamo convenire che i metodi di "M. Pa." erano efficaci e come abbiamo visto dalle schede sui "polli", è solo questo che conta in Scientology. Nient'altro.

A peggiorare - se possibile - la situazione, è il fatto che "M. Pa." non era l'unico a spostare la "vendita dura" nel dominio del penalmente rilevante e venire per questo segnalato ai superiori. Di questi rapporti ne furono fatti anche per altri addetti alle vendite dell'organizzazione di Milano.

Uno dei segnalati è "M. No.", all'epoca a capo della Divisione 2, in merito al quale si denunciò "il metodo attuato dal No. per riuscire a far vendere a *** i suoi BOT dell’importo di L. 24.000.000" (titoli che costituivano tutti i suoi risparmi). Poiché era "ancora indeciso e non voleva scendere dalla macchina per entrare in banca a fare l’operazione, [...] per convincerlo gli ha anche detto, ripetendolo 3/4 volte, che lui gli assicurava che se [avesse] fatto l’auditing senza risultati avrebbe potuto riavere i suoi soldi indietro" (appello, pag. 103). Si tratta della consueta garanzia "soddisfatti o rimborsati" che non viene poi rispettata. Nell'arido linguaggio forense si chiama art. 640 c.p.; in quello comune: truffa (6). Analoga censura fu inviata anche in merito all'addetto vendite "G. Co.", sempre agli stessi destinatari (pag. 110). Tutte segnalazioni che restarono lettera morta.

Tra quanti non condividevano questi metodi da squalo, è interessante il caso di "A. Ce.", una dirigente che ricopriva un ruolo di spicco in qualità di stretta collaboratrice di uno dei tre fondatori della Chiesa di Scientology di Milano "G. Se.". Anche lei aveva cercato di opporsi a questi abusi, ma per queste sue "vivaci reazioni" venne rimossa "perché metteva gli stop sulle linee". Decise quindi di trasferirsi a Flag, in Florida, la "Mecca della tecnologia di Scientology", ma dopo quell’esperienza abbandonò l'organizzazione resasi conto che in America "la situazione era del tutto analoga, se non peggiore" (appello, pag. 165).

Ricordo che qui stiamo affrontando la questione su un piano etico, non penale, e che i dirigenti riconosciuti colpevoli furono unicamente quelli che contribuirono fattivamente alla realizzazione dei reati loro ascritti. Tuttavia è indiscutibile che il management della Chiesa di Milano era consapevole dei raggiri messi in atto dagli addetti alla vendita, così come sapevano chi erano le vittime di quei raggiri. Parlare di "eccessi di un adepto troppo zelante" o di reati "del tutto estranei all’attività della Chiesa" è una disonestà che offende le vittime di quei crimini già offese dall'avidità spietata di Scientology. Questo giudizio non è del sottoscritto, ma di quel processo che secondo Maffia santificherebbe Scientology:
Ed è significativo che gli aderenti all’organizzazione garantissero buoni risultati sia a chi era affetto da gravi ‘handicap’ fisici, come al paraplegico F*** (a cui il "M. Pa." aveva vantato la guarigione in un caso analogo), o all’epilettico B** ovvero alla F**, colpita da sclerosi multipla, sia a chi non solo aveva gravi malattie mentali (ad esempio il F** era affetto da schizofrenia paranoide, la C** da disturbi psicotici), ma soffriva altresì di quelle affezioni meno gravi ma insidiose e inspiegabili quale la depressione, che porta sovente al suicidio (come la M**, il C**, l’A**, il D**, il M** e così via), sia infine ai tossicodipenienti, quali il R**, il N**, il V** (nei confronti di quest’ultimo il "M. No." ha ammesso di avere assicurato un buon esito della cura al 100%).
[...]
Ma non solo venivano date delle assicurazioni, nella specie prive di fondamento, ma veniva anche usata la tecnica, per eliminare le ultime incertezze od esitazioni, di mettere immediatamente in evidenza che, in caso di mancato successo della terapia, sarebbe stata restituita la somma versata. (Appello, pag. 102)
Come veniva poi rifiutato il rimborso lo vedremo un'altra volta. Fatto sta che i dirigenti sapevano e approvavano, perché in Scientology l'ossessione per i soldi arriva al parossismo. Ma arrivarono poi anche le denunce e con loro l'inchiesta giudiziaria, a cui seguì il processo con le numerose condanne. Qualcuno potrebbe chiedersi che fine ha fatto, per esempio, l'implacabile "M. Pa." dopo che le sue spregiudicate gesta sono venute alla luce, e tanta parte hanno avuto nelle condanne, nel cui albo d'oro il suo nome figura per ben 5 volte. Così come ebbe senz'altro un ruolo nel generare quel severo giudizio sull'immoralità dei "sistemi spesso praticati in seno all'organizzazione". C'è di che temere che quel gentleman sia stato espulso e la sua carriera scientologica sia deceduta.

