lunedì 7 luglio 2014

Assotutor: chi era costui?

Giunti a metà della relazione di Alessandrini, prima del gran finale ricco di dichiarazioni col botto, facciamo un intermezzo. Accantoniamo per un momento la dolente manfrina di Alessandrini, per dare uno sguardo ad Assotutor, l'associazione a cui si è accennato un paio di volte nei capitoli precedenti.

Assotutor è interessante perché è un "caso esemplare" di associazione antisette, dato che presenta tutti gli aspetti che caratterizzano tali gruppi. C'è perfino la pretesa qualifica di giornalista del suo fondatore, il dott. Dino Potenza [1], che ricorda l'epopea della "Iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Regione Puglia" Lorita Tinelli.



Sostenere Difendere Tutelare le vittime del plagio

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta di Assotutor dalla pagina "Contatti", al centro della quale campeggia la scritta:

Scrivete messaggi brevi
e scusate se non riusciamo a rispondere a tutti.

È una frase inopinata, che non suscita di certo una buona opinione. Poiché non è ipotizzabile che una associazione si auto conferisca la qualifica di "oziosi fannulloni", lascia intendere che l'associazione riceva una numero così elevato di richieste di assistenza, da rendere problematico persino la lettura di un messaggio lungo. Il che è incompatibile con la struttura organizzativa sbandierata, che contempla una quantità sorprendente di incarichi:
  1. Presidente,
  2. Vicepresidente,
  3. Segretario Generale,
  4. Consiglieri,
  5. Assemblea (di cosa?),
  6. Consiglio Direttivo,
  7. Comitato scientifico,
  8. Comitato etico,
  9. Comitato giuridico-legale,
  10. Comitato operativo.
  11. oltre ai 5 responsabili di "Stampa e comunicazione".
Si consideri che in aggiunta a questi funzionari, nello Statuto troviamo anche il Tesoriere, i rappresentanti comunali, provinciali e regionali, oltre ai coordinatori di settore regionale, i coordinatori di settore nazionale, e in più i delegati locali (comunali, provinciali, regionali).

A rendere il tutto ancor meno credibile, è il fatto che in organico come "Stampa e comunicazione" ci sarebbero ben 5 informatici (quando un sito web, una volta creato, richiede interventi rapidi e saltuari), mentre non c'è qualcuno che abbia tempo per leggere i messaggi degli utenti da "Sostenere Difendere Tutelare". La conclusione è obbligata: alludere a una quantità così travolgente di utenti, appare come l'infondata vanteria di un guascone. Un genere di persona che indubbiamente suscita simpatia e benevolenza, se non fosse che un'associazione di "aiuto" non è una comitiva in gita domenicale.

Questa non credibile difficoltà a leggere messaggi lunghi, non è l'unica ragione che rende quell'avviso motivo di discredito. Vediamo gli altri.

Secondo motivo - Qualora qualcuno si rivolga a un gruppo antisette, non lo fa per chiedere a che ora parte la corriera per Avigliano. Mi spiego meglio. Nei capitoli dedicati al "caso Arkeon", abbiamo visto che i racconti di coloro che ritenevano di aver subito abusi, erano storie complicate, non riassumibili in un "messaggio breve". Il motivo è che la controversa nozione di "plagio" è un concetto del tutto estraneo alla comune conoscenza condivisa. Per cui l'esperienza di un ipotetico plagiato non sarà descrivibile con poche parole, come può fare chi racconta "mentre ero fermo al semaforo mi hanno tamponato", che è un evento la cui descrizione è concisa perché tutti abbiamo familiarità col traffico stradale.

Prendiamo un caso emblematico: la descrizione degli abusi subiti (rivelatisi tra l'altro inesistenti) che Gabriella Monaco ha inviato alla Tinelli. Questa esposizione è lunga cinque pagine, mentre è addirittura di 7 pagine quella di P. D. N. (che abbiamo trattato qui). Per cui, com'è possibile pretendere che vicissitudini tanto complesse, vere o immaginarie che siano, vengano esposte in un "messaggio breve"? È una pretesa assurda che può avere solo chi non presta attenzione a cosa sta pretendendo.

Terzo motivo - Se l’associazione non ha neppure tempo di leggere i messaggi degli (ipotetici) richiedenti aiuto che la contattano, come può dare "assistenza e sostegno alle vittime del plagio o della manipolazione mentale"? Perché è proprio questa la finalità dell'associazione.

Assistere e sostenere chi ha subito vessazioni psicologiche è un'attività che di certo non si risolve nel tempo di prendere un caffè al bar. E neppure in quello di leggere un messaggio lungo. Saremmo quindi di fronte a un paradosso: un'associazione che promette di assistere le vittime del plagio, ma alle vittime del plagio non riesce a dedicare neppure qualche minuto di attenzione.

Quarto motivo - Più avanti vedremo perché ho scritto "saremmo di fronte" e non "siamo di fronte"; al momento ci soffermiamo su un altro aspetto che dimostra come questo avviso, oltre che illogico, sia anche una sparata in stile Capitan Fracassa. Per farlo prenderemo come paradigma il CeSAP di Lorita Tinelli, che in fatto di numeri esorbitanti non scherza affatto. Già una decina d'anni fa sul sito del CeSAP si leggeva questo annuncio: "riceviamo una media di un centinaio di richieste di aiuto al giorno." Come dimostrato da "Il curioso caso Lorita Tinelli", è una quantità fuori da ogni logica. Ebbene, nonostante la Tinelli si vantasse di un numero così abnorme di contatti, invitava i suoi (fantomatici) utenti ad essere comprensivi e "attendere i tempi di risposta, che è certa". Diversamente dalla Tinelli, il nostro gradassotutor risolve invece il problema in un modo sbrigativo da par suo: qualcuno la risposta non la riceverà e basta ("non riusciamo a rispondere a tutti").

Un modo deplorevole di trattare persone che, stando al suo collega antisette M. Alessandrini, sono già state vessate da un destino che ha loro inferto lo "stupro della mente" e "il prosciugamento dei patrimoni e dei conti bancari". Esortare le persone a rivolgersi ad Assotutor e poi avere la grossolanità di non rispondere neppure, significa fare un inutile sgarbo a coloro che ci si è (volontariamente) impegnati a "Sostenere".

La pagina "Contatti" non ha ancora terminato di offrire degli spunti che ci inducono a scuotere sconsolatamente la testa. Se si decide di offrire "assistenza e sostegno", nella pagina "Contatti" ci si aspetta di trovare per prima cosa un indirizzo e-mail (no, non sono impazzito: tra poco diverrà chiaro perché una premessa tanto insulsa è necessaria), oltre ovviamente a un numero di telefono e un indirizzo postale, che sono il minimo sindacale. E invece no. Quella dei contatti è una desolante pagina vuota, dove compare unicamente un inaspettato numero di fax.


Oltre ad essere uno strumento ormai obsoleto, il fax è un dispositivo consueto per una azienda, ma non usuale per i privati. Inoltre non consente un dialogo agevole come il telefono o almeno la posta elettronica. Cosa deve fare chi si rivolge ad Assotutor, lasciare un telefono per essere ricontattato? Ammesso e non concesso che lo si richiami, è possibile che l'utente abbia dissidi con un famigliare "caduto" in una setta, per cui la telefonata potrebbe arriva in un momento inopportuno. La scelta del fax è così contorta e insensata da rendere evidente che l'intento del dott. Dino Potenza è di scoraggiare gli utenti (se mai ve ne sono stati) dal rivolgersi alla sua associazione. Un proposito che può avere motivazioni valide: stare ad ascoltare delle fregnacce come quelle che abbiamo visto qui, può essere un castigo che una persona sensata farà di tutto per evitare. Ma allora perché impegnarsi a dare "assistenza e sostegno alle vittime del plagio"?