Per fortuna non è così: "M. Pa." è vivo e lotta insieme a noi, e da quegli amari giorni del processo ne ha fatta di strada in Scientology. Ora è il Direttore del CCDU Onlus (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani), un dipartimento di Scientology, di cui i lettori di questo blog hanno potuto constatare con quanta dedizione difende i diritti umani, con denunce pretestuose - contenenti menzogne - al solo scopo di compiere una ritorsione vendicativa contro una persona che esercitava correttamente un diritto civile.

Certo, pare impossibile che in una formazione impegnata nella salvaguardia dei diritti civili, possa militare una persona come "M. Pa.", che quei diritti li ha calpestati con la lucida risolutezza che abbiamo visto, sfruttando la sofferenza di soggetti menomati e dei loro famigliari (7), e attuando i suoi raggiri nel più completo disinteresse per le conseguenze della sua attività predatoria. Eppure non solo lo troviamo tra i membri di questa improbabile onlus, ma lo vediamo addirittura insignito della carica di Direttore. Queste è la politica di Scientology, colei che secondo Maffia dovremmo ammirare perché fornisce a chi soffre dei "luoghi ideati per garantire a chi ne usufruisce la pace mentale". Amen.

Con questo terminiamo la seconda puntata, rimandando al prossimo post il gran finale con fuochi d'artificio.

(continua)

Note:

1) Il fatto che la maggioranza delle condanne comminate fosse per reati coperti dall'amnistia del 1990, e quelle rimanenti fossero relative a reati nel frattempo prescritti, non cambia la questione: i reati furono accertati e le condanne penali furono sancite.

2) Lo stesso "M. Pa." ammise di essersi adoperato "per rimuovere le resistenze" della vittima.

3) "I periti hanno infatti rilevato che costui, colpito da paralisi spastica a destra, accompagnata da disartria, [...] manifesta tale paralisi per l’andatura, per l’ipofunzionalità del braccio e per il disturbo dell’espressione verbale, condizioni queste che hanno determinato “l’instaurarsi di una sofferenza psichica ... per il costante senso di inferiorità di isolamento e di emarginazione”" (appello, pag. 44).

4) Bollettino dell'Auditor Professionista, n° 62.

5) In merito all'episodio relativo al capo 4 di cui è protagonista "M. Pa.", dopo l'intervento dei Carabinieri fu proprio il Presidente della Chiesa di Scientology, "M. Da.", a redigere una relazione sull'episodio per l'avvocato di fiducia di Scientology.

6) I rapporti che segnalavano la disinvoltura di "M. No." non erano fuori luogo: il suo nome ha stabilito un record comparendo in sette capi di imputazione in cui è stata accertata la truffa (aggravata) o la circonvenzione d'incapace.

7) Condividendo l'impostazione del processo di Milano e della sentenza di Modena, anche chi scrive ritiene che chi si considera truffato ma non è affetto da minorate capacità psichiche evidenti, o non può reclamare inadempienze contrattuali, deve incolpare solo se stesso.