La scelta così stramba di togliere perfino l'indirizzo e-mail (che in precedenza veniva fornito insieme a un numero di telefono), è probabilmente dettata da un motivo che il Gradassotutor non può ammettere: dopo aver fondato l'associazione per il convincimento che in Italia le vittime delle sette fossero una folla imponente (i dati diffusi dagli antisette sono nell'ordine del milione), il dott. Dino Potenza si è probabilmente ritrovato a ricevere solo occasionalmente qualche sporadica e-mail (questo nella migliore delle ipotesi, come vedremo più avanti). Il che rende frustrante il doversi collegare ogni giorno a una casella di posta elettronica che immancabilmente è vuota. Per evitarsi questo fastidio, al dott. D. Potenza è quindi bastato dirottare gli improbabili contatti su di un fax. Con questo accorgimento, può serenamente andare a giocare a tennis sapendo che, nell'eventualità che qualcuno si faccia vivo, al suo ritorno il messaggio farà bella mostra di sé sulla scrivania; dopo di che, se ha tempo e voglia risponderà. Poco altruistico ma indiscutibilmente pratico.

Ora che abbiamo visto la pagina "Contatti", con quel nome ingiustificatamente al plurale, siamo in grado di apprezzare meglio un altro aspetto che è indicativo della valore dell'associazione di aiuto Assotutor. Questa nuova prerogativa riguarda il fatto che se per le modalità con cui chiedere aiuto il nostro para-giornalista sembra soffrire di stipsi, la musica cambia completamente nel caso che intendiate mandare dei soldi.


Date, date, date!

Ben diversa dalla spoglia pagina "Contatti", la prolissa pagina "Sostienici" ci avvisa che è gradito qualsiasi metodo di donazione. Va bene tutto, basta che la grana arrivi. Ecco come fare:
"Il 5 per mille"
Questa voce è accompagnata da un testo che occupa un'intera videata. Vi si trova: la paziente e minuziosa spiegazione di come compilare il modulo per destinare il 5x1000 (sia mai che un imbranato riesca a sbagliarsi); il numero di codice fiscale in caratteri cubitali; la confortante notizia che il 5x1000 lo si può destinare sia con il modello 730, che con il modello unico, che con il CUD; la cartolina pubblicitaria in formato pdf da scaricare e stampare, con l'esortazione a distribuirla "ad amici e parenti!"; altre sdolcinate spiegazioni di incomprensibile utilità.

"La donazione"
Nuova videata fitta fitta contenente: la gioiosa notizia che la donazione è detraibile dal reddito; la promessa che "L'Associazione Tutor si impegna a rendere noti i risultati finanziari e le attività realizzate con i fondi" (impegno che, come vedremo in seguito, non è mantenuto); il numero di conto corrente postale per effettuare il versamento (in caratteri cubitali); il conto corrente bancario se l'ufficio postale vi sta antipatico. C'è addirittura l'indirizzo fisico dell'associazione - via Lisbona 2, Potenza - che nel suo luogo naturale, la pagina "Contatti", non c'è (sia mai che qualcuno ne approfitti per inviare una noiosa richiesta di aiuto per lettera). Vengono inoltre illustrati una selva di calcoli su come ottenere la maggior detrazione fiscale sia per le persone fisiche che per le aziende, con la specifica delle relative leggi, articoli, commi, data e numero di pubblicazione della Gazzetta Ufficiale da passare al commercialista. Il tutto nobilitato dal motto "Più dai, meno versi", peraltro ripetuto due volte. Premurosamente, il dott. Potenza ci ricorda anche di conservare la ricevuta del bonifico (ma di indossare la maglietta della salute no).

"Raccolta fondi"
Se si tratta di ricevere dei soldi, il bravo "Giornalista scientifico, esperto di fitness" non è per niente schizzinoso, per cui se volete "contribuire anche organizzando una raccolta fondi, devolvendo il ricavato a Tutor", sappiate che sarete benvenuti come i fiori a maggio. Va bene tutto: "manifestazioni sportive, spettacoli, mostre". Finanche generiche "riunioni". In sostanza vanno bene gli "eventi di ogni genere". L'importante è che al disinteressato protettore dei plagiati arrivi la grana.

"Testamento"
I più stenteranno a crederci, ma le cose stanno proprio così. Il dott. Dino Potenza è molto indaffarato per il "conseguimento delle finalità dell'Associazione", quindi non rompete i maroni con messaggi lunghi; e se non ricevete risposta benché il vostro fosse un "messaggio breve", è lo stesso: non rompete i maroni. Se però è una questione di "donazioni, sussidi, lasciti testamentari", allora sappiate che il presidente di una "Organizzazione Non Lucrativa" questi lasciti - magnanimo - lui li "accetta". E anche se inviate un messaggio lungo, siamo certi che troverà il modo di dedicarvi tutto il tempo necessario.
La questione "Testamento" nasconde però un aspetto scabroso. Sul sito di Assotutor si legge che "L'attività dell'associazione è diretta […] alle persone che si trovano in situazione di svantaggio o disagio". Chiedere dei lasciti testamentari a chi si trova in una condizione di "disagio", come accadde con Radio Maria può dare adito a giudizi formulati in un linguaggio da taverna. A questi burini antisociali, che vogliono ostacolare un nobile benefattore, la risposta più adeguata è quella che ha reso celebre l'on. Razzi: "Amico, fatti li cazzi tua e non rompere!"

La pagina "Sostienici" è finalmente terminata, ma non così le richieste di denaro. Ne troviamo una anche nella pagina: "Diventa Tutor, associati".

Pure questa riccamente dettagliata, inizia con un accorato appello:

L'attività dei volontari è fondamentale per l'associazione.

Per cui se sentite di dover rispondere alla chiamata per "diventare un Tutor", sappiate che è semplicissimo: basta inviare la domanda per posta o per fax. Attenzione però, perché "occorre fare prima il versamento della quota associativa". Un pagamento che potete fare come vi pare ("ufficio postale o bonifico"), su questo il dott. Dino Potenza è accondiscendente. L'importante è che il versamento sia fatto "prima" di inviare la domanda.

Anche che qui c'è un problema. In questa pagina il nostro benefattore non sta invitando a fare una piccola donazione al fine di diventare generici soci sostenitori, alias tesserati, alias soci simpatizzanti che dir si voglia. Questo è ciò che propone per esempio Emergency, la quale non manderà poi i tesserati in camera operatoria a eseguire interventi chirurgici. Il sito di Assotutor invece esorta a "diventare un Tutor", ossia un operatore dell'associazione. Con tanto di copertura assicurativa: "L'associazione stipulerà, per i soci attivi, l'assicurazione obbligatoria".

Ma per trattare con "persone che si trovano in situazione di svantaggio o disagio psichico", servono competenze specifiche (psicologo, counselor, ecc. [2]). Per cui chi invia la domanda potrebbe essere un ottimo idraulico, ma non potrà svolgere alcuna "attività" utile per "Sostenere Difendere Tutelare" le vittime di abusi psicologici. La domanda dovrebbe venire quindi respinta, ma la quota sarà già stata versata. Che si fa? Tranquilli, il dott. Dino Potenza è molto comprensivo: lui non richiede proprio nessuna qualifica, giacché per "l'attività dell'associazione, qualsiasi persona da qualunque regione può iscriversi". Quindi affrettatevi a pagare la quota, che è solo quella che interessa per "l'attività dell'associazione".

E se è un idraulico, potrà venire utile quando a casa del Presidente lo scarico del water perde, perché: "L'attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo, nemmeno dal beneficiario". Ma ricorda:

Dopo aver fatto il versamento, clicca qui per compilare la domanda.


En passant c'è da rilevare un curioso comportamento della dr.ssa Lorita Tinelli. In un vecchio post abbiamo visto che la Presidente del CeSAP ha inviato un esposto alla Procura di Bari (oltre che all'Ordine degli Psicologi della regione Puglia e della regione Emilia Romagna), per denunciare la responsabile di un'associazione concorrente del CeSAP. Secondo la Tinelli questa sua collega era colpevole di "aver seguito" alcuni fuoriusciti da una "psicosetta", ma - sostiene sempre la Tinelli - fornire una qualche assistenza a dei fuoriusciti senza essere psicologi, significa "millantare" una preparazione "senza avere il benché minimo senso delle reali necessità terapeutiche che queste persone hanno", causando così l'interminabile lista di danni che possiamo leggere in quel vecchio post. Ora, l'attività di chi vuole "diventare un Tutor" consisterà proprio nel "seguire" le vittime di manipolazione mentale, ma accettare "qualsiasi persona" significa far operare in qualità di Tutor anche chi non è psicologo iscritto all'Ordine. Dobbiamo quindi temere che l'irosa intransigenza della Tinelli ricada anche sul nostro simpatico gradassotutor? Fortunatamente no, perché il dr. Dino Potenza è un fedele ammiratore e seguace dell'"esperta a livello nazionale", che su Arkeon non ne ha detta una giusta dopo che ha studiato il gruppo per dodici anni. Quindi niente esposti all'Autorità Giudiziaria e niente segnalazione all'Ordine degli psicologi (finché il nostro amico non si mostrerà in disaccordo su qualcosa).

Torniamo ad Assotutor. Per incredibile che possa sembrare, le esortazioni a inviare denaro fatte dall'assillante Presidente non sono ancora terminate. La richiesta a contribuire è stata rivolta persino alle "Scuole" e a generici "istituti", i quali possono "aderire a Tutor" al modico prezzo di € 125,00. Invito rivolto "anche a singole classi" (la cui adesione viene via a soli "€ 35,00 per una singola classe"). E per non mettere limiti alla Provvidenza, il dott. Potenza ci ha provato anche con le associazioni di volontariato in genere (€ 65,00), allettandole con una imperdibile "insegna murale rigida, a colori, che attesta l'adesione". Qui però troviamo una limitazione, perché il rigore morale non consente al Presidente di non accettare qualsiasi Onlus: solo quelle "che condividono le finalità di Tutor possono associarsi" (come se fosse possibile che a un'associazione che non condivide le sue finalità potesse venire in mente di inviargli dei soldi).

La trattazione di questa prime peculiarità da "vero gruppo antisette" che caratterizzano Assotutor si è dilungata più del previsto, per cui rimando l'esposizione delle altre alla prossima puntata, e l'esame della relazione di Alessandrini a quella successiva ancora.


(continua)

Note:

1) Il dott. D. Potenza si presenta come "giornalista", ma il suo nome non compare né sull'elenco dei giornalisti, né sull'elenco dei pubblicisti, entrambi disponibili sul sito dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti.

2) Non che la qualifica di psicologo iscritto all'ordine sia garanzia di competenza. Per non ripetere il solito esempio della dott.ssa Lorita Tinelli, responsabile di quella lunga serie dichiarazioni infondate e di uno "studio scientifico" horribilis che in questo blog abbiamo analizzato, basterà ricordare l'inverosimile guazzabuglio che avrebbe dovuto essere una "relazione tecnica", preparata su incarico del PM da una psicologa per il caso di Rignano Flaminio. Relazione tecnica impietosamente smontata dalla sentenza del tribunale. Una inaudita sciatteria che l'Ordine degli Psicologi si guarderà bene dal prendere in esame.